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07/05/26
"L'onda lunga della notte" (da "Il respiro di oggi" di Fabrizio Falconi)
Non resta da fare altro
alla pioggia che piegare
le grandi dita delle palme
spargere al vento il rosso
dei datteri.
Bruna la terra, e verde di rospi,
significante il giorno prima del vespro,
prima che l’onda lunga della notte
ricopra d’ogni ombra il frutto
di una attesa
e l’illusione perisca
come ogni aurora prima dell’alba
come i sogni dell’ora
singolare
che inganna e non sfama.
Al passo vanno e vengono
i dolori scardinati dell’esistenza,
s’agitano per poco,
colorano di festa un giorno nuovo
prima di andarsene, prima che piova, di nuovo.
(C) riproduzione riservata - tratta da Fabrizio Falconi, "Il respiro di oggi", Terre Sommerse, Roma, 2009.
15/03/25
"Preparare la partenza"
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Preparare la partenza
Nel sogno sto sempre a preparare la roba
e ogni cosa mi scappa e mi fa piangere:
è come se si nascondesse. Ma ce n’è così tanta!E a me non andrebbe di partire, di perdere
la tenerezza, il gioco della pelle e della bocca
della bella schiena e delle pieghe, mi volto
e mi ripiego in cerca di una spilla, di un guscio
o una moneta.
Ma che t’importa di uno spillo?
E cosa ti mette angoscia, cosa malinconia?
Il desiderio terrestre non dovrebbe appartenere
al sogno; nemmeno lì puoi volare a distesa,
sempre qualcosa ti trattiene,
la tua roba che non è mai stata tua
la bocca che non è mai stata tua
lo spillo, il passaporto
la vecchiaia, la giovinezza
la rovina di un passaggio che non puoi
tramutare
in fretta d’andare.
Fabrizio Falconi - 2025 (inedito ©)
23/10/23
"Entre sueño y vigilia" (Tra Sonno e Veglia) di Fabrizio Falconi - traduz. spagnola
Estoy a un cierto punto del sueñoentre sueño y vigilia
esperándote y puntualmente llegas
para trancar la puerta,
no quieres tenerme y no quieres
dejarme ir, sin decir
y sin callar, como un silbido
de viento detenido por las olas
todo es brillante y espacioso
pero no aparece nada de esperado,
cubro la cabeza con el cojín
empujando el resto de ti
que se queda y me quedo indeciso
si entrar, me quedo en vilo
como un geranio en el balcón
como una vela antes del horizonte,
nadie me advirtió
que habría solamente soñado
habría solamente dormido
habría velado
como solo los insomnes y los muertos
pueden hacer.
*
Sto ad un certo punto del sonnotra sonno e veglia
ad aspettarti e puntualmente arrivi
a sbarrare la porta,
non vuoi tenermi e non vuoi
lasciarmi andare, senza dire
e senza tacere, come un sibilo
di vento trattenuto dalle onde
tutto è lucente e spazioso
ma non appare nulla di atteso,
copro la testa col cuscino
spingendo via il resto di te
che rimane e resto indeciso
se entrare, resto in bilico
come un geranio sul balcone
come una vela prima dell’orizzonte,
nessuno mi ha avvertito
che avrei solamente sognato
avrei solamente dormito
avrei vegliato
come solo gli insonni e i morti
possono fare.
*
Fabrizio Falconitratto da Nessun Pensiero Conosce l'AmoreInterno Poesia, 2018Traduzione dall'italiano allo spagnolo Centro Cultural Tina Modotti
ad aspettarti e puntualmente arrivi
a sbarrare la porta,
non vuoi tenermi e non vuoi
lasciarmi andare, senza dire
e senza tacere, come un sibilo
di vento trattenuto dalle onde
tutto è lucente e spazioso
ma non appare nulla di atteso,
copro la testa col cuscino
spingendo via il resto di te
che rimane e resto indeciso
se entrare, resto in bilico
come un geranio sul balcone
come una vela prima dell’orizzonte,
nessuno mi ha avvertito
che avrei solamente sognato
avrei solamente dormito
avrei vegliato
come solo gli insonni e i morti
possono fare.
*
Fabrizio Falconitratto da Nessun Pensiero Conosce l'AmoreInterno Poesia, 2018Traduzione dall'italiano allo spagnolo Centro Cultural Tina Modotti
09/07/23
La Poesia della Domenica: "Baccano"
Baccano
E non è vero che Floki non sappia
morire: che ne sanno le anime
del pandemonio?
Lui sente, come senziente, la sua vita
minacciata ad ogni istante e il pericolo
è già morte;
come tutti si prostrano prima
di chiudere gli occhi, al dio del non-senso,
Floki invece abbaia e guaisce, si tiene
stretto a quello che viene, il suo chiasso
è la porta del paradiso; nessuno
del resto lo sa: che la vita vera finisce
senza finire in un baccano.
Fabrizio Falconi - 2023
(foto Elliot Erwitt)
13/02/23
Poesia del Giorno: "L'ape d'oro"
L’ape d’oro
Non può entrare nessuno nel reticolo
dei sensi, dove l’ape d’oro costruisce
il suo ricciolo di delizia e di pathos,
esci al mattino dimenticando gli stivali,
crei disordine con le tue mani
mentre la pioggia è così silenziosa
così vera ed essenziale,
e non deciderà di smettere finché
il sole non verrà deposto dalla sua
culla misteriosa, torni a casa
bagnato con l’acqua nelle tasche
e i piedi imbalsamati, ascolti
qualcosa nel fango che gorgoglia:
non puoi dire che non c’è senso
solo perché non è il senso che vuoi tu.
Fabrizio Falconi - 2022
12/12/22
La Poesia del Lunedì: "La speranza (sul torrente notturno)" di Dino Campana
Per l’amor dei poeti
Principessa dei sogni segreti
Nell’ali dei vivi pensieri ripeti ripeti
Principessa i tuoi canti:
O tu chiomata di muti canti
Pallido amor degli erranti
Soffoca gli inestinti pianti
Da tregua agli amori segreti
Chi le taciturne porte
Guarda che la Notte
Ha aperte sull’infinito?
Chinan l’ore: col sogno vanito
China la pallida Sorte . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Per l’amor dei poeti, porte
Aperte de la morte
Su l’infinito!
Per l’amor dei poeti
Principessa il mio sogno vanito
Nei gorghi de la Sorte!
Dino Campana
da “Canti Orfici ed altre liriche”, Introduzione e note di Neuro Bonifazi, Garzanti, 1989, pag. 26
11/09/22
Poesia della domenica: "I'm the one who doesnt' look for you"/ Sono io che non ti cerco di Fabrizio Falconi (Traduzione in angloamericano di Lynne Lawner)
I’m the one who doesn’t look for you
or else you’re the one who doesn’t reveal herself;
I dig in the wrong place
or else you’ve gone and hidden yourself
in endless, moist earth.
I’m the one who doesn’t ask you
or else you’re the one who fails to answer;
I’m the one who gets lost
or else you’re the one who flees.
I’m simply at the place where I started
or else you keep moving with no purpose
just like a caged animal.
Sono io che non ti cerco
o tu a non mostrarti,
sono io che scavo nel punto sbagliato
o tu a nasconderti
nell'umida terra sconfinata.
Sono io a non chiederti
o tu a non rispondere,
sono io a perdermi
o tu a fuggire.
Sono semplicemente io
al punto di sempre
o tu a muoverti senza scopo
come una bestia in gabbia.
Fabrizio Falconi - da Sub specie aeternitatis, 2003 - traduzione dall'italiano di Lynne Lawner
07/09/22
"(in)abisso" - una poesia di Fabrizio Falconi
in(abisso)
generale tempo del senso perso,
ecco i tuoi amici distratti
ecco coloro che se ne sono andati,
i marinai del vento contrario,
ecco i monchi pazzi
ecco le vedove
ecco mio padre che sorride
e quello che un solco venerabile
ha lasciato, eccoli in corteo:
non vedi come conta i denti la ruota
del tempo soppesato da te,
non vedi come si ribella
reclama un nuovo visibile
spavento, uno spavento che finisca
in riso e non si penta e non scolori
mai
nel pianto.
Fabrizio Falconi, tratto da Nessun pensiero conosce l'amore, Interno Poesia, Latiano, 2018
06/09/22
"Dammi forza", una poesia di Fabrizio Falconi
e un quieto scomparire,
di questo poco
sventolio evanescente
non voglio ricordare
neppure
l'ombra o l'inizio.
Fabrizio Falconi, da "L'ombra del ritorno", Campanotto, Udine 1998, e da "Poesie 1996-2007", Prefazione di Robert P. Harrison, Postfazione di Marco Guzzi, Campanotto, Udine, 2007
27/03/22
La Poesia della Domenica: "Variazioni Belliche" di Amelia Rosselli
Siamo il cadavere che flotta putrefatto su della sua passione!
La calma non mi nutriva il solleone era il mio desiderio.
Il mio pio desiderio era di vincere la battaglia, il male,
la tristezza, le fandonie, l'incoscienza, la pluralità
dei mali le fandonie le incoscienze le somministrazioni
d'ogni male, d'ogni bene, d'ogni battaglia, d'ogni dovere
d'ogni fandonia: la crudeltà a parte il gioco riposto attraverso
il filtro dell'incoscienza. Amore amore che cadi e giaci
supino la tua stella è la mia dimora.
Caduta sulla linea di battaglia. La bontà era un ritornello
che non mi fregava ma ero fregata da essa! La linea della
demarcazione tra poveri e ricchi.
Amelia Rosselli
13/02/22
Poesia della Domenica: "Lieve avvicinamento" di Fabrizio Falconi
Lieve avvicinamento
Avvicinandosi gli anni del mercimonio
con la morte, l'intenso amaranto degli oleandri
sembra staccandosi dal muricciolo di selci
prevalere sul bruno di ogni parola pensata
sul cielo e la cometa lievi sussurri pronunciati
come fanno gli animali che riconoscono il momento e vanno di buon grado
senza nemmeno gridare.
Smette l'amore, non la sete
divide il tempo ma non separa
piove l'attesa senza asciugare.
01/08/21
Poesia della Domenica: "La porta che hai chiuso" di Fabrizio Falconi
La porta che hai chiuso
Conoscenza non passa
dalla porta che hai chiuso,
dal soffio sahariano
inesistente al tocco
brullo di mezzogiorno
giungono le grida
dimenticate, i profumi d'escanto,
i mormorii di paludi annegate,
i canti dei bimbi senza carne
che aspettano la sera
dimenticando il loro nome,
senza passo né polvere,
vagheggiano un
porto di nebbia d'estate,
mistero risoluto
nel pensiero
evaporato
di una notte.
Scoloriscono
come il disco
sepolto della luna
in questo mare di lontana quiete.
Fabrizio Falconi © - 2009
02/05/21
La Poesia della Domenica - "Amore" di Giuseppe Ungaretti
Amore
Mi guardi. Luci di luna parlano
All'anima di sorprese.
Ricordi annebbiati bramano,
In onda lenta, ritorni.
Le loro leggere forme calano
Da inverosimili altezze
A morire nella scesa.
Così, s'è notte, ritornano
Desideri e care gioie.
Mi guardi. Ma l'acqua tremula,
Le rocce e i venti consumi
Che non so più possedere.
Giuseppe Ungaretti
26/03/21
Anniversario di Dante: Come morì esattamente l'Alighieri e cosa successe ai suoi resti mortali ?
La morte di Dante di Eugenio Moretti Larese
Giunto a Ravenna nel 1318 quando aveva 53 anni, gli ultimi 3 anni di vita di Dante Alighieri trascorsero relativamente tranquilli. Il poeta creò un cenacolo letterario frequentato dai figli Pietro e Jacopo e da alcuni giovani letterati locali, tra i quali Pieraccio Tedaldi e Giovanni Quirini.
Per conto del signore di Ravenna Guido Novello da Polenta, svolse occasionali ambascerie politiche, come quella che lo condusse a Venezia.
All'epoca, la città lagunare era in attrito con Guido Novello a causa di attacchi continui alle sue navi da parte delle galee ravennate e il doge, infuriato, si alleò con Forlì per muovere guerra a Guido Novello; questi, ben sapendo di non disporre dei mezzi necessari per fronteggiare tale invasione, chiese a Dante di intercedere per lui davanti al Senato veneziano.
L'ambasceria di Dante sortì un buon effetto per la sicurezza di Ravenna, ma fu fatale al poeta che, di ritorno dalla città lagunare, contrasse la malaria mentre passava dalle paludose Valli di Comacchio.
Le febbri portarono velocemente il poeta cinquantaseienne alla morte, che avvenne a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321.
I funerali, in pompa magna, furono officiati nella chiesa di San Pier Maggiore (oggi San Francesco) a Ravenna, alla presenza delle massime autorità cittadine e dei figli.
La morte improvvisa di Dante suscitò ampio rammarico nel mondo letterario.
Dante trovò inizialmente sepoltura in un'urna di marmo posta nella chiesa ove si tennero i funerali. Quando la città di Ravenna passò poi sotto il controllo della Serenissima, il podestà Bernardo Bembo (padre del ben più celebre Pietro) ordinò all'architetto Pietro Lombardi, nel 1483, di realizzare un grande monumento che ornasse la tomba del poeta.
Ritornata la città, al principio del XVI secolo, agli Stati della Chiesa, i legati pontifici trascurarono le sorti della tomba di Dante, la quale cadde presto in rovina.
Fu il cardinale legato Luigi Valenti Gonzaga secoli dopo, a incaricare l'architetto Camillo Morigia, nel 1780, di progettare il tempietto neoclassico tuttora visibile.
I resti mortali di Dante furono oggetto di diatribe tra i ravennati e i fiorentini già dopo qualche decennio la sua morte, quando l'autore della Commedia fu "riscoperto" dai suoi concittadini grazie alla propaganda operata da Boccaccio. Se i fiorentini rivendicavano le spoglie in quanto concittadini dello scomparso (già nel 1429 il Comune richiese ai Da Polenta la restituzione dei resti), i ravennati volevano che rimanessero nel luogo dove il poeta morì, ritenendo che i fiorentini non si meritassero i resti di un uomo che avevano dispregiato in vita.
Per sottrarre i resti del poeta a un possibile trafugamento da parte di Firenze (rischio divenuto concreto sotto i papi medicei Leone X e Clemente VII), i frati francescani tolsero le ossa dal sepolcro realizzato da Pietro Lombardi, nascondendole in un luogo segreto e rendendo poi, di fatto, il monumento del Morigia un cenotafio.
Quando nel 1810 Napoleone ordinò la soppressione degli ordini religiosi, i frati, che di generazione in generazione si erano tramandati il luogo ove si trovavano i resti, decisero di nasconderle in una porta murata dell'attiguo oratorio del quadrarco di Braccioforte.
Le spoglie rimasero in quel luogo fino al 1865, allorché un muratore, intento a restaurare il convento in occasione del VI centenario della nascita del poeta, scoprì casualmente sotto una porta murata una piccola cassetta di legno, recante delle iscrizioni in latino a firma di un certo frate Antonio Santi (1677) le quali riportavano che nella scatola erano contenute le ossa di Dante.
Effettivamente, all'interno della cassetta fu ritrovato uno scheletro pressoché integro; si provvide allora a riaprire l'urna nel tempietto del Morigia, che fu trovata vuota, fatte salve tre falangi, che risultarono combaciare con i resti rinvenuti sotto la porta murata, certificandone l'effettiva autenticità.
La salma fu ricomposta, esposta per qualche mese in un'urna di cristallo e quindi ritumulata all'interno del tempietto del Morigia, in una cassa di noce protetta da un cofano di piombo.
Nel sepolcro di Dante, sotto un piccolo altare si trova la celebre epigrafe in versi latini dettati da Bernardo da Canaccio per volere di Guido Novello, ma incisi soltanto nel 1357 che in italiano possono essere tradotti così:
I diritti della monarchia, gli dei superni e la palude del Flegetonte visitando cantai finché volle il destino. Poiché però l'anima andò ospite in luoghi migliori, ed ancor più beata raggiunse tra le stelle il suo Creatore, qui sta racchiuso Dante, esule dalla patria terra, che generò Firenze, madre di poco amore.
14/02/21
La Poesia della Domenica: "Coniando sfere dissimili" di Fabrizio Falconi
Coniando sfere dissimili
come granelli,
biglie sbeccate
nell'ilare quiete della valle,
segnata dallo strisciare serpesco
della morte, tutti c'eravamo:
assonnati risvegliati menomati,
pulzelle disarcionate da selle,
musicisti temporalmente tristi,
inconsapevoli reticenti colpevoli,
spersi bambini tersi,
tutti,
sotto il campanile mattonato
acuminato,
contro il cielo alabardato.
31/01/21
Poesia della Domenica - "Profezia" di Pier Paolo Pasolini
Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi ,
essi che pregavano
alle lotte operaie...
Pier Paolo Pasolini (1951)
17/01/21
La poesia della domenica: "Tutto si perde" di Angelo Maria Ripellino
Tutto si perde in un vischioso, amorfo
disperato brulichio di amebe,
in un nauseante pantano di miele.
Tutto s’ingolfa in un giallo, in un putrido
magma di cisposa fanghiglia,
naufraga nella morchia d’una gora,
tra un funesto corale di gufi.
Tutto il tuo fervore, la tua fretta
d’incollare i frantumi della vita,
tutto l’entusiasmo con cui edifichi
in ore felici viadotti di immagini,
teatrini di parole imbellettate,
tutto è corroso dall’indifferenza,
dalla pigrizia, dal cruccio di chi ti circonda.
Tutto s’accartoccia e si deforma
nello specchio ricurvo dell’accidia,
tutto raggela in un abulico stupore,
come una vecchia città spaventata.
E intanto da ogni piega dello spazio ammicca,
guercio e beffardo, il Burlesco,
intanto squilla sempre più vicina
la lunghissima tromba del Giudizio.
Angelo Maria Ripellino (Palermo, 4 dicembre 1923 – Roma, 21 aprile 1978)
01/12/20
Ecco perché Mario Luzi non vinse mai il Nobel - Il libraio di Stoccolma
Giacomo Oreglia, titolare
dell'Italica di Stoccolma, che pubblicava autori italiani,
pattuiva con essi che, in caso di vincita del Nobel, avrebbero
dovuto riconoscergli un contributo.
Quasimodo tenne fede alla
parola e gli diede 20 milioni; Montale, invece, che ne aveva
promesso 50, si limito' a chiedergli se in Svezia il Premio
venisse tassato dallo Stato.
Lo scrive oggi sul quotidiano
"Libertà'" di Piacenza, Sebastiano Grasso in un articolo
dedicato all'anniversario della morte di Mario Luzi, piu' volte
nella rosa dei Nobel.
Secondo Grasso a Luzi rimase il rimpianto
del mancato Nobel e la colpa, a suo avviso, per molti, era
stata proprio di Oreglia.
"Piemontese di Mondovi', nel 1949
Oreglia si trasferisce a Stoccolma, dove fonda l'Italica, casa
editrice che traduce autori italiani.
Fra essi, Quasimodo e
Montale (entrambi vincitori del Nobel di letteratura: una delle
condizioni per
potere avere il Premio e' quella di essere tradotti in svedese).
Oreglia, che pubblica diversi libri di Luzi e insegna
all'Istituto italiano di Cultura, quando la Farnesina decide di
sistemare giuridicamente il personale precario estero e a
Stoccolma arriva come ambasciatore Sergio Romano, deve
scegliere se fare il docente o l'editore.
Qualcuno suggerisce
una soluzione "tecnica": intestare l'«Italica» alla figlia.
Oreglia non solo rifiuta, ma attacca l'ambasciatore Romano su
giornali svedesi - racconta ancora Grasso - e
italiani, facendo la vittima (ruolo che non gli si addice
proprio), urlando che, senza l'Italica, Quasimodo e Montale non
avrebbero avuto il Nobel.
Nell'operazione coinvolge la natura
generosa di Luzi, che sposa le sue ragioni e interviene a suo
favore. Le polemiche, pero', non piacciono agli Accademici, che
accantonano definitivamente il nome del poeta toscano".
18/10/20
Poesia della Domenica - "Desiderio d'amore" di Alda Merini
Desiderio d'amore
Lei desiderava un sorriso
una musica muta
una riva di mare
per bagnarsi
il suo amore impossibile.
I suoi piedi nudi e piagati,
i suoi meschini capelli.
Lei ignorava che il ricordo
è un ferro piantato alla porta,
non sapeva nulla
della perfezione del passato,
del massacro delle notti solitarie
non sapeva che il più grande
desiderio
è un niente
che s’inventa stranissime cose,
e vola come un’idea
verso l’enciclopedia
del Paradiso.
Sogna
su un altare di piombo
e frusta strampalati pupazzi
che non portano mai allegria.
Alda Merini, da Io dormo sola, Acquaviva, 2005
29/09/20
L'Autunno del Patriarca. L'ultimo grande amore di Ungaretti, la giovane Bruna Bianco.
L'Autunno del Patriarca. L'ultimo grande amore di Ungaretti, la giovane Bruna Bianco.
Giuseppe Ungaretti incontrò l'attraente e intelligente "signorina" nel settembre del 1966 a San Paolo del Brasile, al termine di una lezione all'Università. La ragazza si era avvicinata, consegnando al professore/poeta un fascio di sue poesie
E un inaspettato amore si instaura e si declina in tutte le sue forme nonostante l'inaudita differenza d'età: Ungaretti aveva infatti 78 anni, Bruna soltanto ventisei.
Le 377 lettere scritte dal poeta a Bruna sono state fra l'altro di recente raccolte e composte in un volume ( G. Ungaretti, Lettere a Bruna, a cura di Silvio Ramat, Mondadori).
Bruna Bianco era una ragazza tutt'altro che eccentrica. Aveva vissuto a Canelli, in Piemonte, per poi trasferirsi con la famiglia a San Paolo del Brasile, dove si occupava della piccola azienda di famiglia.
Tra i due, il sentimento scoppia naturalmente e senza filtri. Bruna non ascolta le amiche che vogliono dissuaderla. Non calcola né prevede nulla per sé.
Ungaretti è felicemente scosso, si sente tornato fanciullo: "Sono un vecchio uomo che ha ancora un cuore caldo come quello di un fanciullo", scrive, " non ho mai provato una felicità tanto profonda, mai."
Le lettere che scrive a Bruna sono meravigliose, piene di incanto poetico, di essenziali descrizioni, di gioia quasi metafisica.
"Ho mutato la mia notte in prima mattina ai tuoi occhi", le scrive.
"Bruna Bianco, che oggi ha 80 anni e vive in Brasile, dove è diventata un importante avvocato, ha dato il consenso per la pubblicazione delle lettere, raccontando in una intervista:
"L'amore con Ungaretti è stato luce illuminante, fulminante e così ardente fisicamente che porto ancora oggi la fiamma di una passione vera, costante, che da allora ad oggi dà impulso a tutto quello che faccio, con gioia immensa di vita e sicurezza di raggiungere gli obbiettivi proposti."
Ungaretti definì Bianca, in una delle sue lettere: "mio vivente amore di Poesia".
La loro storia d'amore durò fino alla morte del poeta, tre anni dopo.
Ungaretti morì a Milano, nella notte tra il 1º e il 2 giugno del 1970, per una broncopolmonite. Il 4 giugno si svolse il suo funerale a Roma, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, ma non vi partecipò alcuna rappresentanza ufficiale del Governo italiano.
notizie tratte in parte da: G.Ficara, "L' ''Antico" Ugaretti tra vita e poesia, in Domenica Sole 24 Ore, 26 novembre 2017, p. 27
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