07/05/26
"L'onda lunga della notte" (da "Il respiro di oggi" di Fabrizio Falconi)
25/12/25
CERCARE IL BIANCO NELLE COSE SCURE - Un nuovo scopo
In una recente intervista, il premio Nobel per la letteratura 2024 Han Kang, dice qualcosa di notevole: “in questi giorni quando osservo delle ombre sul muro o il sole che batte vicino alle ombre penso che anche quello è bianco. Cerco il bianco nelle cose scure.”
E al bianco, o meglio, alla ricerca del bianco infatti, la scrittrice coreana ha dedicato il suo ultimo libro: Il libro bianco (Adelphi, 2025).
Nel suo romanzo c’è Varsavia distrutta da Hitler, c’è il dolore, ci sono le cicatrici personali. Ma c’è anche una candela accesa in una stanza gelata, per far danzare le ombre.
Ho avvertito quanto ci sia di propizio in questo. Cos’è del resto che facciamo tutti noi? Cos’è il racconto dell’umilissima natività occidentale - innestatosi sui miti arcaici del solstizio invernale - se non la speranza da sempre alimentata di qualcosa di chiaro che rinasce dal cuore più cupo dell’oscuro, quando - come in ogni ciclo annuale - la luce sembra destinata a estinguersi del tutto?
Tutti noi celebriamo il nostro sol invictus e non lo facciamo soltanto in questi giorni inutilmente chiassosi.
Lo facciamo perché è il nostro modo di stare al mondo.
Se fossimo solamente sopraffatti dall’oscurità, se - oltrepassata la linea d’Ombra - non vi fosse altro che l’orrore del comandante Kurtz; se Rust - dopo aver ucciso il mostro a prezzo quasi della propria vita - (True Detective stagione 1) non fosse convinto che “la luce stia vincendo”, nonostante tutta quella oscurità feroce là fuori; se Isaac Newton non avesse dimostrato che il bianco è dato dalla “combinazione di tutti i colori”, mentre il nero, anch’esso senza tinta, è dato dalla sintesi sottrattiva di tutti i colori dello spettro visibile (cioè “assenza di colore”); se le moderne teorie cosmologiche non avessero ipotizzato un destino impensabile (i cosidetti wormholes) anche per i buchi neri dell’Universo, gli oggetti più oscuri esistenti e concepibili, allora, se tutto questo non fosse vero, non resterebbe altro da dire a riguardo dell’impero dell’oscurità, dominante su ogni cosa visibile e invisibile (e quindi anche sul nostro fato mortale).
Invece gli umani a quanto pare non rinunciano mai a “cercare il bianco nelle cose scure” (è forse un vizio o un archetipo che viaggia con noi dalla notte dei tempi?).
Mi vengono in mente quelle foto scattate nel ranch di Roxbury, nel Connecticut, due ore da New York, che ritraggono Arthur Miller e Marilyn Monroe, dopo il loro matrimonio del 1956. Il ranch che Miller aveva comperato per lei e dove sperava riuscissero entrambi ad allontanarsi dalle proprie cruciali ombre.
Miller si dice fosse ossessionato dal bianco e queste famose foto sembrano dimostrarlo. Marilyn è vestita tutta di bianco, come una sposa o una vestale. Suo marito la osserva, tocca la sua pelle bianchissima con prudenza, come fosse un sogno materializzatosi, una visione di luce incarnata, fragile ed eterea, non di questo mondo.
Invece anche questo sarà un matrimonio molto reale, molto concreto, pieno di oscurità. Marilyn voleva un figlio da Miller, ma lei non riusciva a portare avanti le gravidanze. Dodici o quattordici aborti, nella sua intera vita, sembra. In parte dovuti all’endometriosi della quale soffriva.
Appena cinque anni dura il matrimonio: il divorzio arriva appena 19 mesi prima della morte di Marilyn, sopraffatta dalla depressione, dalle delusioni, dall’alcool e dagli psicofarmaci.
Miller, com’è noto, non andò al funerale. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, un indice di quanto gli costasse separarsi definitivamente da tutto quel bianco.
Ma quella “creatura fuori dell’ordinario” (come la definì Miller) continuò a produrre luce anche dopo la sua sfioritura terrestre.
Perché solo la vera poesia, a quanto pare, sa scovare il bianco anche nell’oscurità più disarmante. L’amore ne è un corredo, anche quando non ha speranze.
Perché il bianco può essere scorto soltanto con l’attenzione. E l’attenzione - o la cura - sono soltanto di chi ama.
Quando il poeta-contadino Sergej Esenin ritorna al suo villaggio, nel 1921, tre anni dopo la rivoluzione d’Ottobre, da disertore è già un noto poeta, anche se a Pietrogrado lo hanno snobbato quando lo hanno visto arrivare. Nei circoli intellettuali, lui era una sorta di bifolco. Seppure di bellezza stupefacente.
Al ritorno a casa si incontra con Anna Snègina, una giovane intellettuale, figlia del feudatario del luogo, sposata con un ufficiale. Sergej e Anna, coetanei, si sono amati da adolescenti. Ora Borja, il marito di Anna, è morto, ucciso dai contadini per l’esproprio delle terre. I due, Sergej e Anna, potrebbero ritrovarsi. E così è: si ritrovano e si riamano, ma non possono restare insieme, perché c’è stato troppo dolore.
Esenin che sta raccontando la sua vera storia, ha dato alla donna un nome inventato, che parla di bianco. Snégina viene da sneg, cioè neve: in esso è quasi l’immagine della fanciulla - ciliegio selvatico, quella che è “come la neve chiara e lucente.”
Anna, una donna accorta e sensuale, il cui nome delicato e niveo non è semplicemente un nome: in esso è celata l’immagine della fanciulla in bianca mantellina che diventa simbolo non solo della giovinezza perenne, ma anche di quella Russia celeste di un tempo, che se ne va per sempre. (1).
Immagine destinata a permanere e sopravvivere come fa il bianco, quando viene riconosciuto nell’oscurità:
Lontani, cari anni!… / Quell’immagine in me non s’è spenta.
Tutti noi, in quegli anni abbiamo amato,/ ma certo,/ hanno amato anche noi.
I.De Luca, Anna Snegina, Einaudi, 1976, p.57
21/05/25
POETICA-MENTE ! - Secondo Incontro Domenica 25 maggio ore 18,30
Si svolgerà domenica prossima, 25 maggio 2025 alle ore 18,30 presso la Libreria Eli di Roma, Viale Somalia 50/A, il secondo incontro di Poetica-Mente!, confronto trans-generazionale sui temi della poesia, incentrato stavolta sui testi di canzoni di ieri e di oggi, sulla loro rilevanza poetica, e sulle differenze di scritture, di espressione e di fruizione.
Si ascolteranno canzoni, si discuterà insieme. E tutti saranno benvenuti!
30/03/25
POETICA-MENTE! - Sabato 12 aprile alle ore 18 alla Libreria Eli di Roma
Primo incontro gratuito, aperto a tutti, sul tema della poesia nel confronto tra generazioni.
Moderano e conducono l’incontro con letture di testi propri e di grandi poeti:
Matteo Falconi
Fabrizio Falconi
15/03/25
"Preparare la partenza"
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Preparare la partenza
Nel sogno sto sempre a preparare la roba
e ogni cosa mi scappa e mi fa piangere:
è come se si nascondesse. Ma ce n’è così tanta!E a me non andrebbe di partire, di perdere
la tenerezza, il gioco della pelle e della bocca
della bella schiena e delle pieghe, mi volto
e mi ripiego in cerca di una spilla, di un guscio
o una moneta.
Ma che t’importa di uno spillo?
E cosa ti mette angoscia, cosa malinconia?
Il desiderio terrestre non dovrebbe appartenere
al sogno; nemmeno lì puoi volare a distesa,
sempre qualcosa ti trattiene,
la tua roba che non è mai stata tua
la bocca che non è mai stata tua
lo spillo, il passaporto
la vecchiaia, la giovinezza
la rovina di un passaggio che non puoi
tramutare
in fretta d’andare.
Fabrizio Falconi - 2025 (inedito ©)
17/10/24
"Il Mare dei Poeti" di Raoul Precht - Castelporziano 1979 un romanzo per chi c'era e per chi non c'era.
02/08/24
Un bellissimo haiku di Bashō
22/07/24
Un'immortale poesia di E. E. Cummings: "Il tuo più tenue sguardo"
Il tuo più tenue sguardo
09/07/23
La Poesia della Domenica: "Baccano"
Baccano
E non è vero che Floki non sappia
morire: che ne sanno le anime
del pandemonio?
Lui sente, come senziente, la sua vita
minacciata ad ogni istante e il pericolo
è già morte;
come tutti si prostrano prima
di chiudere gli occhi, al dio del non-senso,
Floki invece abbaia e guaisce, si tiene
stretto a quello che viene, il suo chiasso
è la porta del paradiso; nessuno
del resto lo sa: che la vita vera finisce
senza finire in un baccano.
Fabrizio Falconi - 2023
(foto Elliot Erwitt)
13/02/23
Poesia del Giorno: "L'ape d'oro"
15/01/23
Poesia della domenica - "Amore e amicizia" di Emily Bronte
Amore e amicizia
Amore è come una rosacanina,
amicizia è un agrifoglio.
E' bruno l'agrifoglio quando la rosa è in boccio
ma chi dei due verdeggerà più a lungo?
La rosa selvaggia è dolce in primavera,
i suoi fiori profumano l'estate,
ma aspetta che l'inverno ricompaia
e chi loderà la bellezza del rovo?
Sdegna la fatua corona di rose
e vestiti di lucido agrifoglio,
perché Dicembre che sfiora la tua fronte
ti lasci ancora una verde ghirlanda.
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Love and friendship
Love is like the wild rose-briar,
Friendship like the holly-tree
The holly is dark when the rose-briar blooms
But which will bloom most constantly?
The wild-rose briar is sweet in the spring,
Its summer blossoms scent the air;
Yet wait till winter comes again
And who will call the wild-briar fair?
Then scorn the silly rose-wreath now
And deck thee with the holly's sheen,
That when December blights thy brow
He may still leave thy garland green.
tratta da: EMILY BRONTE - POESIE - a cura di Ginevra Bompiani - Einaudi Poesia, 1971
19/12/22
La poesia del Lunedì: "Il lavoro del poeta" di Paul Eluard
Il lavoro del poeta
I.
I bei modi di essere con gli altri
Sull'erba calva d'estate
Sotto nuvole bianche
I bei modi di esser con le donne
In una casa grigia e calda
Sotto coltri trasparenti
I bei modi di essere con sé
Davanti al foglio bianco
Minacciati d'impotenza
Fra due tempi e due spazi
Fra noia e mania di vivere
Paul Eluard, tratto da Poesia Ininterrotta, a cura di Franco Fortini, Einaudi, 1976
05/12/22
Poesia del Lunedì - "Tutto ciò che" di Harold Pinter
All of That
All of that I made
And, making, lied.
And all of that I hid
Pretended dead.
But all of that I hid
Was always said,
But, hidden, spied
On others’ good.
And all of that I led
By nose to bed
And, bedding, said
Of what I did
To all of that that cried
Behind my head
And, crying, died
And is not dead.
(1970)
08/10/22
Branduardi canta Yeats: Storia di un album straordinario


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