08/10/19

Quando Costantino incontrò Silvestro sul Monte Soratte


La donazione di Costantino negli affreschi medievali alla Basilica dei Ss. Quattro Coronati a Roma

Quando Costantino incontrò Silvestro, sul Monte Soratte 
    
       
     Circa venti chilometri più a nord di Malborghetto il panorama della campagna di Roma è  dominato, lungo il tracciato della via Flaminia dalla imponente mole del monte Soratte, un massiccio calcareo di circa 700 m. dai pendii molto ripidi che si staglia in modo inconfondibile  sulla sottostante valle del Tevere .

      Visibile da grandi distanze, e addirittura anche da Roma nei giorni di cielo particolarmente limpido,  il Soratte ha, nel corso dei secoli, fornito una notevole varietà di reperti archeologici che ne attestano la frequentazione umana sin dai primordi.

      E’ stata con ogni probabilità proprio la sua peculiare morfologia a stimolarne l’utilizzo come luogo di culto da parte di antiche popolazioni come i Sabini prima,  e poi Falisci, Capenati, Etruschi, fino ai  Romani. 

      Ed è ancora oggi molto semplice constatare come – dopo aver percorso l’antico sentiero che parte dal villaggio di Sant’Oreste - dalla sua vetta si possa godere di un incredibile campo visivo a 360° che permette di spaziare nei giorni di nitidezza da un lato fino al mare, e dall’altro fino alle vicine vette dell’Appennino Sabino, alla valle del Tevere, al lago di Bracciano, e perfino ai confini di Roma.  

     Ma soprattutto il Soratte si evidenzia subito come un naturale osservatorio celeste.   Dalla sua cima, infatti, di notte è possibile ammirare la volta celeste senza ostacoli che ne limitino la visione. E di sicuro fu proprio questa peculiarità a giustificarne l’utilizzo sacrale sin dai tempi più remoti. Anche oggi, per chi visiti questo luogo, specialmente di notte,  si realizza la suggestiva sensazione di trovarsi proiettati verso il cielo, come se ci si trovasse sul vertice di una piramide.
     
       Ed è facile intuire come,  dopo l’incomparabile visuale di cui si poteva godere durante le ore di luce, al calare delle prime ombre della notte fino al sorgere di una nuova alba,  lo spettacolo del cielo stellato e dei suoi moti si prestasse in modo del tutto naturale  alla funzione di divinazione delle cose umane, in base agli eventi astronomici che si scorgevano nel cielo;  o ad accompagnare la scansione del tempo per le preghiere notturne.
      Come abbiamo detto, questa circostanza favorì l’edificazione di un certo numero di edifici sacri, sin dagli albori dell’umanità.  L’ultimo in ordine di tempo, nell’era della nostra indagine, fu un tempio dedicato a Soranus Apollo. Si trattava non di un particolare appellativo di Apollo, ma di  una divinità che in epoca imperiale ne congiungeva due diverse: Apollo, appunto, e Sorano, al quale si associava un culto pagano in quei luoghi.

       Una suggestiva ricostruzione  virtuale del Tempio di Apollo è stata realizzata dai prof. Marco e Alberto Carpiceci dell’Università di Roma, i quali, sulla base di rilievi topografici, analisi delle proporzioni architettoniche, e reperti archeologici,  hanno sostenuto che tale tempio fosse strettamente legato al culto del dio sole, proprio quel sol invictus, cioè  al quale era assai devoto il futuro – e per il momento ancora pagano - imperatore Costantino.
    
     Sulle  fondamenta di questo antico tempio di Apollo, fu poi edificato, a partire dal sesto secolo dopo Cristo, un nuovo edificio che oggi – come nell’antichità – è conosciuto come Eremo di San Silvestro, che ancora oggi fa splendida mostra di sé sulla cima della montagna sacra.  Il nome di questo eremo – oggi una Chiesa sottoposta a numerosi e recenti restauri  - ha resistito nei secoli ed è presto spiegato: all’epoca della discesa di Costantino verso Roma, viveva infatti in eremitaggio, sulla cima del monte Soratte, l’episcopo Silvestro, personaggio destinato ad avere un ruolo di primissimo piano  nella edificazione della chiesa di  Roma divenendo il trentatreesimo Papa,  e nel processo di cristianizzazione dell’Impero, voluto da Costantino.

  
L'eremo di San Silvestro sulla cima del Monte Soratte, oggi

    Ricostruire con esattezza la figura e il profilo biografico di Silvestro è impresa oggi piuttosto ardua, perché le scarne notizie su di lui sono fornite solo dalla Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, dal Liber Pontificalis e da altre fonti apocrife o leggendarie come l’Actus Silvestri, un documento databile IV-V sec.  di paternità ignota del quale si trova menzione per la prima volta nel Decretum Gelasianum anche questo di attribuzione controversa.

     Quel che sappiamo è che Silvestro, la cui data di nascita è ignota, era figlio di un certo Rufino, romano, e probabilmente di una certa Giusta. Divenuto presbitero,  Silvestro divenne il rappresentante di quella parte dei cristiani rimasta ostile a Massenzio.  L’usurpatore  dapprima impedì per anni l’elezione del Vescovo, poi favorì l’elezione di Milziade, un presbitero nordafricano ritenuto fedele alla sua causa che però non fu riconosciuto da Silvestro e dalla sua fazione.   Il mancato sostegno a Milziade suscitò l’ira di Massenzio che minacciò a tal punto Silvestro da costringerlo a fuggire nella capitale e a nascondersi nei territori vicini.
   
     Ai fini del nostro discorso, è importante comunque sottolineare che fu proprio l’Actus Silvestri ad ispirare, parecchi secoli più tardi, e precisamente nel Duecento, uno dei capitoli di quel testo su cui torneremo molto più diffusamente in seguito, quando parleremo di Piero della Francesca e della sua versione del Sogno di Costantino, e cioè La Leggenda Aurea,  di Jacopo da Varagine.    In questa famosissima opera, destinata a segnare la storia delle credenze cristiane per molti secoli, il frate domenicano, vissuto nel Duecento descrive effettivamente un incontro tra Silvestro e Costantino, anche se lo colloca non sul Monte Soratte ma a Roma, parecchio tempo dopo la battaglia di Ponte Milvio.  Secondo Jacopo, infatti, l’incontro avvenne dopo il 313, quando Silvestro già divenuto papa, si era dovuto rifugiare sul monte Soratte con tutto il clero romano a causa delle persecuzioni iniziate da Costantino. Questi, secondo il racconto di Jacopo,  per punizione divina si era ammalato di lebbra e i suoi sacerdoti lo avevano consigliato, per guarire, di bagnarsi in un catino riempito da sangue di fanciulli. L’imperatore però si impietosì al pianto delle madri e decise di risparmiare il sacrificio di quegli innocenti ricevendo come  premio in sogno, il consiglio da parte dei santi Pietro e Paolo, di richiamare Silvestro dal suo eremitaggio. I due apostoli dissero anche a Costantino che Silvestro gli avrebbe indicato la fonte giusta nella quale immergersi tre volte per essere guarito. Suggestionato da questo sogno, al risveglio Costantino mandò dei messaggeri da Silvestro per chiedere un immediato incontro a Roma. Silvestro accettò, fu condotto al cospetto di Costantino e dopo aver mostrato all’imperatore una effige raffigurante i due apostoli (che Costantino riconobbe come quelli visti in sogno)  lo guarì, immergendolo nelle acque del Battesimo, in un fonte che una tradizione perdurante identificò nei secoli nel Battistero Lateranense, i cui resti archeologici sorgono al fianco della Basilica di San Giovanni a Roma.

      Ed è il caso di ricordare che proprio questa guarigione miracolosa ispirò intorno all’VIII sec. dopo Cristo, ad opera di un chierico romano, la cosiddetta Constitutum Constantini ovvero la Donazione di Costantino, quella formidabile invenzione medievale per giustificare il potere temporale della Chiesa , secondo la quale l’Imperatore grato per la guarigione, nella circostanza dell’incontro con il capo della chiesa cristiana di Roma,   avrebbe concesso in cambio al papa Silvestro I e ai suoi successori il primato e la sovranità su Roma, l'Italia e l'intero Impero Romano d'Occidente

Tratto da B. Carboniero, F. Falconi, In Hoc Vinces, Edizioni Mediteranee, Roma 2011




      Le conseguenze dell’incontro tra Costantino e Silvestro sono dunque assai importanti, non solo ai fini della nostra storia.

      Ma dove sarebbe avvenuto, allora, esattamente,  questo incontro ?  Silvestro si era rifugiato sul Soratte con ogni probabilità, già al tempo delle persecuzioni di Diocleziano, per poi fare ritorno in città in momenti di maggiore e relativa sicurezza.  Il presbitero  godeva a Roma di grande considerazione e popolarità presso la comunità cristiana ed è ovvio considerare quanto  i seguaci di questa comunità potessero sperare nell’avvento di un Augusto filo-cristiano, o comunque non avverso alla nuova religione.

       Costantino nel suo avvicinamento verso Roma, percorrendo la via Flaminia prima di accamparsi come si ipotizza a Malborghetto, dovette certamente lambire le pendici del monte Soratte, ed è questo che ha portato ad ipotizzare, con argomenti convincenti, che egli, avendo avuta notizia, durante il viaggio, della presenza di un uomo così importante, in quei dintorni, avesse avuto buoni motivi per recarsi sulla sommità della montagna ed incontrare il sant’uomo eremita, anche per ricevere da lui ragguagli sulla situazione, in città, prima del suo forzato esilio ad opera di Massenzio.

      Come abbiamo visto l’ipotesi più probabile è dunque che le due grandi personalità si sarebbero conosciute proprio sulla cima del Monte Soratte. Tale incontro e tale tradizione risulta così accreditata, che perfino Dante nella sua Divina Commedia lo riferì ambientandolo proprio sulla cima di questa montagna, nel canto XXVII dell’Inferno.

    Come è noto, poi, la leggenda descritta negli Actus Beati Silvestri e ne La leggenda aurea ha anche ispirato insigni opere ancora oggi molto ammirate come gli affreschi nella chiesa dei SS. Quattro Coronati di Roma o quelli nella chiesa di S. Silvestro di Tivoli.
      
   Non sappiamo con certezza come andarono effettivamente le cose. Non sappiamo se l’incontro ebbe  mai luogo, e se, nel caso, sia stato ricercato dal futuro imperatore.  L’ipotesi più probabile è che la parabola personale e politica di Silvestro decollò a seguito della vittoria militare di Costantino, e che Silvestro, nonostante i racconti leggendari, non ebbe un ruolo determinante e preventivo sulla conversione dell’imperatore.  Sembrerebbe insomma, come è stato fatto notare,  che  Il rovesciamento della verità storica che si ha in queste leggende corrisponde ad un evidente disegno politico. Il ruolo determinante nella conversione di Costantino è attribuito al vescovo di Roma e al battesimo da lui amministrato. Lo scopo evidente di questa leggenda, abbastanza ingenua, era di rafforzare la posizione di guida del papato in virtù delle sue origini apostoliche, come prova la menzione dell’intervento miracoloso di Pietro e Paolo.” . 

     Quel che resta agli atti, al netto del corredo leggendario delle storie su Silvestro, è che, come abbiamo detto, egli divenne -  col nome di Silvestro I – primo papa eletto nell’impero romano cristianizzato,   che rimase sul soglio pontificio per ventuno anni nei quali insieme alla madre di Costantino, Elena, pose mano alla radicale trasformazione urbanistica, della Roma pagana: con la delega e la consulenza dell’imperatore, infatti,  edificò le nuove strutture di culto cristiane, le basiliche che con le loro dimensioni monumentali e architetture innovative avrebbero accolto nei secoli successivi le folle di fedeli che aumentavano in modo esponenziale grazie anche alla politica di incentivazione instaurata da Costantino.      
   Sotto il suo pontificato furono erette quattro Basiliche patriarcali romane,  la Basilica di San Pietro sul colle Vaticano, la Basilica di San Giovanni in Laterano, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e la Basilica di San Paolo fuori le mura.

   E anche se non partecipò direttamente ai concili indetti durante il suo pontificato,  ad Arles (nel 314 d.C.), a Nicea ( nel 325 d.C.), e a Tiro (nel 335 d.C.), ebbe sicura e rilevante influenza sulla edificazione di ogni struttura nella neo-nata chiesa cristiana che andava diffondendosi e ramificandosi in tutto l’Impero, sotto la supervisione di Costantino. 

    Per ora fermiamoci qui. A conclusione, possiamo dire che anche se non esistono prove certe, e anche se il parere prevalente degli storici è oggi che un  incontro tra Costantino e Silvestro prima della battaglia non ci sia stato, la circostanza di questo incontro non è affatto da escludere a priori.   E l’ipotesi che la conversione al cristianesimo del futuro imperatore sia stata dettata, o incanalata, dall’incontro con quel carismatico eremita, sulla cima della montagna sacra, è una di quelle che dovremo sempre aver ben presente nel prosieguo della nostra indagine sulla visione dell’ottobre dell’anno 312 dopo Cristo.


Tratto da B. Carboniero, F. Falconi, In Hoc Vinces, Edizioni Mediteranee, Roma 2011
    


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