20/10/17

Il Libro del Giorno: Roland Barthes: "Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama."



Anche in un testo di poche pagine, Roland Barthes riesce a sorprenderci, ad andare così a fondo con la sua capacità di rivelare o svelare ciò che tutti i giorni è sotto i nostri occhi, ma si nasconde dietro mille simulazioni, abitudini, fisime e cecità personali. 

Questo testo, presentato da Mimesis, ha un valore anche documentale assai rilevante:  si tratta infatti dell'ultimo scritto in assoluto di Barthes, che lo stava preparando per un convegno - "Stendhal a Milano" - che si sarebbe tenuto nel capoluogo lombardo dal 19 al 23 marzo del 1980.  

Un mese prima di quell'appuntamento, però, il 25 febbraio, Barthes viene investito in strada da un furgoncino.  Dopo una lunga agonia morirà in ospedale il 26 marzo

La prima pagina di questo testo dunque era stata dattiloscritta. La seconda fu ritrovata ancora inserita nella macchina per scrivere in quel giorno fatidico - 25 febbraio - il resto è stato ricostruito dagli appunti. 

E già a partire dal titolo originale francese, questo testo esprime la sua genialità: il titolo infatti recita: "On échoue toujours à parler de ce qu'on aime", che ha un doppio possibile significato, dovuto al termine échoue che vuol dire letteralmente "arenarsi", "incagliarsi". Per questo la frase può significare sia "Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama", sia "Si finisce sempre con il parlare di ciò che si ama", ma inteso nel senso di "arenarsi", "incagliarsi." 

Al tema dell'amore, del parlare d'amore è dedicato dunque questo breve scritto in cui Barthes prende come spunto Stendhal e il suo viaggio in Italia, in particolare il soggiorno milanese, durante il quale lo scrittore francese rimase folgorato dalla bellezza della città italiana, già prospettando quello che poi avrebbe trovato nelle altre città della penisola. 

Barthes analizza l'impossibilità di raccontare l'amore - e quindi anche l'impossibilità di Stendhal di raccontare l'amore per Milano, per la bellezza che vi vede - se non attraverso un "rimaneggiamento", "a cose fatte", attraverso un aprés-coup, uno scoppio ritardato. 

Una tesi che ha molto a che fare con ciò che Barthes pensava sull'amore e che espresse nel suo testo più fortunato, Frammenti di un discorso amoroso. 

L'Italia di Stendhal, scrive Barthes, è in effetti un fantasma. Come sempre o quasi sempre è un fantasma l'oggetto amoroso. 

L'amore, la follia dell'innamorato, è una vacanza, una sospensione dal Dovere, è un luogo immateriale, un Paradiso, un luogo senza il Male, un Bene Sovrano.  E' questo che rende impossibile descriverne l'effetto. O meglio il contenuto o la ragione dell'effetto. Si può solo dire: io sono inebriato, trasportato, colpito, ecc... 

Ma poi vi è solo afasia. E' solo attraverso lo scoppio ritardato di un racconto, di un diario, di un romanzo - e Stendhal è maestro - che si può scendere nella definizione, nella espressione di un effetto.  Stendhal lo farà anni più tardi quando scriverà La Chartreuse de Parme con la lunga introduzione descrittiva di Milano, con i francesi che vi fanno irruzione. 

E' la menzogna romanzesca l'unica vera svolta della verità possibile, e l'espressione finalmente trionfante della sua (di Stendhal) passione per l'Italia. Una lezione che Barthes ha messo in pratica con la sua vita e la sua scrittura, mettendo sulla pagina - come nessun altro - i contenuti e le ragioni della passione amorosa. 

Fabrizio Falconi

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