03/06/09

Vito Mancuso è un teologo cattolico ? L'opinione di Marco Vannini.


Riporto qui di seguito l'intervista realizzata dal quotidiano Libero a Marco Vannini, davvero molto interessante, sul successo editoriale di Vito Mancuso, ma che contiene riflessioni molto interessanti sul comune sentire 'cristiano' e 'cattolico', oggi.


Vito Mancuso è un vero e proprio caso culturale ed editoriale. Non è infatti cosa abituale vedere un teologo entrare nelle classifiche di vendita e fare il pieno di pubblico ovunque si presenti. Firma ieri del Foglio e oggi della Repubblica, Mancuso è autore di diversi volumi. L’anima e il suo destino, edito da Cortina, ha venduto circa 100mila copie. Disputa su Dio, in collaborazione con Corrado Augias, è un best seller nonostante il caso di “copia e incolla” denunciato da Libero (sottolineiamo: nella vicenda Mancuso è privo di ogni responsabilità, a differenza del suo co-autore). Chiediamo un parere sulla teologia di Mancuso a Marco Vannini, 61 anni, fiorentino, massimo studioso italiano della mistica cristiana, cui si dedica da quaranta anni, primo editore di autori come Meister Eckhart, Taulero, Angelus Silesius, Gerson, Fénelon, Margherita Porete e altri. È autore di Introduzione alla mistica (Morcelliana), La morte dell’anima (Le Lettere), Storia della mistica occidentale (Mondadori), Tesi per una riforma religiosa (Le Lettere), La religione della ragione (Bruno Mondadori) e Sulla grazia (Le Lettere).

Professor Vannini, come spiega il successo di Mancuso?

«Lo spiego col fatto che viene intelligentemente incontro a problemi anche di tipo religioso della società contemporanea, ormai post-cristiana, e dà le risposte che questa si aspetta, ovvero che le sono più gradite. Infatti presenta un cristianesimo senza peccato, senza conversione, senza redenzione, senza grazia, che perciò si accorda tranquillamente con il mondo secolarizzato dei nostri giorni - anzi col “mondo”, come categoria evangelica».

Ma allora non è più cristianesimo?

«In senso tradizionale sicuramente no, però bisognerebbe prima intenderci su cosa significhi essere cristiani. Ora, a parte il fatto che, come si dice giustamente, “solo Dio scruta i cuori”, possiamo pensare con Simone Weil che chiunque ami e cerchi la verità, in ogni tempo e in ogni luogo, sia, in fondo, cristiano».

Infatti la Weil è una della autorità cui Mancuso si riferisce...

«Sì, e su questo punto a buon diritto. Però solo su questo punto. Anzi, se c’è una cosa che contesto davvero al mio amico Vito Mancuso è proprio questo suo richiamarsi alla Weil. Infatti nella scrittrice francese è fondamentale l’evangelica rinuncia a se stessi, ovvero al proprio io, alla propria volontà: quella che ella chiama “decreazione”. La Weil vede la dimensione naturale dell’uomo tutta sottomessa all’egoismo, e perciò opposta al regno della grazia, che invece si apre proprio quando l’uomo fa il vuoto in e di stesso, “odia la propria anima”. In parallelo, la Weil pensa che la libertà che l’uomo crede di esercitare quando è privo di legami sia del tutto illusoria, perché l’uomo è soggetto alle leggi della natura e al suo determinismo, per cui di libertà vera si può parlare solo nella grazia - quando, appunto, è morto l’io naturale : “Dire ’io sono libero’ è una pura illusione - scrive - giacché a dire ’io’ è ciò che non è libero in me”. Su questi punti cruciali il pensiero di Mancuso è quanto di più antiweiliano ci sia».

Che ne dice della proposta di Mancuso di una teologia laica?

«Anche qui bisognerebbe prima decidere cosa intendiamo tanto per teologia quanto per laico. Di per se stessa l’espressione “teologia laica” è un ossimoro, però una teologia che celebra festival può benissimo accordarsi con la laicità. In fondo “laico” oggi significa proprio questo: che non vuole sentir parlare di distacco, di rinuncia a se stesso, di conversione - ovvero che conosce solo la dimensione della natura e ignora quella della grazia».

Quindi lei condivide le censure mosse a Mancuso da alcuni esponenti della Chiesa?

«Io non sono il più adatto a giudicare, però posso dire che non concordo affatto con la motivazione che mi è sembrata prevalente in queste censure, ossia l’accusa a Mancuso di essere uno gnostico, perché, se c’è qualcuno che gnostico non è, questo è proprio lui. Infatti, gnosticismo vuol dire essenzialmente opposizione luce-tenebre, Dio-mondo, spirito-materia, mentre nell’ultimo libro di Mancuso il pensiero è proprio opposto. Gnostica era la Weil, che non a caso amava tanto la civiltà catara e non perdonava al cattolicesimo di averla distrutta. E poi gnostico non è una brutta parola: gnosi vuol dire conoscenza, conoscenza che salva, e quindi anche il cristianesimo è una gnosi. I primi cristiani e i Padri della Chiesa parlavano infatti del cristianesimo come di una gnosi - certo, della vera gnosi opposta a quelle false, ma pur sempre di una gnosi. E questo i teologi dovrebbero saperlo. Se fossi un esponente del magistero ecclesiastico, quello che rimprovererei a Mancuso non sono tanto discutibili “errori teologici”, quanto l’aver messo la sordina agli aspetti più duri ma più essenziali del messaggio evangelico: conversione, distacco, rinuncia a se stessi, appunto. Non a caso ancora la Weil scrive che nel Vangelo non c’è una teologia, ma una concezione della vita».

In conclusione, per lei Mancuso è o no un teologo cattolico?

«Ripeto ancora una volta che non sono chiamato a giudicare nessuno. Comunque penso che Mancuso abbia, se non altro, il merito di costringerci a interrogarci sull’identità cristiana: siamo ancora capaci di recitare il Credo davvero credendo alle sue formulazioni? O in cosa consiste - se sussiste ancora - il nostro cristianesimo/cattolicesimo? Personalmente ritengo Mancuso un filosofo, un libero pensatore (non inteso come offesa, anzi!) che farebbe bene a dichiararsi tale, uscendo dall’equivoco del “teologo cattolico”. Questo gli farebbe forse perdere audience presso i “laici”, ma renderebbe più onore alla verità e a Cristo».

4 commenti:

  1. ...i genitori naturali del figlio che ho avuto in affido per oltre 15 anni, sono Iraniani, sciiti emigrati in Turchia quando nel loro paese é caduto lo Scia ed andò al potere Komeini. In Turchia appartengono a quella maggioranza islamica che lo é per tradizione e cultura: in modo alquanto blando rispettano il Ramadan, vanno in Moschea nelle feste principali e non tutti i venerdì. Rispettano le tradizioni, i genitori trovano le mogli ai figli maschi e li mettono nella condizione di aprire piccole attività commerciali, quando appartengono a un ceto relativamente agiato. In anticamera vi sono molte paia di ciabatte per accogliere l'ospite poiché si entra nel luogo intimo degli affetti. Sono tolleranti con noi Occidentali, se ci ritengono amici, ci fanno assistere alla danza del ventre di una ballerina che balla tra i bicchieri e i piatti e ci invitano a metter una banconota nel seno. Sono brava gente, credo che nel loro contesto siano considerati bravi musulmani.Vito Mancuso é un Teologo perché di mestiere scrive e parla di tante cose e , spesso di Dio. E' un cattolico perché è stato battezzato, confermato e,se si é sposato, é certo che lo ha fatto in Chiesa, é probabilmente fedele al suo matrimonio e sicuramente non commette infrazioni gravi contro la legge civile e la morale cattolica o, più in generale cristiana.Parla e scrive di Dio, spesso si addentra sulla condizione del cristiano tra Dio e Cesare, ha una buona percezione dell'unicità della persona, prevalentemente nella sua dimensione individuale e quasi per niente nella dimensione creatura le. Leggendo quel che scrive si può considerare un buon cattolico? Io credo di si! Tuttavia quando parla di Dio si percepisce che non lo ha mai incontrato e Gesù é poco più del più grande dei profeti per il nostro parlatore di dio. E' probabilmente un buon cattolico, sicuramente un teologo erudito, ma la fede è condizione a lui ignota.E' un intellettuale che ha fatto del parlare di Dio il suo mestiere. Penso che non gli sia mai passato per la testa di scrivere per avvicinare alla dimensione mistagogica: il mistero di Dio, dell'incarnazione, della Chiesa, dell'uomo.Predica e catechizza senza stupire, ne far stupire, di fronte al mistero.Fa cultura da cattolico che parla a chi sta fuori dalla Chiesa ammiccando. Val al pena conoscerlo e leggerlo. E' uno dei tanti modi di essere un cristiano che si vergogna del Vangelo.

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  2. "Tuttavia quando parla di Dio si percepisce che non lo ha mai incontrato e Gesù é poco più del più grande dei profeti per il nostro parlatore di dio"

    " E' uno dei tanti modi di essere un cristiano che si vergogna del Vangelo"

    Caro Alessandro il tuo commento è apparentemente pacato, ma anche sferzante, e io lo condivido in pieno.

    Non so se, come tu scrivi, a "Mancuso non gli sia mai passato per la testa di scrivere per avvicinare alla dimensione mistagogica."

    Io credo alla sua buona fede, e credo che la sua interrogazione sia sincera, e forse egli creda anche di avvicinarsi a quei misteri, scrivendo su di essi.

    Il problema è che - come molti, e forse per questo motivo piace a molti - sembra che gli sia del tutto secondaria, nel suo pensiero, nei suoi scritti, la figura di Gesù Cristo, che della religione cristiana E' il fondatore.

    Di Colui che si definì la Via, la Verità, la Vita, nonchè l'unica Porta per giungere a Quelle.

    Sulle sue doti di buon cristiano, come te, non mi pronuncio e mi tengo ben lungi dal giudicare. Probabilmente egli è migliore di me, nell'opera e nella fede.

    Ma interrogarsi sul suo pensiero, oggi, è secondo me salutare per tutti. Perchè Mancuso, che ne sia cosciente o no, incarna un sentire comune, intorno alla fede oggi, molto diffuso.

    F.

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  3. ..senza l'incarnazione, la croce che Gesù ha portato caricandosi il mio peccato e la resurrezione il Vangelo non é nulla, sarebbe un libricino di buone intenzioni, un manualetto per l'efficace rifacimento di facciate e la Bibbia ci rivelerebbe un Dio ancora distante dall'uomo.Per un cristiano il problema é solo avere Cristo e nient'altro, parlare con Cesare da figlio di Dio....una roba immane, irraggiungibile alle nostre sole forze...la nostra libertà e capacità di esprimerla si basa su questo. Io non ho dubbi sulla buone fede le buone intenzioni di Mancuso. Tutta la storia dell'uomo comprese l'ingiustizia e la Schoah è lastricata di buone intenzioni e buona fede. Il problema è che se la propria coscienza con quella dei propri amici é l'unità di misura della buona fede e delle buone intenzioni si possono solo far crociate e occorre distinguersi,sempre dall'altro. Faber io credo che non basta la buona fede e la buone intenzioni o meglio basta per noi poveri esseri umani che ci arrabattiamo per comprendere il senso della nostra vita, ma a chi pretende di parlare di Dio e dire qualcosa su Dio da cristiano, e chiunque ha il diritto di parlarne anche se non é cristiano, senza impallidire per la propria temerarietà, occorre che buona coscienza, buona fede e buone intenzioni arretrino di fronte al Dio che parla.....e al suo mistero..

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  4. Sono perfettamente d'accordo con te, parola per parola.

    Ed è questo che mi appare così evidente anche della parabola di Mancuso, che ho seguito sin dalle origini.

    ahimè constatandone, in presa diretta, l'evoluzione, che per me è una involuzione.

    Perchè nessuna crescita è secondo me cristianamente possibile se non si riesce a passare dalle buone intenzioni e dalla buona fede, all'abbandono vero, alla parola che non tradisce, alla Persona che - unicamente - è il nostro tramite verso il mistero di Dio.

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