30/07/13
Fabrizio Falconi ospite a "Il Viaggiatore" (RadioUno) per I Monumenti Esoterici d'Italia.
Dal Cenacolo a Castel del Monte, viaggio nell'Italia esoterica a Il Viaggiatore - RADIOUNO - Rai.
Il Podcast della puntata è scaricabile QUI.
Conduce Massimo Cerofolini, con Fabrizio Falconi
Un viaggio intorno alle leggende e ai segreti dell'Italia esoterica.
Perché decine di milioni di lettori in tutto il mondo si appassionano alle storie e agli enigmi nascosti nelle nostre opere d'arte?
Forse perché nessun paese al mondo, come il nostro, è così carico di luoghi che nascondono simboli e alchimie capaci di illuminare le parti più profonde della nostra anima.
Insieme a Fabrizio Falconi, autore del libro "I monumenti esoterici d'Italia", facciamo tappa nei luoghi più suggestivi di questo mondo iniziatico: il Cenacolo di Leonardo a Milano, Ca' Dario a Venezia, la Mole Antonelliana a Torino, l'abbazia di San Galgano vicino Siena, il Castello di Miramare a Trieste, la Porta magica di piazza Vittorio a Roma, il Quadrato magico di Pompei, Castel del Monte in Puglia.
Intervengono: Renzo Rossotti, autore di "Le strade del mistero di Torino"; Mario Moiraghi, autore di "L'enigma di San Galgano"; Dario Giardi, autore di "Roma, misteri e itinerari insoliti tra realtà e leggenda"; Rino Cammilleri, autore di "Il quadrato magico"; Nedim Vlora, autore di "Castel del Monte tra esoterismo e storia".
QUI IL PODCAST SCARICABILE GRATUITAMENTE DELLA TRASMISSIONE.
Mirabilia Urbis IX. - Necropoli Vaticana
Mirabilia Urbis
IX. Necropoli Vaticana
Cammino senza cielo
pozzo senz'acqua
di mattoni allineati
e tentativi di costruzioni
indagini preghiere
gocce e pioggia
da dove,
teca di vetro, fisso
un nome, incisioni
di porpora e d'oro
rumori, grida
di bambini dopo duemila anni:
vengono a portare vita,
a profanare di vita
il luogo del mistero.
Testi per la mostra Petrology (dipinti di Justin Bradshaw) - Chiostro del Bramante, 15 novembre/4 dicembre 2005. Da Fabrizio Falconi, Il respiro di oggi, Terre Sommerse, Roma 2009.
29/07/13
Mirabilia Urbis VIII - Santuario della Mentorella
Mirabilia Urbis
VIII. Santuario della Mentorella
Significava certo qualcosa
quel tuo essere sepolto
ai piedi della Vergine, il cuore
la parte preminente,
la meridiana
foro anima o fessura
dell'altra vita,
dove in un solo colpo appare
nascita, morte, ritorno.
Stabat Mater, al riconoscente
soglio si arrestò
la parabola di Athanasius Kircher
sipario di roccia, fenditura,
antro, grotta, buio:
da questa Vertigine, il senso
spiega le ali sul vuoto della vita.
Testi per la mostra Petrology (dipinti di Justin Bradshaw) - Chiostro del Bramante, 15 novembre/4 dicembre 2005. Da Fabrizio Falconi, Il respiro di oggi, Terre Sommerse, Roma 2009.
28/07/13
Mirabilia Urbis VII - Case romane al Celio.
Mirabilia Urbis
VII. Case romane al Celio
E' fantasma o attesa
vuoto o pieno
ogni frutto ogni pietra,
il mondo non è che
un giorno soltanto
dietro l'altro, processione
di scopo e di ritorno:
eternità.
Su per il clivo passavo
la stessa strada
le stesse migliaia di persone
oranti o nude
in viaggio, in cammino.
(Alle Case Romane al Celio si tiene ogni settimana l'unico aperitivo archeologico a Roma. Per info vedi qui: http://www.aperitivoarcheologico.it
Fabrizio Falconi ospite a 'La Lettura' del Tg5 per 'Monumenti esoterici d'Italia' .
Qui il video della intervista a Fabrizio Falconi - La lettura, Tg5 del 24 luglio 2013.
http://www.video.mediaset.it/video/tg5/tg5_la_lettura/401165/fabrizio-falconi.html
18/07/13
125.000 pagine visitate per il Blog di Fabrizio Falconi.
Fabrizio Falconi
13/07/13
Mirabilia Urbis VI. Mitreo di Via dei Cerchi - di Fabrizio Falconi.
Mirabilia Urbis
VI. Mitreo di Via dei Cerchi
Avanzano e non nutrono dubbi
sulla natura dei sacrifici millenari
- anche oggi in superficie eccone
una quantità minore -
Cautes e Cautopates, con le fiaccole.
Io mi ricordo, mia anima
occhi belli, fremito di labbra
io mi ricordo di te
di tutto quello che ci siamo detti.
Tutto quanto
il resto è nel cielo rosa e azzurro
lasciato dietro, più vivo che allora.
Sul Mitreo di Via dei Cerchi qui.
12/07/13
Mirabilia Urbis - V. Sant'Agostino di Fabrizio Falconi
Mirabilia Urbis
V. Sant'Agostino
Quanti occhi di madonne
vivono con taglienti raggi di sole
e cuori di palma,
sulle scale dovrà pur egli venire.
Testi per la mostra Petrology (dipinti di Justin Bradshaw) - Chiostro del Bramante, 15 novembre/4 dicembre 2005. Da Fabrizio Falconi, Il respiro di oggi, Terre Sommerse, Roma 2009.
Su Sant'Agostino qui.
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11/07/13
Mirabilia Urbis - IV. San Clemente di Fabrizio Falconi.
Mirabilia Urbis
IV. San Clemente
Piega su piega, strato su strato
l'acqua è manto
o nervo segreto -
lento sommerge
e scuote
il mondo, dalle fondamenta.
Visibile ancora
incerto alfabeto
conquista
il cuore intero
di pietra
della terra.
Testi per la mostra Petrology (dipinti di Justin Bradshaw) - Chiostro del Bramante, 15 novembre/4 dicembre 2005. Da Fabrizio Falconi, Il respiro di oggi, Terre Sommerse, Roma 2009.
Su San Clemente qui.
10/07/13
Mirabilia Urbis - III. Tempio di Saturno di Fabrizio Falconi
Mirabilia Urbis
III. Tempio di Saturno
Giorni contrari agli déi questi
rimane un canto di altezza
che Giuliano approvò dal suo orgoglio,
sotto l'ombra del monte, casa
di Saturno, ancora una fila
magnifica e bianca
resiste, non crolla.
Testi per la mostra Petrology (dipinti di Justin Bradshaw) - Chiostro del Bramante, 15 novembre/4 dicembre 2005. Da Fabrizio Falconi, Il respiro di oggi, Terre Sommerse, Roma 2009.
sul Tempio di Saturno qui
09/07/13
Mirabilia Urbis - II. Lapis Niger di Fabrizio Falconi
Mirabilia Urbis
II. Lapis Niger
Inosservato oggi quel nero
tra basalto, selce
e pavonazzetto
qui ritorno all'heròon
dell'agorà, Secondo Centro
ancor più mirabile perché oscuro:
creazione e poi morte.
Il fondatore dischiude le porte
segrete dell'abisso: non qui
non ora, eppure sotto la pietra negra
tutto ha avuto inizio
Faustolo, Osto Ostilio, Orazio Coclite
o semplicemente deus ex inferi, Vulcano
con il sacro timore
tutto ha avuto inizio.
Testi per la mostra Petrology (dipinti di Justin Bradshaw) - Chiostro del Bramante, 15 novembre/4 dicembre 2005. Da Fabrizio Falconi, Il respiro di oggi, Terre Sommerse, Roma 2009.
Sul Lapis Niger
08/07/13
Mirabilia Urbis. I. Umbilicus Urbis - di Fabrizio Falconi
Mirabilia Urbis
I. Umbilicus Urbis
Genio del mondo fragile
pozzo al centro del centro
del Centro.
Occasione propizia per la discesa
ai regni di Vulcanus, Dite o Proserpina.
Romolo ti ha segnato
come fossi soltanto pietra
e non geometria, numero, frattale.
Mundus.
I piedi vanno in tondo,
accarezzano l'orlo
del pozzo del mondo.
Testi per la mostra Petrology (dipinti di Justin Bradshaw) - Chiostro del Bramante, 15 novembre/4 dicembre 2005. Da Fabrizio Falconi, Il respiro di oggi, Terre Sommerse, Roma 2009.
Sull'Umbilicus Urbis
07/07/13
'Passioni e desideri' di Fernando Meirelles, al cinema. Recensione.
Con grande e incomprensibile ritardo - due anni - è arrivato sui nostri schermi, con una penalizzante uscita estiva, distribuito dalla meritoria BIM, Passioni e desideri, il film diretto ne 2011 da Fernando Meirelles, il regista brasiliano che esordì in modo folgorante con City of God e poi ha firmato The Constant Gardener, e Cecità, tratto dal romanzo di Josè Saramago.
Il titolo, Passioni e desideri, è la solita bruttina invenzione per il mercato italiano, l'originale è 360. Dove si allude allo sguardo complessivo su 10 personaggi le cui storie si intersecano tra Bratislava, Vienna, Parigi, Londra e vari stati dell'America e alla durata di un anno.
I protagonisti più noti - ma tutto lo stuolo di attori è di gran rango - sono Rachel Weisz, Jude Law e Anthony Hopkins che si produce a trequarti di film in un monologo a camera fissa di più di 5 minuti d'orologio, che vale da solo il prezzo del biglietto.
La cosa più notevole del film è la sceneggiatura di Peter Morgan, che riesce a modernizzare il celebre Girotondo di Arthur Schnitzler, che ha ispirato diversi film e che presentava anch'esso dieci diversi personaggi: con la prostituta che diventa una escort nel film e il conte che diventa un repellente boss russo.
Il teorema Schnitzleriano - quella della incapacità sostanziale di amare e della deriva che coinvolge tipi e situazioni di ogni genere, interclassista e inter-generazionali - trova in questa pellicola nuova linfa.
Accompagnati da una colonna sonora notevole e sofisticata i quadri si riempiono di poesia e di vissuto. Di atti mancati e di intrighi del caso, di scelte e di cose che accadono. Come è in fondo la vita di tutti.
Fabrizio Falconi
04/07/13
Cari psicoanalisti, leggete King. Un intervento di Emanuele Trevi sul Corriere della Sera.
È abbastanza comune affermare che per amore si arriva a delirare, eppure il desiderio e il delirio, in quell’assurdo labirinto che è la mente umana, possono anche diventare feroci antagonisti. Chi nega o in qualunque modo scaccia dalla coscienza il proprio desiderio, sta già delirando. E non c’è energia mentale più potente, si direbbe, di quella dell’errore e dell’autoinganno. Per certi individui, rivelare a se stessi ciò che veramente amano è l’impresa più difficile. Tale è il loro orrore della verità, che sono capaci di costruire interi mondi fittizi per seppellirla più a fondo che possono. Ma più di tanto, per quanto si sforzino, non possono. Ed è qui che cominciano i guai. Tra i narratori più efficaci di questa ingegnosa trappola psicologica, il prolifico Wilhelm Jensen occupa un posto del tutto particolare. Da poco ristampata con le bellissime illustrazioni di Cecilia Capuana Gradiva (Donzelli) è l’unica sua opera, tra le decine che ne scrisse, ad essergli sopravvissuta. Lo scrittore tedesco pubblicò questa fantasia pompeiana, come la definì, nel 1903, quando era già avanti con gli anni e all’apice di una vasta ma effimera fama.
Sarebbe un vero peccato se anche Gradiva fosse scivolata nell’inesorabile gorgo dell’oblio. A rileggerlo oggi, questo breve romanzo sentimentale-archeologico, mascherato da storia di spettri, conserva una notevole forza di persuasione. Com’è noto, però, a garantire all’opera la sua durata nel tempo non furono né i lettori di narrativa né i critici letterari, ma l’interesse, quasi vampiresco, di Sigmund Freud. È questa circostanza a rendere del tutto eccezionale la fortuna dell’operetta di Jensen. Fu Carl Gustav Jung, nell’aprile del 1906, a mettere in mano a Freud Gradiva. Erano ancora lontani, Freud e Jung, dalla clamorosa rottura del 1912. Erano i tempi eroici della Società di Vienna, e quegli eccezionali speleologi procedevano solidali, come fossero legati in cordata, nei cunicoli e nelle voragini della coscienza umana. Le loro idee provocavano una generale diffidenza, che rafforzava la solidarietà fra gli iniziati. Ad ogni modo, il romanzo di Jensen, intessuto com’era di fantasie deliranti e sogni rivelatori, e pervaso da una potente corrente erotica, fece letteralmente balzare Freud sulla sedia. Durante le vacanze estive, trascorse come d’abitudine all’Hotel du Lac di Lavarone, Freud si mise all’opera componendo quello che sarebbe destinato a rimanere uno dei suoi saggi più limpidi e belli, intitolato Il delirio e i sogni nella «Gradiva» di W. Jensen, pubblicato la prima volta nel 1907. Quando si dice (giustamente) che Freud è un grande scrittore, è a testi come questo che bisogna pensare. Dando fondo alle sue innate qualità di narratore Freud riscrisse Gradiva creando quello che Giorgio Manganelli avrebbe definito un «libro parallelo». Ci si può rendere conto del valore e dell’importanza dell’impresa servendosi di un vecchio ma utilissimo libro curato nel 1961 da Cesare Musatti, intitolato Gradiva, che ristampa insieme il romanzo di Jensen e il saggio di Freud, accompagnati da un intelligentissimo commento.
L’interesse dell’autore dell’Interpretazione dei sogni per le avventure italiane del giovane archeologo tedesco Norbert Hanold è più che giustificato. La sua è una vicenda che rende manifesto, in modo molto più efficace di qualunque trattazione scientifica, il funzionamento della rimozione, che dei meccanismi della psiche umana è il più pericoloso e gravido di conseguenze. L’eroe di Jensen ha consacrato l’esistenza alla sua unica passione, l’archeologia. Solo al mondo, le uniche figure femminili che ha considerato sono fatte di marmo e di bronzo. E di una di queste figure arriva addirittura a innamorarsi. O perlomeno, così lui stesso crede che vadano le cose. Si tratta, ad ogni modo, di un’opera d’arte realmente esistente, e conservata ai Musei Vaticani: il bassorilievo di una fanciulla velata che cammina, dirigendosi chissà dove, sollevando con la mano un lembo della veste. L’elemento più notevole della figura è la posizione del piede destro, sollevato in maniera quasi perpendicolare al suolo. È questo particolare che genera in Norbert una vera ossessione per l’opera così leggiadra di un ignoto artista greco, da lui ribattezzata Gradiva, «colei che avanza», versione femminile dell’epiteto che in latino accompagnava abitualmente Marte.
Un misterioso concatenarsi di sogni e premonizioni induce Norbert a partire da un giorno all’altro per l’Italia, finendo per cercare le tracce della Gradiva tra le rovine di Pompei. E in effetti, la incontrerà, ma in carne ed ossa. Ma non si tratta di uno spettro autorizzato a vagare nella luce del sole nell’ora meridiana, come crede il giovane archeologo, ma della ben concreta e viva Zoe Bertgang, vicina di casa di Norbert e sua amica d’infanzia, ben decisa a sposarlo. È questo personaggio femminile l’invenzione più riuscita di Jensen, e la sua strategia finisce per affascinare Freud molto più dei sintomi di Norbert. Zoe comprende al volo che il giovane non solo l’ha totalmente dimenticata, ma la crede un fantasma del passato, morta a Pompei nell’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. Ma la peggiore strategia da usare con un delirante è quella di sbattergli in faccia la realtà, nuda e cruda. Per tirare a sé Norbert, serve una lenza più sottile. Sarà necessario accettare il particolare ordine di realtà in cui vive Norbert, e aspettando di scardinarlo, prestarsi al ruolo del fantasma della fanciulla pompeiana morta sotto le ceneri del vulcano.
Emanuele Trevi
Fonte: Corriere della Sera
Emanuele Trevi
Fonte: Corriere della Sera
02/07/13
La gioia non è mai una notizia (ma ci riporta al centro).
Passiamo tutta la vita a ricercare quei momenti – quanti sono, due, tre, quattro, in una intera vita ? – nei quali sentiamo che il mondo si ferma. Noi ci fermiamo al centro, e noi siamo al centro.
Una specie di lenta benedizione scende su di noi. Ogni nostra percezione appare amplificata, e non ci sentiamo più divisi. In quei rari momenti non c’è più il me che vive e il me che mi guarda vivere. Sono soltanto io, al centro di me stesso.
E’ un momento rapido e sfuggente, in cui è come se avessimo percezione di un oltre. Di qualcosa oltre l’apparenza, che ci osserva e ci contiene. Dura poco. E più lo cerchiamo con volontà, più non ritorna.
Accade spesso per motivi oscuri o incomprensibili. E’ uno sguardo di una persona amata, una luce radente, un sbuffo di vento sulle ciglia, un benessere immotivato che ci riempie di vita.
La gioia non è mai una notizia.
E’ brina che si posa sul cuore. Come memoria di meraviglia possibile. La nascondiamo, la teniamo per noi, la conserviamo per gli inverni più duri.
Ogni tanto riappare, senza che la evochiamo. Torna a farci visita senza preavviso e di nuovo la stessa onda ci sommerge.
Non sappiamo da dove è arrivata e perché. E se la meritiamo. Ma sembra volerci indicare che il punto dove arriveremo è lo stesso da cui siamo partiti e che conosceremo forse per la prima volta.
Fabrizio Falconi
29/06/13
Il Dna di Arthur C. Clarke va nello spazio. Come in una avventura della sua Odissea.
2014, Odissea nello Spazio per il
Dna di Arthur Clarke: prima di morire, il maestro della
fantascienza ha donato alcune ciocche di capelli che voleranno a
milioni di chilometri dalla Terra nella prima missione a vela
solare della Nasa.
Il Dna di Clarke viaggera' su una navicella battezzata
Sunjammer, dal titolo di un suo racconto del 1963 su una regata
di yacht a vela nello spazio.
Il volo, in previsione alla fine
del prossimo anno, e' organizzato da Celestis, una societa' che
offre "viaggi spaziali alla memoria" in cui resti cremati del
'caro estinto' vengono lanciati nello spazio.
Salire con l'autore di 2001 Odissea nello Spazio sul
Sunjammer costera' oltre 10 mila dollari.
La vela solare, progettata da scienziati inglesi e americani
ispirandosi a un'idea che risale addirittura a Keplero in una
lettera a Galileo Galilei, avra' una superficie di oltre 1000
metri quadrati e utilizzera' la pressione della luce e del vento
solare per studiare il Sole da una distanza mai raggiunta prima.
Attualmente le navicelle che osservano il Sole sono a circa un
milione e mezzo di chilometri dalla Terra, mentre Sunjammer si
muovera' a tre milioni di chilometri verso il centro del sistema
solare.
I sensibili strumenti di bordo forniranno agli
scienziati un preavviso di quelle tempeste solari in grado di
produrre flussi di particelle pericolosi per satelliti e le reti
elettriche sulla Terra.
"Clarke ha sicuramente immaginato che avrebbe volato nello
spazio e quel giorno e' finalmente arrivato", ha detto Stephen
Eisele, vice president of Space Services Inc., la holding da
cui dipende Celestis.
Charles Chafer, amministratore delegato
della societa', ha detto di aver incontrato Clarke a una
conferenza dell'Onu sullo spazio nel 1982: "Adoro la
fantascienza da quando ho letto 2001. Nel 2000, quando abbiamo
cominciato a lavorare al progetto della vela solare, l'ho
contattato per chiedergli di donarci il suo Dna. Siamo andati a
Sri Lanka apposta per questo".
In un biglietto che accompagna la ciocca, Clarke scrisse:
"Ecco i miei quattro peli, avrei voluto dare di piu' ma non me
ne restano molti".
Lo scrittore e' morto nel 2008 a 90 anni
lasciandosi dietro oltre cento romanzi: oltre al piu' famoso
2001 Odissea nello Spazio, i libri del Ciclo di Rama.
fonte Alessandra Baldini per ANSA
27/06/13
Le avventure della Verità - La grande esposizione curata da Bernard-Henri Levy alla Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence.
E' l'esposizione piu' attesa
dell'estate in Francia e il suo ideatore e curatore e' il
filosofo piu' mediatico di Francia, Bernard-Henri Levy: 'Le
avventure della verita'.
Pittura e filosofia: un racconto', un
percorso inedito e ambizioso sul rapporto tra arte e filosofia,
si apre sabato alla Fondation Marguerite et Aime' Maeght diSain-Paul de Vence, in Costa Azzurra, uno dei maggiori centri
d'arte moderna e contemporanea, inaugurato nel 1964 dal grande
ministro della Cultura, Andre' Malraux.
Partendo dalla celebre condanna che Platone fece dell'arte,
imitazione della realta' sensibile e quindi del mondo delle
idee, si apre un percorso in sette tappe scandito dalla
filosofia di Hegel, Nietzsche, Kant, Heidegger, con opere - in
tutto 126, provenienti dal mondo intero - di Anselm Kiefer, De
Chirico, Jean-Michel Basquiat, Tintoretto, Jackson Pollock,
Cranach il Vecchio, Rothko, Warhol, Bronzino, e tanti altri.
C'e' anche il contributo di venti artisti contemporanei, tra cui
Jeff Koons, Anish Kapoor e Marina Abramovic, che hanno accettato
di leggere, davanti alla telecamera di Levy, alcuni testi
filosofici, oltre a un imponente catalogo-libro.
"Il risultato e' conforme a quello che speravo - dice
all'ANSA Bernard-Henri Levy, 64 anni, occupato a ultimare
l'allestimento dell'esposizione -. Tre condizioni sono riunite:
fare onore alle opere, rispettare il luogo della mostra (la
Fondation Maeght e' un'opera d'arte in se' tra la corte
Giacometti, il labirinto Miro', i mosaici murali di Marc Chagall
e le vetrate di Braque, ndr.) e restare fedeli alla problematica
dell'esposizione".
Alla prima esperienza come curatore, Levy
aggiunge: "Sono molto felice e molto commosso nel vedere
apparire insieme queste opere che avevo visto solo separatamente
ma anche molto ansioso perché anche se il piano di questa
esposizione era nella mia testa da mesi, una cosa e' averlo in
testa e un'altra averlo sulle pareti".
La mostra e' una storia della verità, prosegue il filosofo
n.1 di Francia, "ma la verità concepita non come sostanza ma
come orizzonte e questo orizzonte presuppone un cammino che e'
avventuroso, fatto di avanzate e ritirate, sorprese e momenti di
stallo, insomma e' un'avventura".
Il percorso espositivo e' "sincronico", nel senso che non
ha un senso cronologico e si sviluppa secondo "momenti" che si
integrano e si incrociano.
Si apre con un'opera dell'artista
genovese Giulio Paolini dal titolo 'Mimesi' che rappresenta due
sculture di gesso, una di fronte all'altra, equivalenti, "come
se l'una fosse il riflesso dell'altra" e si chiude con un
dipinto di Basquiat, 'Il profeta'.
Ansel Kiefer ha realizzato
appositamente per l'occasione una reinterpretazione dell'Origine
del mondo di Gustave Courbet.
"Il messaggio della mostra - osserva il curatore - e' che la
verita' dev'essere la nostra preoccupazione comune altrimenti
non c'e' civilizzazione possibile". E conclude: "L'arte,
insieme alla filosofia e alla storia, ha sempre avuto un posto
centrale nella mia esistenza. Quello che mi colpisce dell'opera
oltre alla bellezza e' la capacita' di rendere le persone piu'
intelligenti".
25/06/13
Di cosa è fatta la nostra paura.
Di cosa è fatta la nostra paura ?
In cosa consiste esattamente ? La
nostra paura è un insieme di paure. Alcune ci servono per vivere.
Se non provassimo alcune paure, saremmo destinati
all'autodistruzione.
Sono dunque, fisiologiche.
Altre sono invece, le avvertiamo invece,
come zavorre.
Sentiamo che queste paure rappresentano il
modo che il nostro io interiore ha per bloccare ogni cambiamento, ogni crescita
ogni possibile evoluzione. Il rischio del cambiamento è ciò che più ci
atterrisce anche se siamo coscienti che - come ha scritto Krishnamurti -
l'unica cosa che si ripete costante nella vita è il cambiamento.
Proprio per questo, nel flusso permanente
che ha ed è la vita - dove ogni cosa mai
si riposa - noi sentiamo il
bisogno di creare permanenza, di costruire qualcosa che ci illudiamo non cambi,
qualcosa che resti sempre, che non sia mutevole e cedevole come ogni cosa della
vita dei viventi.
Per bloccare dunque il flusso che ci
spaventa, le nostre paure ci impongono di aver paura e di fermarci in tempo.
Bloccati dalla paura e dalle paure, ci sentiamo in fondo più
sicuri.
Eppure, come insegnano le diverse
psico-analisi - e come insegnano anche le religioni tradizionali - ogni
cambiamento è possibile solo se e in quanto siamo disposti ad attraversare le
nostre paure. Le nostre zone d'ombra, come vengono chiamano nella
terminologia junghiana.
Per affrontare le nostre paure occorre il coraggio: la virtù umana che Michel Serres
ha definito quella oggi più importante.
Il coraggio non può essere dato.
Il coraggio è una qualità umana che
sperimentiamo soltanto nella concretezza della nostra vita. Nessuno, in
assoluto, può dirsi un vile o un coraggioso. Il fatto di esserlo - e di
esserlo con se stessi - deriva fondamentalmente da ciò che decidiamo di essere
di momento in momento, nel flusso delle nostre vite.
Il giudizio - e l'autogiudizio - ci
paralizzano. Soprattutto perché siamo abituati a non dare un volto alle nostre
paure, a non parlarne, e a far finta che non esistano.
Le paure, invece, se vogliamo affrontarle,
debbono per prima cosa essere riconosciute. Accettate. Non negate,
non rimosse. Siamo esseri animali dotati di istinto: la paura fa parte di noi.
Siamo esseri dotati di spirito - ciascuno ne è provvisto, ciascuno nasce
diverso da un altro, la nostra individualità unica e irripetibile E' spirito -
e di coscienza: la coscienza e lo spirito ci aiutano a riconoscere e ad
accettare le nostre paure.
A tenerle vicino, a non averne
paura.
Solo così, la coscienza e la paura, non negandosi a vicenda, realizzeranno insieme il fine della vita, che è il cambiamento consapevole. L'essere consapevoli del cambiamento. L'essere capaci di cambiare restando sempre consapevoli di sé.
Solo così, la coscienza e la paura, non negandosi a vicenda, realizzeranno insieme il fine della vita, che è il cambiamento consapevole. L'essere consapevoli del cambiamento. L'essere capaci di cambiare restando sempre consapevoli di sé.
Fabrizio Falconi
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