05/11/26

La storia stranissima dei Van Gogh rubati a Roma

 



Quanti quadri ha realizzato Vincent Van Gogh nei suoi trentasette anni di vita?

Più di 900 (si arriva a 2500 comprendendo schizzi e disegni). Praticamente, considerato che ha lavorato solo per 10 anni, dall'età di 27 anni fino a 37, Van Gogh è stato incredibilmente prolifico, producendo praticamente quasi una nuova opera ogni 36 ore.

Ma quanti quadri ha venduto Van Gogh nella sua vita?

UNO.

Sì, per quanto siano state ipotizzate ulteriori vendite (forse un autoritratto venduto da suo fratello Theo e forse qualche disegno comprato da amici), l'unico quadro venduto con certezza da Vincent Van Gogh durante la sua vita è stato infatti Il vigneto rosso, comprato da Anna Boch, pittrice e mecenate, sorella di Eugène, anche lui artista e amico di Vincent.

Ritornando sulla sua parabola in retrospettiva, la vita di Van Gogh sembra provvidenzialmente concludersi con quel colpo di pistola nel luglio del 1890, quasi l’artista si rifiutasse di mettere i piedi nel Novecento, il secolo che stava arrivare, il secolo brutale.

L’anno prima della sua morte, il 1889 erano nati a pochi giorni di distanza uno dall’altro, tre personalità che quel secolo non soltanto lo attraversarono, ma lo segnarono, con soavità, ferocia, pensiero: Charlie Chaplin, Adolf Hitler, Ludwig Wittgenstein.

Ma Vincent… Vincent no. Van Gogh nell’abisso aveva guardato forse prima e più a lungo degli altri. E l’abisso l’aveva trascinato via con sé. Per tutta la vita, Vincent aveva fatto i conti con i suoi mostri. E in quegli stessi anni Friedrich Nietzsche aveva ammonito: “Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te” (Al di là del bene e del male, 1886).

Vincent rinunciò a diventare un mostro: decise di morire prima, lasciando le sue opere a parlare per e di lui.

I suoi quadri diventarono nel secondo dopoguerra del Novecento, quando le bombe cominciarono a tacere, epitaffi e materiale inconscio collettivo, universale. La moneta, che tutto corrompe, è diventata imprevedibilmente risarcimento dell’insuccesso, rivalsa definitiva, trionfo materialista di quel che fu, in vita, l’opposto.

E’ significativo che due (su tre) dei Van Gogh in tutto nei Musei pubblici italiani (sì, l’Italia ha soltanto 3 Van Gogh in tutto), siano stati oggetto di clamoroso furto e poi miracolosamente ritrovati, quasi come se essi non potessero veramente perdersi nella dissipazione del mondo moderno.

Successe una notte di non molti anni fa.

Nella notte tra il 19 e il 20 maggio del 1998 i due struggenti quadri di Vincent, Il giardiniere e L’Arlesiana (Madame Ginoux), entrambi (mal) custoditi dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, scomparvero insieme a Le Cabanon de Jourdan, opera di Paul Cézanne (1906). Entrambi erano stati dipinti da Van Gogh nell’ultimo anno della sua vita, nel manicomio di Saint-Remy, in Provenza, dove Vincent si era fatto volontariamente internare dopo l’increscioso litigio con l’amico Gauguin e l’automutilazione dell’orecchio.

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