06/02/12

La visione di Costantino e l'Arco di Malborghetto - 5. Il casale di Malborghetto.


5. Il casale di Malborghetto.

Ma dove avvenne esattamente questa Visione ?

Per rispondere dobbiamo spostarci un po’ fuori dell’Urbe. Risalire l’antica Via Flaminia, e raggiungere il chilometro 19.

Come abbiamo visto precedentemente, l'armata di Costantino, proveniente dal Nord Italia si accampò, in quella fine di ottobre del 312 d.C. sulla Via Flaminia, prima del combattimento finale con le truppe di Massenzio.

Considerando l’inizio dei combattimenti, il quale avvenne nella piana di  Saxa Rubra, è presumibile che gli uomini di Costantino si fossero accampati qualche chilometro prima, un po' più a monte, e non è difficile ipotizzare che il luogo scelto dovesse essere prima della collina di Prima Porta, dove oggi sorge il grande cimitero comunale, il più esteso di Roma.

Il Casale di Malborghetto è un edificio rurale medievale, che passa quasi inosservato agli occhi di chi transiti sulla Via Flaminia, seminascosto com’è dalla vicina linea ferroviaria.  Si presenta come un comune palazzo alto e quadrato in mattoni di travertino adiacente ad una piccola chiesa.  Ma guardando appena più attentamente non è difficile riconoscere il nucleo originale della costruzione, rivelato dal diverso colore e dal diverso materiale usato nnella struttura dell’edificio. Ben visibile si identifica il disegno di un imponente arco quadrifronte romano, eretto, come risulta da vari indizi (tra i quali mattoni con i bolli dell'età di Diocleziano) all'inizio del IV secolo a.C.



Eppure l’arco di Malborghetto, curiosamente,  non è ricordato da alcun documento fino alla fine del Duecento, quando viene citato in un atto di compravendita della costruzione, ormai trasformata in un fortilizio.

Dopo vari trascorsi, tra cui una devastazione attribuita agli Orsini nel 1485 (che a quanto pare determinò il toponimo di Malborghetto), l'edificio (quel che ne restava) risulta affittato verso la metà del 1500  da un farmacista milanese che viveva a Roma,  in Via della Scrofa. Questo personaggio portava il cognome Pietrasanta, e il nome di battesimo proprio Costantino, circostanza davvero curiosa.  Ma all'epoca non vi era nessuno, ovviamente,  che mettesse in relazione l'edificio con l'Imperatore romano.
Il Pietrasanta fece restaurare la costruzione sotto il pontificato di Pio V, lasciandone  futura memoria in una scritta di brutte maioliche, ancora visibili, sul frontone sotto il tetto.

In seguito ci furono altri restauri, finché ai primi del secolo, un archeologo tedesco -  Fritz Toebelmann - studiò finalmente a fondo, per cinque lunghi anni, il monumento giungendo alla conclusione che esso fosse stato eretto per commemorare la vittoria di Costantino su Massenzio, trattandosi dell'unico evento storico significativo accaduto nella zona in quel determinato periodo storico.  Toebelmann, prima di morire ancora giovane nelle trincee della Grande Guerra, arrivò a tale convinzione dopo aver minuziosamente esaminato i materiali di costruzione dell’edificio, e aver rinvenuto, incassati nei muri, alcuni mattoni con impresso il bollo dell’imperatore Diocleziano, circostanza che rese possibile datare con precisione la costruzione del primo arco, come manufatto del IV. secolo dopo Cristo (6).

Del resto le stesse dimensioni monumentali dell’Arco (m.14,86 X 11,87 X 7) con i basamenti rapportabili a quelli dell'unico quadrifronte sopravvissuto a Roma, quello del  Velabro, testimoniavano che l’Arco stesso dovesse essere stato costruito in quel luogo a ricordo di un evento memorabile, e non poteva non collegarsi alla Battaglia di Ponte Milvio.  
Ma se un Arco avesse dovuto commemorare quella Battaglia, questa è la nostra opinione, tale Arco monumentale avrebbe avuto molte più ragioni di essere edificato proprio a Ponte Milvio (luogo della morte di Massenzio), o nella zona di Saxa Rubra, dove la battaglia ebbe effettivamente inizio.

Perché invece l’edificazione proprio in quel punto, distante diversi chilometri sia da Ponte Milvio che da Saxa Rubra ?

Discende come conseguenza logica, a nostro avviso, proprio dagli studi di Toebelmann l’ipotesi che l’arco abbia  invece una stretta relazione con la VISIONE di cui parlano Lattanzio e Eusebio di Cesarea.


 QUI le precedenti puntate

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