23/07/17

La poesia della Domenica : "Felicità obbligata" di Angelo Lumelli.





FELICITA' OBBLIGATA


I


Chi ha fatto subito qualcosa
ora muove le sue parti
le materie volatili la mente
altri aiuti verso tutto
ma se noi fossimo corpi compiuti
allora è bello scendere da navi
con scarpe comode, a Genova per esempio,
veloci fino all'astratto
infatuato rumore è la luce
astrazioni in cielo una lingua minuta
oh economici e continuativi
anche la borsetta di vernice
anche le madri povere
seduti in questo languore, nel buio, nel tatto,
solo e periodico, dolci passanti,
sempre maggiore è un fatto
adesso ci sono turbolenze
larghi chiarori nell'organico
tu hai progetti nella testa
vigliacchi bambini le loro biglie
vanagloria quel compiuto
storie che bastano appena a se stesse
quando si muta è senza tracce.


Angelo Lumelli, Felicità obbligata(pubblicato in The Favourite Malice, Thomas J. Harrison, Out of London Press, 1983)

22/07/17

Ritorna in libreria: "Roma, Firenze, Venezia", lo straordinario saggio di Georg Simmel.




Meritevole la ristampa finalmente in Italia, da parte di Meltemi, la piccola casa editrice di Sesto San Giovanni, di Roma, Firenze, Venezia, saggio capitale scritto da Georg Simmel tra il 1898 (Roma) e il 1906-1907 (Firenze e Venezia), dopo intensi viaggi in Italia. 

Georg Simmel (1858-1918), filosofo e sociologo tedesco, è considerato uno dei padri fondatori della sociologia e uno dei più noti interpreti della modernità. Nato nel 1858 a Berlino da genitori di origini ebraiche, studia storia e filosofia all’Università Humboldt di Berlino, dove insegna fino al 1914. Costretto in una posizione marginale dall’antisemitismo dell’ambiente accademico tedesco, Simmel è tuttavia al centro della vita intellettuale berlinese. Nel 1909 fonda insieme a Weber e Tönnies la Società tedesca di sociologia. Nel 1914 ottiene una cattedra a Strasburgo. L’inizio della Grande guerra, tuttavia, gli impedisce di insegnare. Durante la guerra scrive le sue ultime opere, riguardanti esclusivamente la filosofia della vita. Muore quasi contemporaneamente alla fine del conflitto, a Strasburgo, nel 1918. 

Si tratta di un piccolo saggio - in tutto non più di 35 pagine (la parte più lunga è riservata a Roma - eppure molto raramente ci si imbatte nella vita di lettore in qualcosa di così straordinariamente denso, e illuminante in ogni singola parola. 

Si potrebbe dire - senza timore di esagerare - che Simmel è davvero il padre della moderna saggistica, attuando nel genere una rivoluzione pari a quella che operarono gli impressionisti nel campo della pittura.

Alle tre città amate, Simmel dedica un'opera dal potente significato estetico, riuscendo a cogliere in modo originalissimo, moderno, l'anima, più che la struttura urbana, architettonico o artistica. In Roma l'analisi ruota attorno alla bellezza unica della città prodotta dalla miracolosa unione di una moltitudine di elementi (apparentemente caotici) sparsi nel tempo e nello spazio, in grado di produrre una armonia perfetta.  Roma assegna a ciascuno il suo posto, scrive Simmel proprio perché a Roma il passato diventa presente o anche viceversa: il presente diventa a tal punto onirico, sovrasoggettivo, quieto, da sembrare il passato. 

In Firenze, Simmel ritrova i temi della fusione tra spirito e natura che ne hanno fatto la città simbolo del Rinascimento, non soltanto storicamente, ma anche nella modernità. Firenze, scrive Simmel, è la felicità degli uomini compiutamente maturi che hanno raggiunto l'essenza della vita o vi hanno rinunciato e che, per tale possesso o tale rinuncia, vogliono cercare unicamente la sua forma. 

Infine in Venezia, forse il saggio più intenso, Simmel si concentra sul tema dell'assenza della verità, in una città dominata dalla realtà esteriore, dall'estetica, che pregiudica l'armonia delle parti, dando luogo alla tragedia della modernità. Venezia, scrive Simmel, conserva tale bellezza come pietrificata, incapace di contribuire alla vitalità e allo sviluppo del vero essere.

Un libro che si legge in un fiato e che resta, come consolazione vera e punto di riferimento. Con una ottima introduzione di Andrea Pinotti. 






21/07/17

Venduta all'asta per 1,8 milioni di dollari la sacca di Neil Armstrong contenente la polvere lunare.


Un anonimo compratore ha sborsato ieri, la bellezza di 1,8 milioni di dollari per entrare in possesso di un reperto veramente eccezionale:  l'oggetto che vedete in foto è infatti la sacca originale della Nasa, usata da Neil Armstrong per raccogliere campioni di roccia lunare, e contiene al suo interno tracce della polvere raccolta direttamente dall'astronauta che per primo ha messo piede sulla Luna. 

In occasione del quarantottesimo anniversario dall’approdo dell’uomo sulla Luna la casa d’aste newyorkese Sotheby’s  ha messo in vendita il preziosissimo reperto, che ha una storia veramente incredibile. 

Qualche anno fa infatti l’agenzia spaziale americana aveva messo all’asta la borsa per sbaglio, perdendola per sempre. 

Il prezioso sacchetto era infatti stato attribuito erroneamente ad un'altra missione e non a quella dell'Apollo 11 del 1969. 

La storia comincia con il ritorno di Armstrong sulla Terra: l’astronauta consegna il sacchetto agli scienziati dello Houston Lab, ma alla NASA nessuno si accorge del campione lunare abbandonato, finché questo non viene incluso in un’asta indetta dal governo insieme ad altri oggetti in qualche modo legati alle missioni spaziali. 

La borsa viene così venduta, due anni fa, a Nancy Lee Carlson, 62 anni, di Chicago, che si aggiudica il sacchetto lunare insieme ad altri lotti, pagando un totale di 995 dollari. 

Nancy, vera appassionata di Spazio e collezionista di rocce rare, capisce che il contenuto della borsa potrebbe essere molto interessante e lo rispedisce alla NASA per farlo analizzare

Una volta accertata la provenienza lunare della sabbia presente nella borsa, l’agenzia spaziale realizza di aver perso per sempre il sacchetto originale di Armstrong e inizialmente rifiuta di restituirlo alla proprietaria. 

La signora Carlson, però, non demorde, e porta l’agenzia in tribunale. La corte le dà ragione, e la NASA è costretta lo scorso febbraio a restituire il sacchetto conteso. 

E la signora Carlson che non ne ha voluto sapere di restituirlo, ha dichiarato alla Reuters che donerà una parte del ricavato dell’asta alla sua università, la Northern Michigan University per istituire una borsa di studio.



09/07/17

Poesia della Domenica: "Vaticinio" di Nanni Cagnone.




Questa notte
duramente senza lingua
sembra degna di un pianto.
Anche il sonno
fa cadere le armi, il sonno
così munito di vittorie
che nell'atrio del mondo
sta sicuro. Potesse
il puntiglio delle palpebre
scoprire il tramestìo
dei dormienti, come un intonaco
di nubi che cade dal cielo.

La sera chiude la torre
i battenti girano tardi,
Mnemòsyne allora senza strada
si unisce ai viventi.
Torre, tempio geloso
come un cerchio, specola
di fissità: ti è stato chiesto
di compiere con riguardo
sulla superficie della terra,
di rubare poco al respiro.
Occorre curvarsi
più profondamente
sull'aratro dello scriba
per sentire il suono
delle parole dove
si circonda di antenati e
mette unghie in qualcosa,
come un primogenito
alla fine della ruota
eredita con sforzo
e insonnia
un palcoscenico echeggiante.

Sgranato molto tempo, lo possiede
la dismisura che chiama
in basso le forze, come un'erma.
Ostacolo del mondo, che ha
i suoi fini e non lascia
uomini agire, da sovrano
- li precede: essi così
rivivono passando in sfere
già misurate.
Nonostante, dovrà il suo auriga
essere molti e correre su tutto
senza avvicinarsi né distinguere
- auriga di volto oscuro
viaggio non vittorioso
interminabile, aria mossa
dei crocicchi che nessuno coltiva.
E Imène, vigilia che deve
solamente perire.

Legamento sottile tiene in volo
ma agitato e dormiente
come sei, privo d'intesa,
dovendo con l'occhio
solo assistere al ventre,
il volteggiante seguito del giorno
incustodisci ed ami.
Vana avversità la tua distanza,
falsa membrana che ti fa
splendere lontano, come un celibe,
tirando i fili della stoffa
a un mutamento inutile.
Nel colmo delle notti
non si scava, e anche lontano
dispiacere dei luoghi
è l'orizzonte.

Egli nel proprio biasimo
disfaceva così
tardi i suoi rotoli,
lungo interpolato desiderio
nella palude grave dei papiri.
Psyche, logos che cambia
secondo gli esseri,
e ha il potere di non mostrarsi,
ed è il dio per il quale si giura.



Nanni Cagnone, tratto da Vaticinio, libro quarto, 1984.

(pubblicato in The Favourite Malice, Thomas J. Harrison, Out of London Press, 1983).

08/07/17

L'incredibile vicenda di Sebastiano Caboto, esploratore veneziano del '500 in un nuovo libro.



A Sebastiano Caboto, l'esploratore veneziano che nel 1526 intraprese per conto del re di Spagna un importante viaggio lungo le coste e alcuni fiumi del continente sudamericano, e' dedicato un libro

Lo ha scritto Gherardo La Francesca, gia' ambasciatore d'Italia in Brasile, "Sebastiano Caboto. Storia di un viaggio nel cuore profondo del continente sudamericano" e' la fedele ricostruzione storica della spedizione geografica diretta dal navigatore italiano attraverso l'Oceano Atlantico, per risalire oltre milleduecento chilometri lungo il corso dei grandi fiumi latinoamericani e penetrare nel cuore profondo e sconosciuto del continente

La storia, ricostruita con l'ausilio di un prezioso repertorio documentale e corredata da 74 riproduzioni di altrettante mappe, documenti, stampe e strumenti nautici del XVI e del XVII secolo, segue le varie tappe del viaggio del navigatore italiano che, partendo dal porto andaluso di San Lucar de Barrameda al comando di quattro navi, dopo una sosta nelle isole Canarie che allora costituivano l'ultimo avamposto del mondo conosciuto, si addentro' nelle acque ancora quasi inesplorate dell'Oceano Atlantico. 

Popolate, secondo leggende ancora assai diffuse, da mostri marini e caratterizzate da acque ribollenti, interminabili calme e improvvise violentissime tempeste. 


"A rileggere il resoconto della spedizione Caboto - ha affermato Pierangelo Campodonico, direttore del Galata Museo del Mare - vengono in mente le pagine di Cuore di tenebra di Joseph Conrad: anche qui, si puo' dire che dentro il cuore dell'uomo bianco si annida un demone insaziabile. La risalita del Parana', come quella del fiume conradiano, e' in realta' una discesa agli inferi, un viaggio nell'alterita'. Stupisce questa capacita' di adattamento dell'uomo che ha respirato l'aria del Rinascimento, di adattarsi e di sentirsi a suo agio in ogni contesto

"La Francesca - sottolinea la professoressa Maria Rosaria nella presentazione del libro - attinge alla sua personale esperienza di esperto navigatore per spiegare le difficolta' e i problemi tecnici legati all'attraversata atlantica e all'esplorazione di Caboto: distanze in miglia, nodi, venti, correnti marine, tipologie e limiti delle imbarcazioni"

L'autore infatti con la sua barca, costruita a Taiwan, chiamata Pulcinella, ha attraversato il Mar della Cina Meridionale, lo stretto di Malacca, l'Oceano Indiano, il Mar Rosso, il Mediterraneo e da ultimo nel 2014 l'Oceano Indiano. Il volume, e' uscito per la prima volta nel 2015 in Paraguay e ora in traduzione italiana. La Francesca e' nato a Roma nel 1946. Laureato in Giurisprudenza, e' stato diplomatico in Grecia, Egitto, Giappone, Argentina, Cipro e Brasile. 

07/07/17

Aprono al pubblico (appena restaurate) le Stanze di Elena, la madre di Costantino, a Santa Croce in Gerusalemme.




Nuove scoperte nell'area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme all'interno delle Domus costantiniane

Grazie alla nuova indagine della Soprintendenza Speciale di Roma sono emersi tre ambienti finora sconosciuti della Domus dei ritratti, che chiariscono la struttura e le funzioni di questa residenza dei dignitari della corte di Elena, madre dell'imperatore Costantino.

La zona della Domus dei ritratti e della Domus della fontana e' stata anche interamente restaurata, dando risalto alle murature e ai pavimenti, con i loro preziosi mosaici del IV secolo. La pulitura degli ambienti e le nuove scoperte hanno anche reso piu' leggibile ai visitatori il complesso residenziale con le sue divisioni e funzioni.

Le aperture speciali del comprensorio di Santa Croce in Gerusalemme - ha annunciato la soprintendenza - saranno articolate in due fasi: da domani 8 luglio fino al 16, le visite guidate saranno gratuite e senza prenotazione dalle 19 alle 20. 


Dal 21 luglio all'1 settembre tutti i venerdi' apertura gratuita dalle 20 alle 23 con visite guidate su prenotazione

"Lo scavo archeologico di questo lotto espande lo scavo delle Domus. Sono nient'altro che le residenze dei cortigiani di Elena, madre di Costantino che agli inizi del IV secolo si stanzia a Roma come reggente, mentre il figlio va a Costantinopoli", ha spiegato il soprintendente Francesco Prosperetti. "Abbiamo messo in luce nuovi ambienti che danno nuove notizie su un ingresso della Domus principale, la Domus dei ritratti. Il restauro inoltre ha permesso di stabilire meglio le divisioni tra le varie stanze", gli ha fatto eco l'archeologa Anna De Santis.

06/07/17

Roma Sparita rinasce sul Web grazie alla Università di Stanford che mette online il Fondo Lanciani.



Dal vecchio San Pietro al Palatino senza il Settizonio. 

Roma "sparita" rinasce in migliaia di immagini - disegni, stampe, fotografie, bozzetti di monumenti storici dal Cinquecento al Novecento - postati in rete grazie allo sforzo congiunto di universita' americane e del governo italiano

Il materiale e' quello collezionato dal celebre archeologo romano Rodolfo Lanciani e conservato - visibile finora solo su appuntamento - al quarto piano di Palazzo Venezia. Lanciani voleva documentare l'intera storia di Roma dalle origini ai suoi giorni e lo aveva fatto raccogliendo circa 15 mila tra disegni e stampe alcune a firma di artisti come Giani, Valadier, Piranesi, Rossini e Caracciolo

L'iniziativa digitale riguarda circa quattromila immagini. 

"Roma e' una citta' dai molti strati", ha detto Erik Steiner, co-direttore dello Spatial History Project del CESTA (Center for Statial and Textual Analysis) di Stanford in California: "Per conoscerne la storia devi guardare strato per strato. Questa collezione e' un aiuto"

L'archivio online documenta momenti iconici delle trasformazioni della citta' dei Papi, come quando Palazzo Branconio dell'Aquila di Raffaello fu distrutto a meta' Seicento per far posto al Colonnato del Bernini, ma anche la sua vita quotidiana, ad esempio i mercati che a partire dal Quattrocento arrivarono a Piazza Navona

L'iniziativa e' il frutto di una collaborazione biennale tra CESTA, le biblioteche universitarie di Stanford, l'universita' dell'Oregon, il Dartmouth College e le autorita' italiane

"L'ambizione era quella di portare una delle citta' del mondo piu' documentate nell'era digitale - ha detto Steiner al sito di Stanford - usando le best practices e gli strumenti messi a punto dalle nostre biblioteche". 

Dopo la morte di Lanciani nel 1929 la sua biblioteca fu venduta all'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte a Roma su raccomandazione dell'allora direttore Corrado Ricci


"E' un materiale molto importante ed e' stato usato da molti studiosi, ma le possibilita' di accesso sono molto limitate", ha detto l'archeologo italiano Giovanni Svevo che ha collaborato al progetto assieme a James Tice dell'Universita' della University of Oregon e Nicola Camerlenghi di Dartmouth. 

L'iniziativa digitale e' stata sostenuta dal ministero per i Beni Culturali, dalla Kress Foundation e dall'Istituto Nazionale di Archeologia. "La collaborazione con il governo italiano e' stata molto importante", ha detto Camerlenghi. Digitalizzare l'archivio 

Lanciani e' parte di un progetto piu' ampio per ricreare la storia degli spazi urbani di Roma. L'iniziativa, chiamata "Mapping Rome", e' nata nel 2004 dalla collaborazione con Steiner e Tice con Allan Ceen, il direttore dello Studium Urbis, un progetto dedicato alla storia urbanistica di Roma. 

04/07/17

"Direzione inversa" - la delicata e intensa prosa poetica di Letizia Dimartino in un nuovo libro.



Esce per il piccolo ed elegante editore Il seme bianco uno dei libri più interessanti della stagione.

L'ha scritto Letizia Dimartino che è nata a Messina nel 1953 e vive a Ragusa. Poetessa che ha già alle spalle diversi volumi, da Verso un mare oscuro (Ibiskos, Empoli),  a  La voce chiama (Archilibri, Comiso 2010), fino al suo ultimo Stanze con case, uscito nel 2015 per Giuliano Ladolfi Editore, la Di Martino è quella che si può considerare una vera outsider della scena letteraria italiana,  nel senso più nobile che si può dare a questa parola: quello di autore appartato, che non ha mai frequentato i salotti giusti e che vive semplicemente della sua sofferta ispirazione. 

Il libro della Dimartino è prezioso innanzitutto perché frequenta un genere molto raro per l'editoria italiana, quello della prosa poetica, del racconto poetico.  Quel territorio proficuo e ambiguo dove la parola si fa sfuggente, non definisce interamente, non racconta e basta, ma spezza un ordine preesistente, rompe i piani del lettore, costringe ad un continuo ri-pensamento. 

E' così in questo insieme di 12 racconti (numero forse non casuale), che racchiudono in fondo un'unica storia, un unico flusso di voce. 

L'altro genere che questo libro frequenta è il memoir, il racconto auto-biografico che riannoda momenti della propria vita in una sorta di vortice ruminante.  Frammenti che si sovrappongono e si chiamano uno che l'altro, componendo il caleidoscopio di una esistenza.

E' come se anche qui, i ricordi non possano dipanarsi secondo un ordine, secondo una logica, ma soltanto attraverso la personale sensibilità dell'autrice, che questi ricordi vede vorticare sopra il suo letto, sopra la sua stanza, entro la quale ha scelto di recludersi per tentare di essere - come sosteneva Pascal - in pace con se stessi.

E però nessuna pace è in fondo veramente possibile, finché si è vivi.  I ricordi aiutano, fanno pensare, fanno bene e fanno male, ma non salvano. Perché ciò che è perduto, non torna mai definitivamente.

Lo avverte, il libro, già dall'epigrafe, riportando una dura sentenza dai Tristia di Ovidio:
Se mai qualcuno ci sarà che chieda della mia vita, gli dirai che vivo, ma non gli dirai che sono salvo.

La Dimartino è in queste pagine, senza difesa. Racconta e si racconta in ogni stagione della vita, a volte sovrapponendo i tempi e i luoghi.  Ma con la consapevolezza di un carattere-destino che si annuncia già precoce. Scrive nel primo racconto - Caro Diario :

Camminavo già poco, ero giovane ero triste avevo una figlia piccola con i riccioli chiari l’amore stavo perdendolo, guardavo e tutto mi scappava. Avevo solo la sofferenza nuova che pervadeva un corpo bloccato, i pensieri non liberi, i giorni sciupati. Ero a Ginevra, anni ’80, splendidi. I colori della notte che non arrivava mai nel suo cielo cristallino. Non sapevo cosa volesse dire essere adamantina. Non sapevo nulla. La poesia mai immaginata. Né lo scrivere tutto. I medici vedevano le mie lacrime. Mi meravigliavo di averle. Tutto cominciava. Non sapevo il mio ancora. Ginevra celeste.

E' un diario che a volte assume il carattere di agenda.  L'agenda della vita esteriore che scandisce il passaggio di tempi interiori infinitamente dilatati, o angosciosamente ristretti. Come scrive in Ore:

Alle 10:20 penso al mio amico poeta che scrive: «Il mondo comincia ogni quaranta minuti esatti». Ne rido divertita. Anche a me succede, a me che sto ferma e non attraverso strade e città. Che non prendo treni e aerei, che non vedo più stazioni e non posseggo valigie. A me cui tutto non gira. Ogni quaranta minuti tutto cambia. Sarà perché lo voglio sarà perché forse è vero sarà perché la poesia non toglie il sospiro e dona parole sconosciute e giorni e ore.

Ritornano, fra queste pagine, amori perduti, amori viscerali, incontri casuali, figli, mariti, e soprattutto case.  Poi storie:

E Santino si inventa un amore immediato. Quando la giovane donna lo condurrà al mare lui le terrà la mano. Non guida, ha paura. Ma la mano di lei è maschia e porta conforto. Non parlano. Santino non parla quasi più. Ha un regalo per lei. Ne avrà tanti. Lei accetta. Ha la città nel cuore, ha un figlio da crescere. Ha una casa vuota e Santino potrebbe salvarla. Chissà.

Figure che non si dimenticano, come quella descritta in Marta:

Non ha amiche, ama solo una persona. Che non ha occhi belli, che non ha una vita semplice, che cambia umore spesso. Marta ha nausea, ha pure paura. Lui si abbassa e la guarda. Stringe le sue dita.altri amori io? Avrò una vita? Ancora e ancora?».

L'impressione di uno scialo, di quello scialo che è la vita, trova contrasto nella forma inafferabile del ricordo personale, che è nervo, muscolo, cuore, arteria, sangue, pelle, segno, ruga.   E' solo questo presente che testimonia l'importanza del vissuto e quindi anche i ricordi. Quel che non è stato non tornerà. Così come quel che è stato.  Ma è proprio questo vortice di possibilità, di incontri, di straniamento, di avventura esteriore e interiore, il senso di questa leggera e dolorosa cosa che chiamiamo vita. Che non si finisce mai di ri-scrivere. Come dice l'autrice nelle ultime parole del suo bellissimo libro:

Tanti anni fa scrissi un romanzo. Ogni pomeriggio delle pagine. Erano complete e belle. Sì belle e ben scritte. In quel tempo stavo leggendo Kundera. Era estate. Lasciavo il suo libro e iniziavo il mio. Solo che era tutto nella mente, mai una parola sul foglio. E così l’ho perso, l’ombra del pomeriggio me la ricordo ancora, il letto dalle lenzuola fresche e la trama e tutto ciò che era diverso e inusuale. E l’ho perso, per sempre. Peccato. Non ricordo più neanche di cosa parlasse, forse di me in quadri singoli, c’era la mia prima casa, chi mi aveva amato. Forse sto rifacendolo il romanzo.


Fabrizio Falconi 

03/07/17

Fu la Malaria a fermare Attila ? Scoperte affascinanti lungo il Tevere.





Potrebbe essere stata la presenza di una vasta area infestata dalla malaria nella zona dell'attuale Lugnano in Teverina tra i motivi principali che hanno arrestato l'avanzata di Attila, re degli Unni, verso Roma: e' al momento solo una teoria storico-scientifica, ma su di essa stanno lavorando, per cercare di approfondire tutti gli aspetti e trarne un quadro definitivo, gli archeologi di Stanford University, Yale University e Universita' dell'Arizona, impegnati negli scavi nella necropoli di Villa Gramignano. 

Le ricerche potrebbero così dare una risposta a uno dei misteri più resistenti della storia, sul perché cioè, nel 410 durante la sua travolgente invasione dell'Italia, dal Nord al Sud, Attila decise di fermarsi, di tornare indietro, risparmiando così Roma dai suoi saccheggi. 

Ricerche che non e' escluso possano fornire elementi importanti ed utili anche per la ricerca medica, in particolare proprio sulla malaria

Nella necropoli dei bambini, cosi' conosciuta al mondo scientifico, e' stata infatti gia' da tempo scoperta la presenza di numerosi infanti morti a causa di un ceppo della malattia, il plasmodium falciparum, che provoco' molti decessi in poco tempo

"Quelle fatte a Poggio Gramignano sono scoperte eccezionali" ha detto durante la presentazione nella sede della Provincia di Terni dei risultati della campagna di scavi 2016, il sindaco di Lugnano, Gianluca Filiberti. 

 "Cio' che gli archeologi stanno cercando - ha continuato - e' una maggiore e definitiva certezza su cio' che si e' gia' trovato per un sito che potrebbe essere stato molto importante anche a livello storico". 

 La campagna di scavi 2016, svolta dall'equipe coordinata dal professor David Soren, ha proseguito il lavoro avviato sul sito tra la fine degli anni '80 e il 1992, che aveva portato alla luce i principali ambienti abitativi di una villa di epoca romana riutilizzata come necropoli a partire dalla meta' del V secolo d.C., da cui emersero i resti di 47 bambini morti. 

 I nuovi scavi hanno indagato una sezione della necropoli scavata solo parzialmente durante le passate campagne, permettendo di applicare le nuove tecniche d'avanguardia, per individuare piu' facilmente le prove di malaria. 

Oltre ai materiali fittili e ceramici e ai resti delle strutture murarie crollate, gli strati scavati hanno restituito un'abbondante presenza di ossa animali. La campagna di scavi del 2017 - e' stato spiegato stamani - continuera' sul progetto in itinere dallo scorso anno con la speranza di poter trovare sia ulteriori insediamenti relativi alla villa, sia per quanto riguarda la necropoli di bambini alla quale potrebbe aggiungersi quella degli adulti, vista l'epidemia malarica che causo' la morte dei piccoli. 

02/07/17

La poesia della Domenica - "In riva al mare" di Umberto Saba.





In riva al mare

Eran le sei del pomeriggio, un giorno
chiaro festivo. Dietro al Faro, in quelle 
parti ove s'ode beatamente il suono
d'una squilla, la voce di un fanciullo
che gioca in pace intorno alle carcasse
di vecchie navi, presso all'ampio mare
solo seduto; io giunsi se non erro,
a un culmine del mio dolore umano. 

Tra i sassi che prendevo per lanciare
nell'onda (ed una galleggiante trave
era il bersaglio), un coccio ho rinvenuto,
un bel coccio marrone, un tempo gaia
utile forma nella cucinetta, 
con le finestre aperte al sole e al verde
della collina. E fino a questo un uomo
può assomigliarsi, angosciosamente.

Passò una barca con la vela gialla,
che di giallo tingeva il mare sotto;
e il silenzio era estremo. Io della morte
non desiderio provai, ma vergogna
di non averla ancora unica eletta,
d'amare più di lei io qualche cosa
che sulla superficie della terra
si muove, e illude col soave viso. 


Umberto Saba, da L'Amorosa Spina, 1920. 

30/06/17

Scoperti tessuti colorati 3.000 anni fa nella Timna Valley in Israele.



Archeologi israeliani hanno scoperto frammenti di tessuto di lana, tinti di rosso e blu, risalenti a circa 3mila anni fa. 

La scoperta e' avvenuta nella Valle di Timna, nel deserto dell'Arava nel sud del paese, durante scavi cominciati nel 2013

Nella zona - una delle piu' belle di Israele - erano attive 1100 anni prima della nascita di Cristo le Miniere di rame di Re Salomone (suo il Regno dell'epoca) e i frammenti di tessuto si sono preservati cosi' a lungo grazie al clima arido del luogo. 


La scoperta - hanno sostenuto gli studiosi Naama Sukenik delle Antichita' israeliane e Erez Ben-Yosef dell'Universita' di Tel Aviv che hanno lavorato con un team di ricercatori di quella di Bar-Ilan - e' una delle prime testimonianze dell'uso in Israele e nel Mediterraneo dell' est di colori tratti dalle piante

Secondo i ricercatori i minatori erano autorizzati a usare abiti colorati come emblema del loro alto status. 

L'analisi dei tessuti ha indicato per il rosso l'uso delle radici della Robbia (Rubia Tinctorum), mentre per il blu il Guado (Isatis Tinctoria). Entrambe le piante sono ben conosciute fin dall'antichita' e sono state adoperate fino all'avvento dei tessuti sintetici. 

29/06/17

Tornano in Libreria i "Misteri dei Rioni e dei Quartieri di Roma" in edizione tascabile.




Torna in libreria, dalla seconda metà di luglio, Misteri e segreti dei rioni e dei quartieri di Roma, che ho scritto per l'editore Newton Compton nel 2013, e che era ormai esaurito. 

Si tratta di un volume (416 pagine) che racconta storie poco conosciute su molti luoghi di Roma, frutto del lavoro personale di ricerca degli ultimi anni (parte di questo materiale è il frutto degli articoli pubblicati nel tempo su questo e su altri blog). 

Qui sotto trovate l'indice completo dei luoghi che ho trattato nel libro, nella divisione per gli antichi ventidue rioni di Roma e dei quartieri periferici. 


I – Monti

1. Il sacello della Papessa Giovanna
2. L’antichissimo ritratto del Salvatore nel mosaico della Basilica di San Giovanni in Laterano.
3. Villa Aldobrandini, la Villa nascosta e il dipinto più bello del mondo
4. Il Quadrato Magico e il palindromo nei sotterranei di Santa Maria Maggiore.
5. L’immagine acheropita conservata nel Sancta Sanctorum della Scala Santa al Laterano e il Velo di Camulia.
6. La Torre delle Milizie, la più alta di Roma.
7. La Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, e i Papi morti di morte violenta.

II- Trevi

1. La testa di San Giovanni Battista nella chiesa di San Silvestro in Capite in Piazza San Lorenzo.
2. La strana storia del Vicolo Scannabecchi
3. Il palazzo Mengarini al Quirinale e la leggenda dell’avvocato Agnelli
4. La  basilica dei Santi Apostoli, le reliquie di Filippo e Giacomo, le più sicure della cristianità.
5. L’Asso di coppe nella Fontana di Trevi.
6. Il palazzo Maccarani – Brazzà, dove nacque il più grande esploratore italiano.
7. Palazzo Barberini e il prodigio del sole nell’uovo.



III – Colonna

1. I resti della grandiosa Meridiana di Augusto nelle cantine dei palazzi di San Lorenzo in Lucina.
2. Il Vicolo della Spada d’Orlando.
3. Via Capo le Case e la dimora romana di Teresa di Lisieux.


IV – Campo Marzio

1. Via Margutta, Novella Parigini e il Segno del Comando.
2. La Cappella Chigi nella Basilica di Santa Maria del Popolo, Dan Brown e la setta degli Illuminati a Roma. 
3. Piazza di Spagna, il malocchio e il fischio del Mosè.

V- Ponte

1. Il trofeo del Teatro Apollo sul Lungotevere, oggi scomparso, il primo teatro pubblico di Roma e il genio stravagante di Cristina di Svezia.
2. La Casa di Fiammetta e le tombe delle prostitute.
3. Via Giulia, l’Arco dei Farnese e il prodigio della mula che partorì.
4. La Basilica di Sant’Apollinare e la misteriosa sepoltura di Renatino, il boss della Banda della Magliana.

VI – Parione

1. Il monumento a Giordano Bruno in Campo de’ Fiori.
2. La Tomba di Laudomia, figlia di Brancaleone, nella chiesa di San Pantaleo.
3. La  Piazza del Biscione, il Teatro di Pompeo e le mummie spaventose di Roma.

VII – Regola

1. La magica prospettiva di Borromini e il piano nobile di Palazzo Spada.
2. Il Ponte Garibaldi
3. Il Palazzo del Monte di Pietà e l’orologio dalle ore matte.


VIII – Sant’Eustachio

1.La chiesa di Sant’Eustachio e il patrizio romano che diede il nome ad un intero rione.
2. Il prodigio architettonico di Sant’Ivo alla Sapienza e il genio irrequieto di Borromini
3. La Buca dei Malati di Via delle Coppelle e la più antica iscrizione in lingua latina.

IX – Pigna

1. Le chiese del Gesù e di Sant’Ignazio e la tomba di Kircher sparita
2. Largo Argentina, la Curia di Pompeo, il luogo esatto dove fu assassinato Giulio Cesare.
3. Il pulcino della Minerva, un condensato di sapienza ed esoterismo.
4. La Chiesa di San Marco Evangelista al Campidoglio e il Vangelo scritto a Roma.

X-Campitelli

1. La chiesa di Santa Francesca Romana e l’impronta del ginocchio di San Pietro.
2. La casa di Michelangelo a Macel de’ Corvi (oggi Piazza Venezia)
3. Il simbolo di Roma: la Lupa dei Musei Capitolini, forse un falso medievale.
4. Il misterioso Lupercale, forse ritrovato.
5. La statua parlante di Madama Lucrezia in Piazza Venezia.
6. Il bambinello miracolo dell’Aracoeli, un furto senza colpevoli. 
7. L’orologio di Roma, sul campanile del Palazzo Senatorio al Campidoglio.

XI- Sant’Angelo
1. I misteri della Fontana delle tartarughe di Piazza Mattei.
2.La casa di Lorenzo Manilio
3. Il Portico d’Ottavia e il fantasma.

XII – Ripa

1.  Il roseto comunale e le migliaia di tombe nascoste del cimitero ebraico.
2.  La Bocca della Verità e la mirabile leggenda della scaltra donna.
3. Il più antico tempio in pietra di Roma nell’area sacra di Sant’Omobono.
4. La Cloaca Maxima, la fognatura più famosa della storia.

XIII – Trastevere

1. La statua di Cecilia e il corpo della Santa di Trastevere rimasto intatto.
2. Il carcere di Regina Coeli e i tre gradini.
3. La Quercia del Tasso al Gianicolo e la campana salvata da Garibaldi.
4. L’Orto Botanico del Gianicolo.
5. Villa Sciarra e la damnatio memoriae di Mussolini.

XIV- Borgo

1. La fontana scomparsa e Sant’Elena.
2. Castel Sant’Angelo e la spada delle esecuzioni.
3. Il Vicolo del Campanile e la Casa di Mastro Titta.  

XV- Esquilino

1. Il tempio di Minerva Medica
2. Il Titulus Crucis nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.
3. La Stazione Termini e l’Obelisco spostato.

XVI – Ludovisi

1. Il demonio con la faccia di un Papa nella Chiesa dei Cappuccini a Via Veneto.
2. Villa Ludovisi e il Casino dell’Aurora.
3. Via Veneto e i numeri di Fra’ Pacifico.

XVII – Sallustiano.

1. Villa Paolina, in Via XX Settembre, e le sue magie.
2. La sede del Ministero delle Finanze in Via XX Settembre, il Palazzone delle disgrazie.
3. La Chiesa di Santa Maria della Vittoria e la meraviglia dello scandaloso Ermafrodito.

XVIII – Castro Pretorio.

1. Il trompe-l’oeil del monaco Fercoldo nel chiostro delle Terme di Diocleziano.
2. La meridiana di Santa Maria degli Angeli e il Mezzogiorno a Roma.
3. Le Naiadi di Piazza Esedra che scandalizzarono Roma.

XIX - Celio

1. La Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo a Caracalla e le fasce dell’apostolo Pietro.
2. San Giovanni in Oleo, la memoria dell’apostolo amato da Gesù
3. I grandiosi e nascosti resti del Tempio del Divo Claudio.
4. La Basilica dei Santi Quattro Coronati e le misteriose iscrizioni dei giochi nel Chiostro.
5. L’Arco di Costantino e la divinità senza nome.

XX- Testaccio

1. Il cimitero acattolico e i fantasmi di Keats e di Shelley.
2.  La Piramide Cestia e il sarcofago scomparso. 
3. Il Monte dei cocci, commercio, bagordi e movida.

XXI – San Saba

1. La Fonte di Mercurio e la Casina del Vignola a Piazza di Porta Capena.
2. I graffiti di Porta San Sebastiano, sulla Via Appia.
3. La casina del Cardinal Bessarione.


XXII – Prati

1. La Casa Balla  in Via Oslavia
2. Ponte Cavour e il mito di Mr. Ok
3. Il Palazzaccio di Piazza Cavour e l’incredibile storia di Crepereia e della sua bambola.




QUARTIERI

I. Flaminio
1. Ponte Milvio
2. L’Oratorio di Sant’Andrea a Ponte Milvio e la testa dell’Apostolo Andrea.
3. La casa – museo di Hendrik Christian Andersen e il fantasma di Henry James.


II. Parioli

1. Il Monte Antenne e il ratto delle sabine.
2. Villa Glori e l’Abisso Charlie.
3. La Chiesa dedicata a Roberto Bellarmino, un inquisitore divenuto santo.

III. Pinciano

1. La Madonna dei Palafrenieri, il dipinto maledetto di Caravaggio, nella Galleria Borghese.
2. Le catacombe di San Valentino e gli immensi tunnel sotto la collina dei Monti Parioli.
3. Il misterioso Muro Torto e le tombe dei carbonari.

IV. Salario

1. Villa Albani e la collezione invisibile iniziata dal Padre dell’archeologia.
2. La Casa delle Scuffie di Via Nomentana.
3. La Chiesa di Santa Maria della Mercede e di Sant’Adriano a Viale Regina Margherita.

V. Nomentano

1. Il bunker di Mussolini a Villa Torlonia
2. La scritta del rifugio bellico di Via dei Villini.
3. La Ficulea, l’antica Via Nomentana e la Villa Patrizi distrutta.

VI. Tiburtino

1. San Lorenzo fuori le mura e le spoglie di Santo Stefano il primo martire cristiano.
2. Torpignattara e le spoglie di Elena.
3. Il cimitero del Verano

VII. Prenestino-Labicano

1. Il Pigneto, da set di Pasolini a movida romana.
2.  La colossale Porta Maggiore, oggi sommersa dal traffico e il sepolcro del fornaio Eurisace.
3. La Villa dei Gordiani e la breve epopea dei tre imperatori.

VIII. Tuscolano

1. L’acquedotto Felice e l’oscura Via del Mandrione.
2. La magia di Cinecittà e lo champagne di Cleopatra.
3. La lapide di Via Nuoro e l’Obelisco dedicato da Adriano ad Antinoo.

IX. Appio Latino

1. Le misteriose iscrizioni sui muri delle Catacombe sulla Via Appia Antica.
2. La chiesetta del Domine Quo Vadis lungo la Via Appia e la misteriosa apparizione a Pietro.
3. L’Alberone che ha dato il nome ad un Quartiere. 

X. Ostiense

1. La Via Tecta di San Paolo e il misterioso cimitero delle scarpe
2. La Cappella della Separazione tra Pietro e Paolo sulla Via Ostiense.
3. La Basilica di San Paolo fuori le mura e i tondi con la profezia di Malachia.


XI. Portuense

1. La Villa dei Papi alla Magliana
2. La necropoli di Castel Malnome e il misterioso teschio dell’uomo senza bocca
3. L’Arsenale Pontificio, vicino al Porto di Ripa Grande.

XII. Gianicolense

1. Villa Doria Pamphilj il polmone verde della città.
2. La Basilica di San Pancrazio
3. La Casa di Riposo Vittoria, l’ultimo dei mendicicomi della Capitale.

XIII. Aurelio

1. Monte Ciocci e la Valle dell’Inferno, due toponimi e due storie
2. Porta Cavalleggeri e il tiro di schioppo di Cellini.
3. L’antica Via Aurelia e il fantasma della pimpaccia.

XIV.  Trionfale

1. Il manicomio di Santa Maria della Pietà e i graffiti di NOF4
2. La cappella della Visione a La Storta e l’estasi di Sant’Ignazio.
3. La Tomba di Nerone e il triste presagio sul destino di Napoleone.

XV. Della Vittoria

1. L’obelisco di Mussolini e il cartiglio sepolto nelle fondamenta
2. Monte Mario: una storia di nobili, stelle e ..Ufo.
3. Villa Stuart e il fantasma di Emmeline.

XVII. Trieste

1. I misteri del Quartiere Coppedè.
2. La sedia del diavolo, in piazza Elio Callistio.
3. Le catacombe di Santa Priscilla e il Lupo Mannaro della seconda guerra mondiale.


Ostia

1. Le meraviglie nascoste del Parco dei Ravennati.
2. Le Terme del Sileno, la Spa di Adriano.
3. Il porto antico di Roma, la nave di Augusto affondata e Gregoriopoli, la città fortificata.

27/06/17

Dal 29 giugno al 2 luglio a Leonessa, il tradizionale, antichissimo Palio del Velluto.




“Ora iniziava l’ascesa dell’alta catena di monti, che limita da un lato la valle reatina, e che è nota in tutta la Campagna di Roma col nome di Montagna di Lionessa, in quanto prende il suo nome dal territorio del piccolo centro.
Salendo lentamente a zig-zag sulla montagna, la magnificenza della vista cresce ad ogni passo: l’intera valle di Rieti, con gli innumerevoli laghi, la gola di Terni e, ancora più su, le colline di Spoleto e le pianure al di là di esse.
C’è una soddisfazione doppia nel percorrere una terra, che per tanto tempo hai visto solo da lontano (infatti io avevo disegnato spesso le montagne di Leonessa dalla Campagna Romana e da anni non vedevo l’ora di visitarle), e nello scoprire, passo dopo passo, le reali fattezze di una conoscenza tanto vecchia.”
Edward Lear,
in La Sabina Reatina di Edward Lear, Vincenzo Di Flavio.

Era il 1844 quando Edward Lear, il disegnatore grand turista inglese, arrivava a Leonessa. Come lui, dovremo ogni qual volta guardare in alto e dalla capitale scoprire che ci sono molti mondi che uno non immagina e che in qualche modo sono legati a Roma. 

Da Leonessa sono partiti molti dei pastori che poi si sono istallati a Roma e hanno aperto bottega nei quartieri storici di Pantheon, Piazza Navona o Campo de Fiori. 

La storia di questa cittadina, nascosta dietro al Monte Terminillo sull’omonimo altopiano, ha le sue radici nel 1278, quando Carlo d’Angiò stava operando una ristrutturazione del confine tra Regno di Napoli, Ducato di Spoleto e Stato della Chiesa

In quei anni si operava una autentica rivoluzione industriale. Fino ad allora, la pratica corrente era stata di “macchiare” le montagne, ovvero guadagnare spazi per l’agricoltura anche in terreni poco produttivi, ma rendendosi conto del fallimento di questa operazione, i grandi signori che possedevano i territori montani del Lazio, così come avvenne in tutta Europa, decisero di abbandonare le macchie (al punto che oggi macchia ha il significato opposto di quello che aveva allora) e di dedicare quelle aree all’allevamento pastorale. 

Così, oltre all’industria della carne e del latte, la salumeria e la produzione casearia, ci si trovò a poter gestire immense quantità di lana.

Leonessa, così come Firenze, Perugia, Mantova e come le grandi città delle Fiandre e della Champagne, diventò, seppur piccola, un centro di produzione di lana e stoffe. La pianta della città, con i suoi viali spaziosi, serviva proprio a facilitare la logistica di questa industria medievale. Con sbocchi naturali nei mercati di Ascoli, Farfa e Roma, questo fu un periodo di particolare prosperità per la città. 

E’ di questo periodo che data il Palio del Velluto,  allora chiamato “Palium Sancti Petri”, l’antica fiera franca in onore di San Pietro, istituita nel 1464 e abolita nel 1557 dal Governatore dell’Abruzzo don Alessandro Oliva in seguito alla morte di quattro abitanti durante gli scontri tra sesti. Il Palio, infatti, che durava una settimana e eccezionalmente permetteva ai mercanti di non pagare le tasse sulle merci che vendevano, vedeva i rappresentanti dei sei rioni di Leonessa, i “sesti”, competere in gare di vario genere. 

Oggi la manifestazione è stata collegata anche alla tradizione della tessitura locale (il velluto) e all’ingresso solenne in città di Margherita d’Austria, detta “Madama” (da lei prende nome anche Palazzo Madama a Roma), che fu figlia naturale dell’imperatore Carlo V e governatrice di Leonessa nel Cinquecento.

Se volete assistere oggi alla corsa all’anello e le altre gare d’epoca, al corteo dei sesti con le madonne, le dame e cavalier, i tamburini e gli sbandieratori, bisogna recarsi a Leonessa dal 29 giugno al 2 luglio. A voi il programma: