17/03/15

"Cristo e te siete tutto per me." L'iscrizione in un anello vecchio di 300 anni ritrovato nel fango in Inghilterra.



Le iniziali del proprietario e la data 1657 sono sul Bodkin, un tipo di stiletto. 

Oggetti trovati nel fango a Cornish saranno mostrati al pubblico dopo essere stati dichiarati tesoro nazionale. 

I pezzi includono un gancio in argento gancio Tudor, un solido punteruolo d'argento - una specie di stiletto nel 1657 - e un anello d'oro inscritto. 

I reperti sono stati trovati da esperti detectorists di metallo, i quali sono tenuti per legge a segnalare reperti preziosi. 

Sono esposti in mostra dal 12 marzo presso il Museo Reale di Cornwall. 

I reperti, subito chiamati "tesoro dichiarato" in un'inchiesta, sono stati trovati in un punto imprecisato nel West Cornwall, in Cornovaglia. 

Essi comprendono anche una metà di una coppia di gemelli argento con l'immagine di un cuore ardente stampato.

I reperti potrebbero procurare una ricompensa per i loro cercatori o potrebbero essere restituiti loro a seconda di procedimenti giudiziari che seguono tali scoperte. Fantastico il particolare dell'anello, vecchio di 300 anni, con l'iscrizione interna: "Christ and thee are all to me", Cristo e te siete tutto per me. 

fonte BBC


16/03/15

David Lynch parla di Dio e della creatività. (intervista di Antonio Monda).


Brano dell'intervista a David Lynch realizzata da Antonio Monda per il suo libro: Tu credi ? Conversazioni su Dio e la religione, Fazi editore, 2006, pagg. 95 e seguenti. 


A.M.: Vorrei chiederti come mai le tue storie privilegiano il mistero, il paranormale e l'assurdo.

D.L. : Potrei limitarmi a dire che sono affascinato da tutti questi elementi, ma anche che ritengo che nessuno possa arrogarsi il diritto di dire cosa sia assurdo e cosa logico, cosa sia normale e cosa paranormale.
E sul concetto di mistero potremmo parlare a lungo: la mente umana lavora di intuizione, e quindi è in grado di intuire anche l'astrazione. 
Il cinema è il linguaggio delle immagini in movimento, e quindi costringe l'autore ad esprimere queste astrazioni con gesti e azioni. Come artista sono affascinato da ogni creazione che nasce da questo contrasto. 

A.M. : Una domanda diretta: credi in Dio ?

D.L. : Credo che esista un essere divino, onnipotente ed eterno. 

A.M. : Come te lo immagini ?

D.L. : Non me lo immagino, se non per le caratteristiche che ti ho appena detto.

A.M.: Nei tuoi film il male è assoluto, e il bene è segno di una purezza infinita che sconfina nella santità. Non ti sembra una impostazione manichea ?

D.L. : La prima risposta che mi viene da darti è che si tratta unicamente di un modo di esprimermi artisticamente. Ma voglio aggiungere che non credo esista qualcosa che sia in sé cattivo o buono: è il nostro modo di vederlo che lo rende tale.

A.M. : Intendi dire che non esiste il bene o il male ?

D.L. ; Quello che intendo è che sono dentro di noi, e da lì provengono.

A.M. : Negli ultimi anni hai dedicato molta energia e passione alla meditazione trascendentale. Cosa c'è di diverso dal Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homini habitat veritas di Sant'Agostino?

D.L. : La meditazione trascendentale è una tecnica mentale - che io pratico due volte al giorno - che consente ad ogni essere umano di tuffarsi nel proprio io e raggiungere la pura coscienza e la pura felicità. In Sant'Agostino è invece tutto strettamente legato alla rivelazione cristiana. Detto questo, ritengo che ogni essere umano sia destinato alla felicità, che ogni forma di negatività sia come il buio, che scompare appena accendi la luce della pace, della pietà e dell'unità. 


Brano dell'intervista a David Lynch realizzata da Antonio Monda per il suo libro: Tu credi ? Conversazioni su Dio e la religione, Fazi editore, 2006, pagg. 95 e seguenti.

15/03/15

Poesia della domenica - 'Limone' di Fabrizio Falconi.



Limone


Tra il passato che rimpiangi e il futuro che aspetti c'è
un limone,
sorvegliato dalle ore del mattino e da quelle
del pomeriggio, così indifferente alla pioggia del sole
al calore insano della tempesta
pieno di foglie, austero occlude gli occhi dall'interno
della casa
il gialloverde intasa lo specchio delle ore
i minuti gli girano intorno giocondi
la sofferenza esausta del giorno,
il riposo temerato della notte
la pressione dei millibar la propensione aurea
della foliazione clorofilliana
segretamente matura,
segretamente prende spazio
segretamente sprigiona acidi frutti
segreti, pieni di succo stillanti di brina
occhieggianti alla luna
ossidante e fresco come una notte che scende
a primavera
secco e persistente come un pomeriggio d'estate
libero e perduto come un sonno d'agosto
quieto e bastante come il sogno d'inverno;
il limone sei tu, è il tuo compimento sottile
il tuo vieto inganno, la calma costante di te
che divori
costantemente
durando
il piatto ricco della terra
facendone altro.


Fabrizio Falconi (C) riproduzione riservata 2015

14/03/15

Il grande Piero della Francesca sbarca in America .



Cecilia Frosinini, direttore del Settore Restauro dipinti murali dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, terrà una conferenza su Piero della Francesca il prossimo 16 di marzo presso l’Ambasciata italiana a Washington D.C. 

Il tema della conferenza è la distinzione, al fine di una fondamentale e completa comprensione dell’arte di Piero, fra il significato di “disegno come progetto” e “disegno come espressione grafica” nella sua pratica pittorica. Le due parole (in inglese “design” e “drawing”) sono spesso usate come sinonimi e, soprattutto in italiano, il più delle volte riassunti nel concetto unico di “disegno”. 

Eppure, i significati dei due termini sono differenti e questa distinzione concettuale era perfettamente nota a Piero e ai suoi contemporanei. 

Nell’opera di Piero si è spesso sottolineato come il disegno potesse essere una riproduzione meccanica, testimoniato anche dall'ampio uso di spolvero nei suoi dipinti murali, anche se nessuno dei suoi cartoni è sopravvissuto fino al nostro tempo. Ricerche più recenti condotte dall'Opificio delle Pietre Dure hanno fornito evidenze per una più approfondita fase di pianificazione della tecnica artistica di Piero della Francesca. 

Una progettazione così meticolosa delle sue composizioni, al punto di renderlo quasi ossessivo nell'uso dei cartoni, accuratamente progettati e anche riutilizzati, anche attraverso scalature geometriche. 

Piero non utilizzava quindi i cartoni per economizzare il tempo di realizzazione delle sue opere, ma come mezzo di controllo dello spazio pittorico e per l'inserimento degli elementi figurativi in esso. La conferenza di Washington illustrerà molti esempi dei risultati di questa ricerca, dalle pitture murali alle opere su tavola. 

I dati sono stati raccolti con l’ausilio di attrezzature scientifiche avanzate e sono, altresì, contestualizzati in una cornice storico-artistica più ampia e circostanziata. 

A New York, il 18 di marzo, presso l’Istituto Italiano di Cultura, l’assessore alla Cultura del Comune di Sansepolcro, Chiara Andreini, e in collaborazione con Toscana Promozione, assieme a Cecilia Frosinini presenteranno ancora il progetto del restauro della Resurrezione di Piero della Francesca. 

L’operazione newyorchese nasce nell’ambito delle attività di promozione della Regione Toscana, che ha trovato nel restauro in essere della Resurrezione di Piero un evento di sicuro rilievo per il lancio, anche su piano internazionale del progetto: “Una Toscana sempre nuova da scoprire nell’anno dell’Expo”. 

Di questo progetto, il restauro della Resurrezione, è parte sostanziale. L’appuntamento di New York vede anche la volontà, da parte del Comune di Sansepolcro, del suo Museo Civico e delle Istituzioni regionali, di promuovere oltreoceano l’esperienza più vera e profonda che si può vivere a Sansepolcro sulle tracce di Piero. 

La città dove Piero della Francesca è nato, ha vissuto, e dove ha concluso la sua vita è, ancora oggi, un gioiello fra i borghi della Toscana più bella e antica, qui si respira quell’atmosfera che fu parte sostanziale della vita di Piero della Francesca. 

Proprio qui si possono calpestare ancora le strade che Piero stesso ha percorso e penetrare quell’aria di cultura e d’arte che resero grande fra i grandi il borghigiano d’eccellenza, pittore e matematico fra i più importanti della sua epoca e di tutta la storia. 

Sansepolcro è una cittadina viva e attiva, i suoi palazzi offrono una visione di architetture, dal passato al presente, che ben compenetrano la storia e la contemporaneità. E’ un luogo dove il turista, attento e raffinato, può trovare la bellezza, la cultura e il piacere di vivere un’esperienza unica che resta nel tempo. 

Il Museo Civico di Sansepolcro, da sempre meta turistica del viaggiatore colto offre tesori di inestimabile valore, dalla Resurrezione di Piero, oggi in restauro, ma straordinariamente visibile anche in questo periodo, al Polittico della Madonna della Misericordia, al San Giuliano. Piero della Francesca è qui. 

E qui si incontrano anche le opere di Andrea della Robbia, del Pontormo, di Santi di Tito, di Raffaelino del Colle, e di molti altri artisti del passato che hanno lavorato nel segno di Piero e contribuito alla cultura e alla bellezza della Val Tiberina. 

Il restauro della Resurrezione di Piero della Francesca si presenta a Washington e New York 

Comune di Sansepolcro Museo Civico Opificio delle Pietre Dure di Firenze Washington DC, 16 marzo 2015, Ambasciata d’Italia New York, 18 marzo 2015, Istituto Italiano di Cultura.

12/03/15

Vele spiegate.



Tutto quello che appassiona, divora. 


Tutto quello che si innalza, conserva.  


Tutto quello che viene, rinnova.  

E' la cura dell'essere, queste nostre palpitazioni notturne che ritornano come onde accurate di un destino.  Non è avverso, non è propizio.  Bisogna aspettare, bisogna curare abbastanza. 
Quel che basta è quel che di compimento, già esiste.
Dargli forma, costruirgli intorno humus , spazio favorevole.
Dipende da noi. 
Dipende dall'essere con, non dallo star male senza. 
Uscire dai percorsi mentali, vivere e respirare, sorridere all'umile vita, rendersi conto e rendere conto che tutto è nato da un dono. 
Ogni responsabilità, ogni frutto, ogni libertà. 
Senza dono, nessuna libertà esiste. 
Essere capaci, dunque, di donare. 
Sentirlo non come puro atto di volontà, ma come gesto immane del cuore. 

Non si può spiegare: da lì, partire, come una nave a vele spiegate, dentro il vento che soffia, nonostante. 


Fabrizio Falconi - (C) riproduzione riservata 2015.

11/03/15

Studiosi spagnoli: "Ritrovati i resti di Cervantes".



Gli studiosi che da mesi conducono le ricerche dei resti del padre di don Chisciotte, Miguel deCervantes, nella chiesa delle Trinitarie scalze di Madrid, sono convinti di aver ritrovato le ossa dello scrittore e di sua moglie, Catalina de Salazar. 

Caute le fonti del Comune madrileno, che finanzia i lavori: i frammenti recuperati "sono in pessimo stato".

Per il Comune al momento "non si puo' garantire si tratti dei resti di Cervantes e della moglie". 

I residui di ossa, secondo le fonti, sono stati ritrovati assieme a materiale osseo di vari adulti e bambini in una delle cripte, che non e' nel punto in cui l'autore del Don Chisciotte fu sepolto nel 1616, ma dove la salma fu successivamente trasferita nel 1673, quando cominciarono i lavori di riforma della chiesa, ubicata nel quartiere de las Letras di Madrid. 

"Non troveremo Cervantes con il suo nome iscritto sul feretro", ha ironizzato il medico forense, Francisco Etxebarria, che guida la squadra di ricercatori, in dichiarazioni ai media. 

I particolari del ritrovamento saranno resi noti in una conferenza stampa al Comune di Madrid, ancora senza data. 

L'istituzione ha promosso e finanziato le ricerche dei resti di Cervantes, del quale si celebreranno i 400 anni dalla morte nell'aprile 2016, devoto dell'ordine delle Trinitarie scalze, che lo salvarono da cinque anni di prigionia ad Algeri. 

10/03/15

Fabiola Gianotti (direttrice del CERN di Ginevra): Una mente intelligente ordinatrice nella Natura ?




Riporto dal sito GLI SCRITTI curato da Andrea Lonardo un brano dell'intervista realizzata da Giovanni Minoli a Fabiola Gianotti (che QUI si può ascoltare in tuta la sua interezza), scienziato, direttrice del CERN di Ginevra

All’inizio la Gianotti parla dei suoi studi classici, di latino, greco e filosofia, affermando che “è stata una formazione complementare. Consiglierei un percorso simile a giovani che vogliono intraprendere la ricerca scientifica”. 

Ricorda di essersi avvicinata alla scoperta della bellezza della ricerca scientifica durante il liceo classico, leggendo una biografia di Marie Curie, che univa la cucina e il laboratorio. Ma è stata poi la scoperta “dell’interpretazione che Einstein dette dell’effetto fotoelettrico” che la avvicinò ancor più: “mi colpì per la sua semplicità, per la sua eleganza”. 

Minoli le domanda del rapporto tra filosofia e fisica e lei risponde

“La filosofia mi piaceva moltissimo perché come la fisica affronta le questioni fondamentali”. 

Perché allora il passaggio alla fisica? 

“La fisica va al dunque, da delle risposte. Ho percepito che la fisica dava delle risposte più concrete”. 

Parla poi della scoperta del Bosone di Higgs che ci ha avvicinato ad un centesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. 

“Non sappiamo cosa c’era prima, è una domanda per le speculazioni, non per la scienza”. 

Allora Minoli domanda
(e qui trascriviamo letteralmente il dialogo) 

Giovanni Minoli: Questa ricerca la avvicina o la allontana dall’idea dell’esistenza di Dio? 

Fabiola Gianotti: Penso che la scienza e la religione siano due domini separati. Non si contraddicono. La scienza non potrà mai dimostrare l’esistenza o no di Dio. Quindi penso che sia una situazione di parallelismo, di approcci diversi. 

Minoli: Ma lei che è filosofa e scienziata personalmente [la ricerca] l’ha avvicinata o è un problema che non si pone? 

Gianotti: Quello che io vedo nella natura, la sua semplicità, la sua eleganza, mi avvicina all’idea di una mente intelligente ordinatrice dietro, perché la natura è bellissima e anche le leggi fondamentali della fisica sono estremamente esteticamente belle, essenziali e, come diremmo in inglese, compelling, si motivano quasi da sé. 

Minoli: Insomma ci crede in Dio sì o no? 

Gianotti: Sì.

L'intervista è stata realizzata da Giovanni Minoli per Mix24 nel Faccia a Faccia con Fabiola Gianotti, mandato in onda il 4/2/2014. I passaggi riportati si riferiscono dal minuto 7.33 circa al minuto 8.36 circa.

09/03/15

Una serata tutta dedicata al genio di Athanasius Kircher !



Ermetismo, alchimia e connessione dei saperi nell'opera di Athanasius Kircher, stasera al Cenacolo di Cultura Archetipica, Via Clementina 7, ore 19,30 Roma.

PerìArχôn – Cenacolo di Cultura ArchetipicaLunedì 9 Marzo 2015

Ermetismo, alchimia e connessione dei saperi nell’opera
di Athanasius Kircher


Via Clementina 7, Roma
 
ore 19.30- 22.30

Programma:

Appunti-segnalazioni di Luigi Turinese

“L’Antidotum Tarantulae di Kircher”
 
video di Gianna Tarantino
“Il Museo come specchio dell'Universo.
Dal Kircheriano a Internet”  
di Alessandro Orlandi*
Pausa

Il museo kircheriano e il collezionismo
tra arte, scienza e mistero
  
di Simona Capodimonti*

Presentazione del libro 

“Gli Argonauti a Roma” (Ed. La Lepre)
 
di Maria Fiammetta Iovine* 
(sarà presente l’autrice)

Discussione


*Alessandro Orlandi è editore e saggista
**Simona Capodimonti  è storica dell’arte e studiosa di Roma e di Storia della Farmacia*Maria Fiammetta Iovine è studiosa di Alchimia, saggista

Contributo 20€
Info e prenotazioniperiarxon@gmail.com  
Blog di Luigi Turinese: http://luigiturinese.blogspot.it/          Gruppo facebook: PerìArχôn


Grafica di Gianna Tarantino

06/03/15

Libri in carcere - "Leggere è un diritto?" a Firenze, da marzo a novembre.



Leggere è un diritto? coinvolge un gruppo di persone detenute presso la Casa circondariale «Mario Gozzini» di Firenze che - seguiti dalla Scuola interna - avvieranno una riflessione sui testi di quattro scrittori italiani con i quali si incontreranno alla fine di ogni ciclo di letture. 

Filo rosso nella scelta dei brani sarà il tema della diversità, come valore in sé ma anche come fonte di stereotipi

La lettura come ponte fra il dentro e il fuori è un diritto affatto scontato, capace di aprire alla possibilità di esercitarne altri: dall’istruzione, alla salute intesa come benessere, da una piena cittadinanza al sentirsi parte di una comunità. 

Un percorso che avvicinerà Voci della narrativa italiana e persone detenute, viste non come soggetti passivi, ma artefici del proprio futuro reinserimento

Ideazione e progetto di Giada Ceri con la consulenza di Manuela La Ferla - Casa dell’autore ®

Incontri fra persone detenute e scrittori italiani 

Casa circondariale «Mario Gozzini» 

FIRENZE marzo - novembre 2015 

Leggere è un diritto? è promosso da LILA Toscana Onlus con la collaborazione di Comune di Firenze (Direzione Cultura, Turismo, Sport – Servizio Biblioteche, archivi e eventi), Fondazione Sistema Toscana, Garante dei diritti dei detenuti a Firenze; Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, Associazione Donne di carta - Persone libro, Associazione Fiesolana 2b - Libreria delle Donne (Firenze); Associazione volontariato penitenziario; Centro europeo teatro e carcere, CNCA (Centro Nazionale Comunità di Accoglienza); Robert F. KennedyCenter for Justice&Human Rights, Unione Camere Penali Italiane. 

Programma 

A piedi nudi sulla terra (Mondadori 2011) Folco Terzani Incontro con l’Autore: 5 marzo 

Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori 2014) Antonella Cilento Incontro con l’Autore: 28 maggio 

Ogni altra vita, storia di italiani non illustri (Il Saggiatore 2015) Paolo Di Stefano Incontro con l’Autore: 24 settembre 

Pugni (Sellerio 2006) Pietro Grossi Incontro con l’Autore: 5 novembre 

Leggere è un diritto? nasce sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura #leggereèundiritto? Info/comunicati stampa: 3349540947

05/03/15

L'orologio di Roma, sul campanile del Palazzo Senatorio al Campidoglio.



L’orologio di Roma, sul campanile del Palazzo Senatorio al Campidoglio


La torre campanaria del palazzo senatorio al Campidoglio – che come si sa è il più antico palazzo municipale del Mondo – viene chiamata popolarmente anche “Torre della Patarina”, a causa di una delle campane che custodisce, la celebre Patarina portata da Viterbo nel 1200 e che da allora (anche se quella esistente oggi è una copia dell’ottocento della campana originaria) scandisce gli eventi più importanti della vita cittadina, come l’elezione del sindaco e la ricorrenza del 21 aprile, il Natale di Roma. 

Ma un’altra particolarità di questa torre, dalla cui sommità si gode forse il panorama più esclusivo della Capitale, è quella del grande orologio che divide in due il profilo del campanile e che è famoso anche per la sua precisione, da quando fu qui collocato, nel 1806, dopo essere stato smurato dalla vicina basilica dell’Aracoeli. 

Si trattava quindi di un meccanismo ancora più antico e con assoluta certezza del primo orologio pubblico cittadino, peraltro ancora perfettamente in funzione. 


In origine, segnava la cosiddetta “ora italica”, aveva cioè il quadrante diviso in sole sei ore. La suddivisione in dodici ore si ebbe soltanto nel 1847, dopo la riforma voluta da Pio IX, che metteva così lo Stato pontificio al passo con il resto dell’Europa. 

La storia di quel vetusto orologio si arrestò nel 1922, quando si rese necessario sostituire il meccanismo con uno più moderno. 

Quello attuale, sospeso a quarantacinque metri di altezza rispetto alla piazza, fu realizzato con un complesso meccanismo di pesi in ghisa e di acciaio tutti marchiati con la sigla capitolina, S.P.Q.R. Da allora, la manutenzione dei suoi ingranaggi, è affidata a un solo mastro orologiaio. 

I nomi di coloro che si sono alternati nei decenni in questo delicato ruolo sono iscritti su una targa nel muro dello stanzino da cui si accede al cuore del cronografo. 

Nei primi tempi, dopo il 1922, il movimento delle lancette era sincronizzato con il suono delle campane, i cui rintocchi coincidevano con le ore e con i quarti. Questa usanza fu poi abolita, ma ancora oggi, nell’epoca dei cellulari e del digitale, il grande orologio del Campidoglio continua a non perdere un colpo e a scandire il trascorrere del tempo nella città eterna.


Fabrizio Falconi - (C) riproduzione riservata. Tratto da Misteri e segreti dei rioni e dei quartieri di Roma, Newton Compton, Roma, 2013. 

04/03/15

Elogio della canzone (e del cantore) popolare. Lucio Dalla, 4 marzo 2015.



Rievocando la data di nascita di Lucio Dalla - 4 marzo 1943, eternizzata dal titolo della canzone forse più famosa di questo stesso autore - si può forse riflettere sulla importanza della canzone (e del cantore) popolare, specie nel nostro paese, con una tradizione che viene direttamente dai Trovatori medievali e poi dalla romanza melodica, che nelle Arie della Lirica italiana ha trovato la più vasta eco mondiale. 

Una sorte curiosamente crudele ha accomunato diversi di questi cantori moderni - Ivan Graziani, Fabrizio De André, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Pino Daniele - tutti morti prematuramente, lasciando vuoti praticabili abitati dal loro lascito artistico. 

Cantori che hanno apparentemente cantato cose banali, figlie di un Dio minore rispetto a quelle ritenute più profonde e complesse (la Letteratura, l'Arte, l'indagine intellettuale).

Eppure in queste canzoni, in questi modi emotivi, c'è una traccia ulteriore, come un filo rosso che continua ad allungarsi nel cielo sopra le nostre teste e le nostre condizioni limitate terrestri. 

Canzone.... vai per le strade e tra la gente... diglielo veramente. Cantava Lucio Dalla. Non può restare indifferente, e se rimane indifferente non è lei. 

Nessuno, a quanto pare, resta indifferente.  

Questo vuoto continua ad essere abitato. E non è solo una .. illusione popolare. 

Fabrizio Falconi - (C) riproduzione riservata - 2015





02/03/15

Il Barocco a Roma, una grande rassegna a Roma dal 1 aprile.



BAROCCO A ROMA. LA MERAVIGLIA DELLE ARTI 

Una mostra con una ricca serie di eventi satellite presso alcuni tra i principali siti del Barocco a Roma Roma, 1 aprile - 26 luglio 2015 Fondazione Roma Museo - Palazzo Cipolla Dal 1 aprile al 26 luglio 2015 


Un’esperienza irripetibile, un viaggio nel Barocco a Roma, la città che nel Seicento divenne il centro culturale del mondo attirando a sé i più importanti artisti, italiani e stranieri, che toccarono i vertici di una creatività senza eguali. 

L’esposizione offre al pubblico quasi 200 opere: dipinti, sculture, disegni, medaglie e oggetti. Tra i capolavori più ricercati troviamo i bozzetti del Bernini per le statue di ponte Sant’Angelo e per l’Estasi di Santa Teresa (Museo Ermitage di San Pietroburgo), Ritratto di Costanza Bonarelli del Bernini (Museo Nazionale del Bargello), Atalanta e Ippomene di Guido Reni (Museo di Capodimonte), Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona (Musei Capitolini), Santa Maria Maddalena penitente di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Musei Vaticani), Il Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza di Simon Vouet (Museo Nacional del Prado).

La mostra, oltre ad essere una preziosa occasione di conoscenza, studio e aggiornamento sulle tematiche del periodo e i suoi protagonisti, valorizza il patrimonio storico-artistico ed architettonico attraverso una serie di eventi satellite in alcuni dei luoghi più belli del Barocco romano. 

Non soltanto una mostra, quindi, ma una vera e propria operazione culturale, fortemente voluta dal Presidente della Fondazione Roma, Emmanuele F.M. Emanuele. 

Al di fuori del percorso espositivo, l’evento offre, infatti, itinerari esclusivi (Musei Vaticani), tour tematici (Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza; chiesa dei Santi Luca e Martina; Oratorio dei Filippini; Cappella dei Re Magi presso Propaganda Fide; Galleria Doria Pamphilj), percorsi barocchi (Musei Capitolini; Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini), visite speciali (Palazzo Colonna; Wunderkammer al Collegio Romano), mostre di approfondimento (Museo di Roma-Palazzo Braschi; Palazzo Chigi in Ariccia; Sala Alessandrina presso l’Archivio di Stato), giornate di studio, convegni, concerti e la rievocazione storica di Castel Sant’Angelo, con la sua girandola di fuochi pirotecnici, che celebra la festa dei santi Pietro e Paolo. La mostra Barocco a Roma. 

La meraviglia delle arti, a cura di Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, vanta importanti prestiti dai più autorevoli musei del mondo, tra cui: Musée du Louvre, Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, Kunsthistorisches Museum e Albertina Museum di Vienna, Museo Nacional del Prado di Madrid, Victoria & Albert Museum di Londra, Musei Vaticani, oltre ai principali istituti museali italiani. 

La mostra è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, con la partecipazione di: Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Turismo-Sovrintendenza Capitolina e Dipartimento Cultura; Musei in Comune; Archivio Storico Capitolino; Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini; Archivio di Stato di Roma; Galleria Doria Pamphilj; Palazzo Colonna; Propaganda Fide; Accademia Nazionale di San Luca; Palazzo Chigi in Ariccia. Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla 

Roma, 1 aprile – 26 luglio 2015 

01/03/15

Poesia della domenica - 'Aiutami sotto la pioggia' di Leonard Cohen.






Aiutami sotto la pioggia, aiutami nelle tenebre, aiutami al mio tavolo senza scopo.  Piegami alla pioggia, e fa' che le tenebre parlino al mio cuore. Benedetto sii tu che parli dalle tenebre, che conferisci forma alla desolazione. Tu attiri a te il cuore rovesciato sul mondo, tu fissi i confini del dolore.   La tua misericordia fai conoscere a coloro che conoscono il tuo nome, e sotto il pianto che si leva al cielo si scopre la tua capacità di guarire.  Le rovine sono segno del tuo potere; per mano tua è infranto, e ogni cosa si spacca affinché il tuo trono sia reso al cuore.  Tu hai scritto il tuo nome sul caos. Gli occhi che rotolano nelle tenebre, tu li hai fatti rientrare nel cranio.  Fa' che ogni uomo trovi riparo nella fortezza del tuo nome, e che ognuno veda il suo simile dalle torri della tua legge.  Crea nuovamente il mondo, e tienici in piedi, come hai fatto un tempo, sulle fondamenta della tua luce. 




Leonard Cohen, 2013, tratto da Il libro della misericordia, Minimum fax 2013, pag. 133 ediz. italiana a cura di G. De Cataldo e D.Abeni. 

27/02/15

A Marzo una grande Mostra a Milano del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci.



Dal 10 marzo al 31 ottobre 2015, la mostra ‘La mente di Leonardo. Disegni di Leonardo dal Codice Atlantico’ presenta alla Pinacoteca Ambrosiana e alla Sagrestia del Bramante, 88 fogli che coprono gli interessi artistici, tecnologici e scientifici del Genio del Rinascimento, lungo tutta la sua carriera.

Saranno Leonardo da Vinci e il suo Codice Atlantico gli ambasciatori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano ad EXPO 2015. Per tutto il periodo dell’Esposizione Universale, dal 10 marzo al 31 ottobre 2015, la mostra La mente di Leonardo. Disegni di Leonardo dal Codice Atlantico, allestita nei due spazi della Pinacoteca Ambrosiana e della Sagrestia del Bramante nel convento di Santa Maria delle Grazie, consentirà di far conoscere la personalità di Leonardo e la ricchezza delle tematiche da lui toccate, la varietà dei suoi campi di interesse e di studio, la particolarità della sua opera e del suo genio nel contesto del Rinascimento italiano. 

Attraverso gli studi presenti nello stesso Codice Atlantico o, per alcuni fogli sciolti, come quelli artistici, conservati in Ambrosiana. 

L’iniziativa chiude il ciclo di esposizioni iniziate nel 2009, in occasione del IV centenario dell’apertura al pubblico dell’Ambrosiana, col fine di offrire ai visitatori l’opportunità di potere ammirare nella quasi sua interezza il Codice Atlantico. 

La mente di Leonardo, curata da Pietro C. Marani, propone un nucleo di 88 fogli – esposti in due tempi, di tre mesi ciascuno – che illustrano alcune delle principali tematiche artistiche, tecnologiche e scientifiche, cui Leonardo si è interessato lungo tutta la sua carriera, e che si articolano in sezioni che danno conto di Studi di idraulica, Esercitazioni letterarie, Architettura e scenografia, Meccanica e macchine, Ottica e prospettiva, Volo meccanico, Geometria e matematica, Studi sulla Terra e il Cosmo e Pittura e Scultura. 


Quasi seguendo l’ordine delle proprie competenze elencato dallo stesso Leonardo nella celebre missiva con cui offre il suo lavoro a Ludovico il Moro.

“Sfogliando le pagine del Codice Atlantico - afferma Pietro C. Marani - in questo cuore segreto di Milano, ed esaminando i disegni e le carte in esso contenute, si rivive l’emozione di un contatto diretto con la mente di Leonardo, mentre si è catapultati nell’atmosfera e nel clima degli anni gloriosi del collezionismo milanese. Quando Galeazzo Arconati, nel 1637, poteva donare i preziosi manoscritti di Leonardo da lui fino ad allora posseduti, e custoditi nel Castellazzo di Bollate, alla Biblioteca Ambrosiana appunto”. 

Particolarmente interessante sarà l’analisi della tematica architettonica; in mostra si può ammirare una veduta di chiesa a pianta cruciforme che ricorda l’abside di Santa Maria delle Grazie a Milano, disegni per edifici ottagonali, lo studio per il Tiburio del Duomo di Milano che testimonia la presenza effettiva di Leonardo in quel cantiere o ancora i disegni per una galleria sotterranea, per una fortezza a pianta semi-stellare, per un ponte mobile. 

Questi ultimi tre studi d’arte militare danno l’idea delle applicazioni pratiche con cui Leonardo dovette cimentarsi al servizio dei potenti del suo tempo, come Ludovico il Moro, preoccupati per la loro sicurezza. 

La sezione ‘Congegni e invenzioni’ analizza uno dei campi di indagine più spettacolare esplorato da Leonardo: quello sul volo umano, qui rappresentato da quattro studi in cui la macchina volante è associata allo studio delle ali battenti.

Il Codice Atlantico (il nome deriva dal suo grande formato, tipo atlante) è la più ampia e stupefacente collezione di fogli leonardeschi che si conosca

Questo enorme volume (401 carte di mm 650x440) fu allestito nel tardo Cinquecento dallo scultore Pompeo Leoni (1533 ca.-1608) che raccolse, quasi alla maniera di zibaldone, una raccolta miscellanea di scritti e disegni vinciani costituita di circa 1750 unità.

Il materiale raccolto nel Codice Atlantico abbraccia l'intera vita intellettuale di Leonardo per un periodo di oltre quarant'anni, cioè dal 1478 al 1519. 

In esso si trova la più ricca documentazione dei suoi contributi alla scienza meccanica e matematica, all'astronomia, alla botanica, alla geografia fisica, alla chimica e all'architettura. Disegni di ordigni da guerra, macchine per scendere nel fondo del mare o per volare, dispositivi meccanici, utensili specifici di vario genere frammisti a progetti architettonici e urbanistici.

Ma c'è pure la registrazione dei suoi pensieri attraverso apologhi, favole e meditazioni filosofiche. I singoli fogli sono gremiti di annotazioni sugli aspetti teorici e pratici della pittura e della scultura, dell'ottica, della teoria della luce e dell'ombra, la prospettiva sino alla descrizione della composizione dei materiali usati dall'artista. 

Cinque anni dopo la morte di Pompeo Leoni, il figlio Giovan Battista offrì a Cosimo II de' Medici, Granduca di Toscana, l’acquisto del Codice Atlantico.

 Al suo rifiuto, nel 1622 Galeazzo Arconati, di nobile casata milanese, ottenne per 300 scudi una parte del tesoro vinciano dal genero di Pompeo Leoni Polidoro Calchi, marito della figlia Vittoria. 

Nel 1637, l'Arconati faceva munifico dono alla Biblioteca Ambrosiana del Codice Atlantico assieme ad altri 11 manoscritti leonardeschi e al De divina proportione di Luca Pacioli.

I codici vinciani rimasero custoditi con ogni cura nella Biblioteca Ambrosiana sino all'ultimo decennio del sec. XVIII. 

Il 15 maggio 1796 (26 fiorile Anno VI) l'esercito francese guidato da Napoleone entrava in Milano e quattro giorni dopo, veniva pubblicata un'ordinanza che, con il pretesto di conservare i patrimoni dell'arte, determinava i procedimenti da tenere nello spogliare le città di quegli oggetti artistici o scientifici che potevano arricchire i musei o le biblioteche di Parigi. 

Nella capitale francese il Codice Atlantico rimase sino al 1815 quando, in seguito alla capitolazione francese, fece ritorno alla originaria sede milanese per non muoversi più.

 È del 2008 la decisione di sfascicolare i 1118 fogli che, legati insieme e montati su grandi fogli di carta, costituivano i dodici volumi che formavano il Codice Atlantico. 

Dopo una serie di analisi sullo stato di conservazione dei fogli, e di incontri e discussioni scientifiche, mantenendo i passe-partout moderni sui quali erano fissati i fogli originali di Leonardo, si è resa possibile la visione, a rotazione, grazie al montaggio di ogni singolo foglio in un nuovo passe-partout rigido, di gran parte del Codice Atlantico


Milano, febbraio 2015 LA MENTE DI LEONARDO. Disegni di Leonardo dal Codice Atlantico Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana – Sala Federiciana (piazza Pio XI, Sagrestia Monumentale del Bramante (ingresso da Via Caradosso, 1) 10 marzo – 31 ottobre 2015 Orari: Pinacoteca Ambrosiana: da martedì a domenica (chiuso lunedì) dalle 10,00 alle 18,00, ultimo ingresso ore 17,30. Sagrestia del Bramante: lunedì 09,30 – 13,00 e 14,00 – 18,00; da martedì a domenica: 8.30 - 19.00, ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura Ingresso: Pinacoteca Ambrosiana: Intero: 15 €; Ridotto: 10 €; Scuole: 5 €; Universitari: 10 € (Pinacoteca e Sacrestia) Sagrestia del Bramante: Intero: 10 €; Scuole: 5 €; Universitari: 10 € (Pinacoteca e Sacrestia) Cumulativo (Pinacoteca + Sacrestia): Intero: 20 €; Ridotto: 15 €; Scuole: 8 € 

Ufficio prenotazioni: 02-80692248 

 prenotazione.visite@ambrosiana.it 

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26/02/15

Il Buco Nero dei misteri che può riscrivere la storia dell'Universo - Una scoperta fantastica.



Pubblico a beneficio dei lettori questo meraviglioso articolo scritto da Emanuele Perugini per Il Messaggero, 26 febbraio 2015.


La storia dell’Universo, almeno così come la conosciamo, deve essere riscritta.

Se non del tutto, almeno per la parte che riguarda la formazione e il funzionamento dei buchi neri.

Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Arizona ha infatti scoperto un buco nero così grande e luminoso da scombinare tutti i calcoli finora effettuati e le teorie che su quei numeri trovano solide conferme.

Del resto, da un buco nero, dall’oggetto cioè più misterioso e affascinante dell’Universo non potevamo aspettarci altro. Mentre però di solito sono i fisici e gli astronomi a fare le pulci quando capita che un film o un libro prendano in considerazione questi corpi celesti, come di recente il film Interstellar di Christopher Nolan, stavolta è stato un buco nero a fare le pulci agli scienziati, costringendoli a mettere in dubbio le loro solide certezze. I numeri, come si dice in questi casi, proprio non tornano.

I dati rilevati dagli astrofisici dell’Università dell’Arizona guidati da Xue-Bing Wu e pubblicati su Nature, sono impressionanti.

Il buco nero SDSS J0100+2802 (questa la sua sigla) o meglio il quasar che lo circonda ha una massa pari a 12 miliardi di stelle come il nostro Sole. Un decimo di tutta la Via Lattea. La sua luminosità, è un altro record assoluto perché è pari a 420 trilioni di volte di quella del nostro Sole.

Si tratta di numeri impressionanti e mai rilevati fino ad oggi, ma non sono questi i dati che hanno fatto saltare sulla sedia gli astrofisici di tutto il mondo.

Quello che più colpisce ed è veramente fuori da ogni teoria fin qui messa in tavola è la sua lontananza. Questo buco nero si trova infatti a una distanza di circa 12,8 miliardi di anni luce dalla Terra. E siccome la distanza, nello spazio, equivale al tempo, significa che la luce emessa da questo enorme corpo celeste è stata generata quando l’Universo aveva appena 900 milioni di anni.

Troppo poco tempo per arrivare a generare un buco nero di tali proporzioni. «Questo quasar è davvero unico» dice Xue-Bing Wu. «Scoprire che questo Quasar ha emesso la radiazione che abbiamo studiato appena 900 milioni di anni dopo il Big Bang ci ha letteralmente galvanizzato. Proprio come un faro, il più brillante tra quelli ai confini del cosmo, la sua intensa luce ci aiuterà a sondare meglio l’universo primordiale».

Xue-Bing-Wu

 La scoperta è stata realizzata combinando i dati raccolti dal telescopio da 2,4 metri di diametro Lijiang nello Yunnan (Cina), il Multiple Mirror Telescope da 6,5 metri, il Large Binocular Telescope in Arizona, il Magellan Telescope dell’Osservatorio di Las Campanas in Cile e, infine, il telescopio Gemini North da 8,2 metri sul Mauna Kea, Hawaii.

«La formazione di un buco nero così grande e così precocemente – ha spiegato Fuyan Bian, dell’Università Nazionale Australiana e che ha partecipato al lavoro – è difficile da interpretare sulla base delle teorie attuali».

BULIMIA

Si tratta di un oggetto formatosi nelle prime fasi di formazione dell’Universo e risulta ad oggi il più brillante oggetto antico mai conosciuto. Il mistero da risolvere è infatti capire come possa essere cresciuto così rapidamente.

Per arrivare a quei numeri «dovrebbe aver divorato – ha spiegato Adriano Fontana, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf)l’equivalente della Grande Nube di Magellano, una galassia nana compagna della Via Lattea, in appena qualche centinaio di milioni di anni!».

 In realtà non è così e i buchi neri, per quanto dotati di supermassa non possono essere bulimici. A un certo punto anche per loro c’è il rischio indigestione. Nel caso in cui dovessero assorbire una quantità davvero enorme di materia, l’energia che verrebbe rilasciata sarebbe così potente da annullare la forza d’attrazione gravitazionale del buco nero.

«Fino ad oggi – ha spiegato Fontana, che è anche il responsabile italiano dei dati del Large Binocular Teleschope, uno degli strumenti che sono stati utilizzati per studiare il buco nero – pensavamo che si trattasse di una stella alquanto vicina a noi. Ora però che sappiamo quale sia veramente, quanto smisurata sia la sua massa e la sua distanza, la sfida che abbiamo di fronte è spiegare come sia possibile trovare un oggetto tanto massiccio in un’epoca così remota».

Le ipotesi sul tavolo degli scienziati sono tre.

 «La prima – spiega Fontana – è che non abbiamo ancora ben compreso come funzionano i buchi neri. La seconda è che forse, all’inizio, nella prima fase di espansione dell’Universo fossero più grandi di quelli che osserviamo in fasi più vicine a noi. La terza, che è anche la più affascinante sotto il profilo teorico, ma anche la meno probabile, è che in realtà questa scoperta potrebbe portare indietro il momento in cui c’è stato il Big Bang.

 Le prossime indagini già in programma, che coinvolgeranno anche i telescopi spaziali Hubble e Chandra, potranno aiutarci a capire meglio la natura e la storia di questo mostro cosmico».

Emanuele Perugini, Il Messaggero, 26 febbraio 2015

25/02/15

Quel che resta del giorno.




Intervistato subito dopo aver ricevuto il Premio Oscar 2015 per la regia per il film Birdman, il regista Alejandro Gonzalez Inarritu alla domanda:  "Cosa rappresenta questo Oscar nella sua carriera? " ha risposto: Io non ho una carriera, ho una vita. E cerco di viverla pienamente, felicemente, intensamente.

E' una risposta esemplare, su cui bisognerebbe meditare. 

Uno dei più grandi titoli di romanzi degli ultimi anni è Quel che resta del giorno (è il noto libro dello scrittore giapponese naturalizzato inglese Kazuo Ishiguro, adattato a sua volta a film da James Ivory nel 1993).

Già: cosa resta del giorno, al termine delle nostre infaticabili giornate ?

La vita piena, felice o intensa, come quella che descrive Inarritu come orizzonte, non è data, non è il prodotto delle cose che si aggiungono alla propria vita (la carriera, in questo caso, i riconoscimenti, i premi, le incombenze, le attività, gli impegni). 

Non funziona così, anche se quasi sempre per combattere l'horror vacui ci illudiamo che sia così. 

E' in quel che resta del giorno (dopo tutto quello che nel giorno facciamo, occupiamo quasi militarmente) che è il senso. 

In quel vuoto che lasciamo, in quello spazio che facciamo, scorre la nostra vita interiore e ogni cosa importante. 

Una bottiglia piena non può contenere nulla. 

Solo un recipiente vuoto può ospitare.. quel che resta del giorno. 


Fabrizio Falconi -  (C) riproduzione riservata - 2015.


24/02/15

Piazza di Spagna, la Barcaccia, il malocchio e il fischio di Mosè.




Piazza di Spagna, il malocchio e il fischio del Mosè. 

Per molto tempo, la Piazza di Spagna fu definita cristianissima piazza, quasi si trattasse della Piazza più santa di Roma, ancor più di Piazza San Pietro. 

Ciò si doveva in parte alla pianta della Piazza, che sembra ricalcata quasi sul monogramma di Cristo, cioè il Labarum, il Chi-Ro, con le due lettere greche simbolizzate dalle quattro strade laterali che vi convergono e che sembrano una ics (la Chi greca) e l’asse centrale che l’interseca (da Via Condotti alla Scalinata) che rappresenterebbe la erre (la Ro greca); in secondo luogo per l’affollamento di edifici o monumenti di ispirazione cristiana che vi si affacciano, la Chiesa di Trinità dei Monti, il collegio di Propaganda Fide, la Barcaccia del Bernini che sembra richiamare la navicella di San Pietro e infine la colonna dell’Immacolata. 

Questa, ha una storia davvero particolare. Alta quasi dodici metri e con un diametro di un metro e mezzo fu rinvenuta integra durante scavi eseguiti nel 1778, e proveniva probabilmente dal complesso degli edifici augustei che sorgevano in quella zona nel I secolo d.C. 

Proprio per le sue notevoli dimensioni, però, la colonna rischiò incredibilmente di essere di nuovo sotterrata. 

Al contrario degli altri frammenti ritrovati in quegli scavi che si prestavano ad un rapido reimpiego, era difficile trovare una giusta collocazione ad una colonna così imponente. Restò dunque malinconicamente abbandonata per molti anni nei pressi del Quirinale, in attesa di una occasione per un suo riutilizzo, occasione che arrivò quando papa Pio IX decise di celebrare il dogma dell’Immacolata Concezione da lui proclamata. 

L’inaugurazione della Colonna (grazie ai diecimila scudi versati al Papa da Ferdinando II di Borbone), nella nuova collocazione avvenne l’8 dicembre – festa dell’Immacolata – del 1854, e a sorpresa, il Papa non fu presente. 

Uno dei cronisti dell’epoca, il britannico Norton, che era protestante, colse allora subito l’occasione per ironizzare sul Pontefice, vaticinando che l’opera avrebbe avuto sicuramente una ottima riuscita, visto che – come scrisse nei suoi diari – ho sentito dire che la sua presenza era temuta per la fama che egli ha di portare il malocchio. 


Davvero irriverente, nei confronti di un Papa... La Colonna, poi fu oggetto anche di un’altra celebre pasquinata: quando furono svelate le quattro statue alla base del monumento, rappresentanti i quattro profeti, Isaia, Ezechiele, David e Mosè, il popolo non tardò ad accorgersi che l’ultima di queste statue – proprio quella di Mosè – aveva una bocca che appariva sproporzionatamente piccola.

Pasquino allora scrisse uno sferzante epigramma, facendo finta di rivolgersi al Mosè, come aveva fatto Michelangelo, dicendogli: Parla ! E il Mosè dalla bocca piccola, gli rispondeva: Non posso ! E di rimando Pasquino: Allora fischia! E il Mosé: Sì, fischio lo scrittore ! Che era il povero e inconsapevole Ignazio Jacometti.

Tratto da: Fabrizio Falconi, Misteri e segreti dei rioni e dei quartieri di Roma  2013, 412 p., ill., rilegatoEditore Newton Compton.

20/02/15

L'amore folle tra Modigliani e Anna Achmatova - Un articolo di Sebastiano Grasso sul Corriere.




Nel 1906 Amedeo Modigliani arriva a Parigi dalla natìa Livorno. 

Ha 22 anni e vuole fare lo scultore («ténere colonne per un tempio della bellezza»). Montmartre, alberghetti; Bateau-Lavoir e La Ruche; Montparnasse, il primo mecenate (il medico Paul Aleixandre); l'amicizia con Soutine (che «adotta») e con Brancusi (che gli presta studio e attrezzi per scolpire); le lesioni polmonari che lo porteranno, con alcol e droghe, alla tubercolosi; la declamazione, per strada e nelle bettole,  di Dante, Leopardi, Baudelaire e D'Annunzio (dal quale, guardando al superuomo di Nietzsche, trae insegnamento per il proprio «eccesso nell'opera e nella vita»). 

Esuberante, irrita Picasso. Indossa abiti lisi, ma che, dicono «porta come un principe». 

Le donne lo idolatrano: non si contano le relazioni. 

Ha avuto un figlio (mai ammesso) da una studentessa canadese, Simone Thiroux («Il mio pensiero più tenero è per voi in occasione di questo nuovo anno che io vorrei fosse quello della nostra riconciliazione. Giuro sulla testa di mio figlio, che per me è tutto, che non ho in mente niente di cattivo. Vi ho amato troppo»), ma frequenta la poetessa inglese Beatrice Hastings di cui è gelosissimo. 

Giocando all'«amore folle», i due litigano dappertutto: «Scenate, seguite da incontri di pugilato», ricorda qualcuno. La leggenda comincia.

Nella primavera del 1910 una coppia di russi, poeti entrambi, fa il viaggio di nozze a Parigi. Si chiamano Nikolaj Gumilëv e Anna Achmatova ed hanno, rispettivamente, 24 e 21 anni. 

La donna è nipote di una principessa tatara, discendente diretta di Gengis Khan. Non particolarmente bella, ma interessantissima. «Alta, slanciata e flessuosa», la descrive un'amica. Fascino misterioso e gran classe. Forse è lo scultore bielorusso Ossip Zadkine a presentarli al Café La Rotonde. 


«Un vero uomo è poligamo, mentre una vera donna è monogama», afferma Nikolaj. Anna non è d'accordo. 

E, poi, la sua natura è troppo libera per adattarsi a sciocchi detti. «Erano inadatti ad una vita in comune», dirà un conoscente della coppia.

Modigliani e «il signore e la signora Gumilëv» si frequentano. 

Che cosa avviene? 

È Boris Nossik a ricostruire la vicenda in 178 pagine ( Anna e Amedeo, Odoya, 14). Occhiate intensissime fra i due e qualche stretta di mano furtiva, seguite da «lettere folli» di Modigliani per tutto l'inverno («Lei è come un'ossessione») che accompagna con ritratti a matita, quando i coniugi rientrano in Russia. 

Cui la donna risponde con versi («Oh come ritrovarsi, rapide settimane / del suo amore, etereo e fugace»).

La passione fisica esplode l'anno dopo. Anna ritorna da sola nella capitale francese ed affitta una casa in rue Bonaparte, dove Modigliani riempie di schizzi il suo taccuino blu. 

Settimane, giorni, ore vengono ricostruiti da Nossik nei minimi particolari. 

Soprattutto attraverso documenti e testimonianze.

Romanzo, racconto lungo? No. Piuttosto, una sceneggiatura. Manca solo il sottofondo musicale per accentuare il pathos dei momenti culminanti. «Mi diverte quando sei ubriaco / e nelle tue storie non c'è più senso. / Un autunno precoce ha sparpagliato / gialli stendardi sugli olmi», scrive l'Achmatova.

Vanno in giro a visitare gli studi degli amici pittori; infilano le viuzze di Montmartre e Montparnasse; passeggiano per i giardini del Lussemburgo e in rue Tournon, dietro il Panthéon, per vedere la casa di Giacomo Casanova.

Ma arriva il momento dell'addio. 

Il Canto dell'ultimo incontro verrà scritto a Carskoe Selo: «Gettai uno sguardo alla casa buia. / Solo in stanza da letto le candele / ardevano di un lume indifferente e giallo». 

La leggenda continua