31/10/17

I resti della grandiosa Meridiana di Augusto nelle cantine dei palazzi di San Lorenzo in Lucina !




I resti della grandiosa Meridiana di Augusto nelle cantine dei palazzi di San Lorenzo in Lucina

Nel 1457 il cardinale allora titolare della chiesa di San Lorenzo in Lucina, Filippo Calandrino, fu involontariamente protagonista di una delle scoperte più stupefacenti della storia archeologica di Roma. Durante i lavori di ristrutturazione delle fondamenta del palazzo Fiano-Almagià, (sulla piazza di San Lorenzo in Lucina, alla sinistra della chiesa) e di erezione della cappella dei Santi Filippo e Giacomo (l’attuale sacrestia della chiesa), infatti, venne in luce, a otto metri di profondità rispetto al piano stradale attuale, un intero settore dell’horologium fatto costruire dall’imperatore Augusto nel 10 a.C.: una delle più grandiose opere della Roma antica, che originariamente misurava ben centosessanta metri per settantacinque.


Di questo prodigio, meraviglioso e ancora in parte misterioso, si erano perse, nei secoli, le tracce. 
Quella zona, infatti, sulla quale si erano sedimentate le sabbie melmose portate da numerose inondazioni del Tevere, si era densamente popolata in epoca medievale. 

La scoperta, compiuta dai picconatori del cardinale Calandrino, suscitò l’enorme entusiasmo degli antiquari, tra cui Pomponio Leto, il quale ne lasciò memoria nei suoi appunti.
L’episodio, accaduto in epoca rinascimentale, fa il paio con una molto più recente e altrettanto clamoroso, risalente al 1979, quando a pochi metri di distanza dalla chiesa di San Lorenzo in Lucina, nelle cantine di una casa in via di Campo Marzio, al civico numero 48, sotto uno strato di dieci centimetri d’acqua, affiorò un’altra grande porzione di quell’orologio: maestose lastre di travertino, lunghe più di dieci metri, sulle quali sono chiaramente visibili le tacche di bronzo della Meridiana, con le riproduzioni dei segni zodiacali di Ariete, Toro, Leone e Vergine e le grandi scritte in lettere greche (vedi foto in testa al testo).


Visitando oggi questo luogo segreto e misterioso, si può avere un’idea della grandiosità dell’opera immaginata da Augusto e realizzata dal matematico Facundus Novius (della cui vita non sappiamo quasi nulla).
Come è noto, sovrapposto al grande horologium vi era l’obelisco fatto trasportare dall’imperatore dall’Egitto e attualmente posizionato sul piazzale di Montecitorio, di fronte all’edificio che ospita oggi la Camera dei deputati.
L’obelisco era stato cavato dalle montagne di Assuan, eretto dal faraone Psammeticoii  nel sesto secolo a.C. e portato da Augusto a Roma, insieme a quello Flaminio (oggi in piazza del Popolo) per celebrare la conquista dell’Egitto.



Augusto lo fece erigere all’altezza del  civico 3 dell’attuale piazza del Parlamento (dove ancora oggi una targa testimonia l’antica collocazione) sul suo basamento originale, apponendovi l’iscrizione “Soli donum dedit” , presente anche sull’analogo monumento al Flaminio.

Nel 1792, rappezzato con il granito rosso ricavato dalla distruzione della Colonna Antonina, fu spostato nella sede definitiva.

L’obelisco aveva dunque la funzione di gnomone, cioè di ago indicatore: il raggio solare intercettava un globo dorato posto a ventinove metri di altezza, sulla sommità del monolite, che proiettava l’ombra della sfera sul quadrante monumentale, indicante il giorno dell’anno e il mese, il segno zodiacale e l’ora, gli equinozi e i solstizi.

Una dettaglio stupefacente di quest’opera era la meridiana, costruita in modo tale che al tramonto del 23 settembre di ogni anno, giorno e ora della nascita dell’imperatore, la luce solare proiettasse l’ombra della sfera esattamente sull’Ara Pacis, l’altare voluto dallo stesso imperatore nella medesima zona del Campo Marzio.



Questa meravigliosa invenzione restò in funzione, purtroppo, soltanto per poco più di cinquant’anni. Come racconta Plinio,infatti, fu distrutta prima da un terremoto e poi dalle inondazioni del Tevere.


È bene anche segnalare come il globo di bronzo originale sia andato perduto. Quello forato, realizzato con lo stesso materiale e recante gli stemmi araldici di papa Pio vi, che attualmente sovrasta il monumento in piazza Montecitorio, è un’invenzione degli astronomi settecenteschi, ed è stato ideato sulla base delle ipotesi antiche, il più vicino possibile cioè a quello che si ritiene fosse l’originale. 


Fabrizio Falconi, tratto da: Misteri e segreti dei Rioni e dei Quartieri di Roma, Newton Compton Editori, Roma, Roma rist.2017.

30/10/17

La Galleria e il suo doppio: 2 opere di Philippe Casanova in mostra alla splendida Galleria Spada !



A partire da mercoledì 1 novembre, in occasione della festività dei Santi e in concomitanza con l’ingresso libero nei musei statali di domenica 5 novembre, il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, presenta presso la Galleria Spada, diretta da Adriana Capriotti, l’iniziativa La Galleria e il suo doppio: due opere di Philippe Casanova dedicate alla Galleria Spada

L’appuntamento, che convoca all’interno della Terza Sala del museo due dipinti di recente elaborazione dedicati alla sala medesima e alle sue diverse visioni, evidenzia la suggestione esercitata dalla celebre Galleria barocca sulla pittura dell’artista francese Philippe Casanova, il quale, in una sorta di gioco di specchi, riproduce la vera e propria Galleria lunga del cardinal Bernardino Spada, ovvero quella “ala nova” aggiunta nella prima metà del Seicento al grande palazzo cinquecentesco per conservarvi l’importante collezione d’arte di famiglia

Ormai da anni impegnato in una sua personale cronaca pittorica contemporanea che ha attraversato i più eminenti spazi sacri e profani del Barocco romano, quali, su tutti, le chiese di Sant’Ignazio, del Gesù e della Vallicella, come anche le sale più decorate o più intime dei palazzi patrizi, come quelli dei Colonna, dei Pallavicini o dei Borghese, Philippe Casanova misura qui spazio e opere della Terza Sala, invitando a sua volta il visitatore a scoprire la Galleria e i suoi due “doppi”, diversi per dimensioni, cromia, luce e quasi mimetizzati su tavoli da muro secenteschi o su sgabelli barocchi. 

L’invito a confrontare lo spazio vero e quello dipinto costringe l’osservatore ad uno sguardo insistito su opere e arredi della collezione, elementi che Casanova spinge a scoprire, con gusto barocco ma con spirito da illuminista, nel solco di una tradizione di “pittura delle collezioni” che dal Seicento attraversa e mappa l’Europa fino alle celebri Tribune di Zoffany e alle Gallerie di Pannini. 

L’iniziativa affianca quella attualmente dedicata al prestito della Natività di Dumont le Romain dal Museo di Chantilly, gettando un ponte tra l’arte antica e la sua rappresentazione contemporanea. 

Galleria Spada 
Piazza Capodiferro, 13 
00186 Roma 
tel. +39 06 6832409 + 39 06 687489

29/10/17

Poesia della Domenica - Il Canto della Tenebra di Dino Campana.




Il canto della tenebra

La luce del crepuscolo si attenua:
Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
Al cuore che non ama più!
Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
Sorgenti, sorgenti che sanno
Sorgenti che sanno che spiriti stanno
Che spiriti stanno a ascoltare...
Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
Più Più Più
Intendi chi ancora ti culla:
Intendi la dolce fanciulla
Che dice all’orecchio: Più Più
Ed ecco si leva e scompare
Il vento: ecco torna dal mare
Ed ecco sentiamo ansimare
Il cuore che ci amò di più!
Guardiamo: di già il paesaggio
Degli alberi e l’acque è notturno
Il fiume va via taciturno...
Pùm! mamma quell’omo lassù!



28/10/17

Richard Gere legge Calvino a New York ! - VIDEO.


Richard Gere onora Italo Calvino e assume le vesti di 'Biagio' per leggere 'Il barone rampante'. L'attore è stato il protagonista di un evento organizzato alla Casa Italiana Zerilli Marimo' della New York University per presentare la nuova traduzione in inglese a cura di Ann Goldstein (famosa per le traduzioni di Elena Ferrante) del celebre romanzo scritto da Calvino nel 1957 come secondo capitolo della trilogia araldica 'I nostri antenati' e la cui traduzione in inglese e' 'The Baron in the Trees'

La storia e' ambientata nel Settecento ed e' narrata da Biagio, fratello del protagonista, Cosimo Piovasco di Rondo'. Il giovane, rampollo di una famiglia nobile ligure di Ombrosa, all'eta' di dodici anni, in seguito a un litigio con i genitori per un piatto di lumache, si arrampica su un albero del giardino di casa per non scendervi piu' per il resto della vita

"Buonasera" - ha salutato in italiano Gere il pubblico dopo essere entrato accompagnato da Giovanna Calvino, figlia dello scrittore e da Stefano Albertini, direttore dell'istituzione culturale italiana.

Aggiunge poi che avrebbe voluto essere in grado di leggere in italiano, e che e' li per onorare Italo Calvino. Poi si immerge nella lettura.

Durante il dibattito, l'attore ha confessato di essersi imbattuto nel libro anni fa tramite un amico il quale stava scrivendo il copione per un film del regista francese Louis Malle e di esserne rimasto colpito.

"Questo libro - ha spiegato - e' pieno di generosita' di spirito". Poi in merito alla possibilita' di realizzarne un film inscena un siparietto in cui invoca la defunta moglie dello scrittore la traduttrice argentina Esther Judith Singer, detta Chichita.

"Chichita - dice Gere sottolineando che ci prova ogni paio di anni - e' quasi li, dammi un'ultima possibilita'". E rivolgendosi alla platea, "Dite con me, per favore Chichita".

In chiusura il dibattito sul protagonista del romanzo che fugge dalla realta' si e' trasferito quasi naturalmente su argomenti politici e Gere non ha nascosto il suo disagio per l'attuale realta', quella in cui Donald Trump e' presidente degli Stati Uniti. "Dobbiamo lavorare per far si' che quest'uomo non venga rieletto" - ha detto senza mezzi termini.


(ANSA)

27/10/17

Grazie ai mecenati di Danimarca, riemergerà nella sua interezza lo spettacolare Foro di Cesare !


Il Foro di Cesare riemergera' nella sua interezza entro il 2021

Ad 'inaugurare' l'ultimo intervento archeologico che sara' realizzato a Roma grazie al mecenatismo e' la sindaca Virginia Raggi insieme alla regina di Danimarca, Margrethe II

La prima cittadina accompagna la monarca danese sul luogo del futuro scavo, reso possibile grazie alla Fondazione Carlsberg di Copenhagen che ha destinato all'iniziativa 1,5 milioni. 

Al tour tra i resti dell'antica Roma hanno preso parte anche l'ambasciatore di Danimarca a Roma Erik V. Lorenzen e il sovrintendente capitolino ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce che illustra gli step del progetto: "Cominceremo con un saggio di scavo su circa 400 metri quadrati e pensiamo che quest'area restituira' i resti del portico orientale del Foro Cesare. Se sono ben conservati per poterlo ricomporre, lo faremo e si continuera' lo scavo fino al tempio di Venere Genitrice - prosegue -. Con questo intervento, che si dovrebbe concludere nel 2021, si potra' recuperare il Foro di Cesare nella sua interezza. Oggi un quinto e' ancora sommerso. Speriamo anche che da questo scavo emergano anche altre tombe dell'eta' del bronzo"

 Per lo scavo finalizzato all'ampliamento del Foro proprio la Sovrintendenza nel mese di marzo ha siglato una convenzione con l'Accademia di Danimarca del valore di 1.500.000 di euro erogato dalla Fondazione Carlsberg di Copenhagen

"Essere qui oggi significa qualcosa soprattutto per le persone interessate a fare questo scavo - ha detto la regina Margrethe II -. Mi piace molto l'archeologia, vedere come si viveva un tempo puo' insegnarci come vivere oggi". "Desidero rivolgere un caro saluto alla regina di Danimarca - le parole di Raggi -. Siamo felici di accoglierla nel cuore della Capitale d'Italia, che custodisce un patrimonio e una bellezza che l'hanno resa famosa nel mondo. Un patrimonio culturale, immenso e inestimabile, verso cui lei mostra tanto amore e attenzione. Voglio esprimere un sincero ringraziamento per la generosita' e sensibilita'" dimostrata. 



26/10/17

A Roma, la Grande Bellissima mostra antologica su Monet (fino all'11 febbraio 2018).

La mostra Monet, ospitata dal 19 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018 nella sede del Complesso del Vittoriano - Ala Brasini di Roma, propone al pubblico 60 opere del padre dell’Impressionismo prevenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, quelle stesse opere che l’artista conservava nella sua ultima, amatissima, dimora di Giverny e che il figlio Michel donò al Museo. 

Il percorso espositivo rende conto, oltre che dell’evoluzione della carriera di Monet, anche delle sue molteplici sfaccettature, restituendo la ricchezza artistica della sua produzione. Dalle celebri caricature della fine degli anni 50 dell’800 ai paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville - e delle sue tante dimore; dai ritratti dei figli alle tele dedicate ai fiori del suo giardino, fino alla modernissima resa dei salici piangenti, del viale delle rose o del ponticello giapponese, e poi alle monumentali Ninfee, che deflagrano nel pulviscolo violetto e nella nebbia radiosa.
Tra i capolavori in mostra: Portrait de Michel Monet bébé (1878), Ninfee (1916-1919), Le Rose (1925-1926), Londres. Le Parlement. Reflets sur la Tamise(1905).
Monet trasformò la pittura en plein air in rituale di vita e - tra la luce assoluta e la pioggia fitta, tra le minime variazioni atmosferiche e l’impero del sole - riuscì a tramutare i colori in tocchi purissimi di energia, riuscendo nelle sue tele a dissolvere l’unità razionale della natura in un flusso indistinto, effimero eppure abbagliante.
Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, la mostra Monet, curata da Marianne Mathieu, è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e della Regione Lazio ed è prodotta e organizzata da Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi.

BIGLIETTI

Intero € 15,00 (audioguida inclusa)
Ridotto € 13,00 (audioguida inclusa)

Date di apertura 

dal 19 10 2017
al 11 02 2018

Orari: 
Dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30
Venerdì e sabato 9.30 - 22.00
Domenica 9.30 - 20.30
(La biglietteria chiude un'ora prima)

Via di San Pietro in Carcere, 
00186 Roma

T +39 06 678 0664
Per info e prenotazioni + 39 06 87 15 111

25/10/17

Quasi 6.000 Lettere autografe di Marcel Proust presto online !


Quasi seimila lettere di Marcel Proust saranno disponibili online.  Digitalizzare e mettere online gratuitamente quasi seimila lettere scritte o ricevute da Marcel Proust, cioe' l'essenziale della sua corrispondenza, e' il progetto delle universita' americana dell'Illinois e francese di Grenoble Alpes, tra le altre

La storia che lega l'autore di "A la recherche du temps perdu" all'universita' del nord degli Stati uniti passa per il lavoro di uno dei suoi professori, l'americano Philip Kolb

E' stato lui a pubblicare tutta la corrispondenza nota e accessibile di Proust, 5.300 lettere divise in 21 volumi (!)

In seguito altre centinaia di lettere sono state ritrovate. 

Gli scambi epistolari dello scrittore francese erano in origine, in realtà molto piu' numerosi, ma la maggior parte e' andata distrutta. 

Kolb, morto nel 1992, la stimava in 20mila lettere

L'universita' dell'Illinois ha gia' acquisito circa 1.200 lettere e continua a comprarne, budget permettendo, hanno detto il professor François Proulx e Caroline Szylowicz, bibliotecaria incaricata del progetto

L'universita' conta di iniziare nelle prossime settimane la digitalizzazione delle missive di colui che e' considerato il piu' grande scrittore francese del XX secolo

Una prima tranche, dedicata alla Prima guerra mondiale, sara' online attorno all'11 novembre 2018, centenario dell'armistizio

Di salute fragile, Marcel Proust non combatte', a differenza del fratello Robert, con il quale intrattenne una fitta corrispondenza dal fronte.

(fonte askanews - Afp)

23/10/17

Tornano dall'America preziosissimi reperti romani tra cui un pezzo del ponte di comando delle Navi di Caligola al Lago di Nemi !


"Gli Stati Uniti d'America hanno restituito oggi all'Italia diversi beni archeologici provenienti da scavi clandestini o frutto di furti avvenuti nel nostro Paese. Grazie alla preziosa attivita' investigativa del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e alla fattiva collaborazione delle autorita' statunitensi, presto ritorneranno in Italia il prezioso frammento della pavimentazione di una delle navi di Caligola rinvenute nel lago di Nemi, due vasi a figure rosse del V - IV secolo avanti Cristo e diversi reperti numismatici, libri antichi e manoscritti. Tutti saranno ricollocati nei luoghi di provenienza da dove l'attivita' criminale li aveva sottratti". 

Cosi' ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attivita' culturali e del turismo, Dario Franceschini, nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Consolato Generale d'Italia di New York alla presenza di Karen Friedman Agnifilio, Capo Assistente del Procuratore Distrettuale della Contea di New York, di Bridget M. Rhoede, facente funzione del Procuratore degli Stati Uniti per il distretto orientale di New York, di Anthony Scandiffio, facente funzione del Vice Direttore della U.S. Immigration and Customs Enforcement - Homeland Security Investigations e con la partecipazione dell'Ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchi, e del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Fabrizio Parrulli.

Tra i reperti archeologici, monete, libri e manoscritti restituiti si segnalano: un frammento in marmo romano a mosaico con serpentino e porfido del II secolo d.C., parte del ponte di comando di una delle due navi dacerimonia dell'Imperatore Caligola rinvenute nei fondali del lagodi Nemi durante una campagna di scavo archeologico condotta trail 1928 e il 1932


Il reperto era custodito presso il Museo delle Navi Romane da dove fu rubato nel secondo dopoguerra. È stato individuato presso una collezione privata di una cittadina italiana residente negli USA ed e' stato sequestrato dal Procuratore Distrettuale di New York sulla base delle prove fornite dal Comando Carabinieri TPC; un cratere apulo a figure rosse, 360-350 a.C., attribuito all'artista Python, frutto di scavi clandestini in Campania prima del 1985. 

Le indagini hanno dimostrato che il vaso era stato ricettato e illecitamente esportato da un noto trafficante internazionale italiano, per essere poi individuato presso il Metropolitan Museum di New York, dove e' stato recuperato dal Procuratore Distrettuale di New York; un'anfora attica a figure rosse, V secolo a.C., attribuita al pittore di Charmides, provento di scavi clandestini in Puglia prima del 1983. 

Gli investigatori specializzati nelle ricerche telematiche del Comando Carabinieri TPC lo hanno localizzato nel 2016 sul sito di una galleria d'arte di New York durante i controlli del mercato online. Gli ulteriori accertamenti svolti in Italia e negli Stati Uniti, in collaborazione con gli uffici dell'HSI - ICE di New York e Roma, hanno consentito il sequestro da parte dell'Ufficio del Procuratore Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale di New York, quale bene ricettato da un trafficante internazionale.

FONTE: http://www.askanews.it

20/10/17

Il Libro del Giorno: Roland Barthes: "Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama."



Anche in un testo di poche pagine, Roland Barthes riesce a sorprenderci, ad andare così a fondo con la sua capacità di rivelare o svelare ciò che tutti i giorni è sotto i nostri occhi, ma si nasconde dietro mille simulazioni, abitudini, fisime e cecità personali. 

Questo testo, presentato da Mimesis, ha un valore anche documentale assai rilevante:  si tratta infatti dell'ultimo scritto in assoluto di Barthes, che lo stava preparando per un convegno - "Stendhal a Milano" - che si sarebbe tenuto nel capoluogo lombardo dal 19 al 23 marzo del 1980.  

Un mese prima di quell'appuntamento, però, il 25 febbraio, Barthes viene investito in strada da un furgoncino.  Dopo una lunga agonia morirà in ospedale il 26 marzo

La prima pagina di questo testo dunque era stata dattiloscritta. La seconda fu ritrovata ancora inserita nella macchina per scrivere in quel giorno fatidico - 25 febbraio - il resto è stato ricostruito dagli appunti. 

E già a partire dal titolo originale francese, questo testo esprime la sua genialità: il titolo infatti recita: "On échoue toujours à parler de ce qu'on aime", che ha un doppio possibile significato, dovuto al termine échoue che vuol dire letteralmente "arenarsi", "incagliarsi". Per questo la frase può significare sia "Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama", sia "Si finisce sempre con il parlare di ciò che si ama", ma inteso nel senso di "arenarsi", "incagliarsi." 

Al tema dell'amore, del parlare d'amore è dedicato dunque questo breve scritto in cui Barthes prende come spunto Stendhal e il suo viaggio in Italia, in particolare il soggiorno milanese, durante il quale lo scrittore francese rimase folgorato dalla bellezza della città italiana, già prospettando quello che poi avrebbe trovato nelle altre città della penisola. 

Barthes analizza l'impossibilità di raccontare l'amore - e quindi anche l'impossibilità di Stendhal di raccontare l'amore per Milano, per la bellezza che vi vede - se non attraverso un "rimaneggiamento", "a cose fatte", attraverso un aprés-coup, uno scoppio ritardato. 

Una tesi che ha molto a che fare con ciò che Barthes pensava sull'amore e che espresse nel suo testo più fortunato, Frammenti di un discorso amoroso. 

L'Italia di Stendhal, scrive Barthes, è in effetti un fantasma. Come sempre o quasi sempre è un fantasma l'oggetto amoroso. 

L'amore, la follia dell'innamorato, è una vacanza, una sospensione dal Dovere, è un luogo immateriale, un Paradiso, un luogo senza il Male, un Bene Sovrano.  E' questo che rende impossibile descriverne l'effetto. O meglio il contenuto o la ragione dell'effetto. Si può solo dire: io sono inebriato, trasportato, colpito, ecc... 

Ma poi vi è solo afasia. E' solo attraverso lo scoppio ritardato di un racconto, di un diario, di un romanzo - e Stendhal è maestro - che si può scendere nella definizione, nella espressione di un effetto.  Stendhal lo farà anni più tardi quando scriverà La Chartreuse de Parme con la lunga introduzione descrittiva di Milano, con i francesi che vi fanno irruzione. 

E' la menzogna romanzesca l'unica vera svolta della verità possibile, e l'espressione finalmente trionfante della sua (di Stendhal) passione per l'Italia. Una lezione che Barthes ha messo in pratica con la sua vita e la sua scrittura, mettendo sulla pagina - come nessun altro - i contenuti e le ragioni della passione amorosa. 

Fabrizio Falconi

19/10/17

Archeologia: nuove eccezionali scoperte sulla Battaglia delle Egadi, del 241 a.C.




Nuove importanti scoperte sono venute alla luce nell'area della "battaglia delle Egadi" che concluse nel 241 avanti Cristo la prima guerra punica. 

Nell'ambito di una campagna di ricerche, sono stati recuperati numerosi relitti delle navi cartaginesi e romane che si affrontarono con gravi perdite da una parte e dall'altra. 

Le fonti storiche parlano dell'affondamento di 80 navi e della morte di centinaia di soldati. Alla fine dello scontro i romani riuscirono a catturare 70 imbarcazioni nemiche e a fare quasi diecimila prigionieri. 


Le nuove ricerche sono state condotte dalla Soprintendenza del mare, diretta da Sebastiano Tusa, e dalla Gue (Global Underwater Explorer) con immersioni esplorative a una profondita' tra i 70 e i 100 metri non solo nell'area che fu teatro della celebre battaglia ma anche sulla probabile zona di ancoraggio della flotta romana a ridosso dell'Isola di Levanzo. 

I risultati della campagna, annunciati come eccezionali, saranno presentati domani in Sovrintendenza. 



17/10/17

Eccezionale scoperta - Ritrovate nel Corno d'Africa le chiese più antiche.





Nel Corno d'Africa il cristianesimo si è diffuso a partire dal IV secolo dopo Cristo, pochi decenni dopo l'editto di Costantino che, nel 313 d.C., ha reso libera la professione di fede. Una missione italo-eritrea ha infatti trovati i resti di due chiese paleocristiane, risalenti appunto alla seconda meta' del IV secolo. 

Una scoperta che ha suscitato interesse anche presso il Pontificio istituto di Archeologia Cristiana che si e' recentemente unito al gruppo di atenei gia' impegnati nella ricerca. La ricostruzione delle due chiese e altri reperti saranno esposti a novembre in una mostra al Museo Castiglioni di Varese

La missione archeologica italo - eritrea e' al lavoro dal 2011 e ha gia' riportato alla luce l'antico porto di Adulis in Eritrea sulle rive del Mar Rosso. Uno scalo marittimo importante considerato che questa citta' metteva in comunicazione l'Oceano Indiano con il Mar Mediterraneo, paragonabile quindi alla via delle spezie o a quella della seta. 

Scomparsa alla fine del VII secolo d.C. sotto il limo di una catastrofica inondazione causata dal crollo di uno sbarramento di un bacino d'acqua esistente sui monti che sovrastano la citta', Adulis, come Pompei, ha conservato sotto il fango costruzioni e detriti. 

Gli scavi hanno riportato alla luce numerosi reperti, tra cui monete, oggetti di tartaruga. "Ma in quella zona si potrebbe cercare per altri 30 anni" ha detto Marco Castiglioni, che gestisce il museo di Varese. 

Per gennaio e febbraio e' infatti prevista una nuova missione della equipe italo-eritrea, guidata dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni (ricercatori, archeologi, etnologi e cineasti), grazie alle cui donazioni e' nato il museo a Varese, ed e' composta da archeologi dell'Universita' Cattolica di Milano, dell'Universita' Orientale di Napoli, ed e' affiancata dagli architetti del Politecnico di Milano, incaricati del restauro dei monumenti portati alla luce dagli scavi. Responsabile scientifica delle missioni e' la Prof.ssa Serena Massa (Universita' Cattolica di Milano). 

 La mostra al Museo Castiglioni sara' aperta il 17 novembre. Il punto forte sara' la ricostruzione delle due chiese, prendendo spunto da quello che e' emerso dagli scavi. In esposizione anche molti altri reperti, provenienti dal Corno d'Africa. 

16/10/17

Il Mistero del "Disco di Libarna" - un affascinante rebus svelato dagli scienziati.



E' stato svelato che cosa e' il cosiddetto 'Disco di Libarna', oggetto risalente al I secolo dopo Cristo. 

Il reperto, unico in Europa, conservato al museo di Archeologia ligure, catalogato come peso, e' invece uno strumento astronomico. 

Scoperto anche il suo funzionamento. Il disco era utilizzato per determinare il nord celeste e calcolare le lunazioni. 

Venne ritrovato durante gli scavi di Libarna, antica citta' romana, a Serravalle Scrivia (Alessandria).

Il disco, di pochi centimetri di diametro, presenta due facce differenti, divise in settori e decorate. La faccia principale ha 13 lunette, l'altra 4 settori circolari che rappresentano le stagioni a cui sono legate tre lunazioni e quattro anni solari che, con il quinto della faccia opposta, rappresentano i cinque anni del calendario di Coligny. 

A scoprirne il funzionamento e' stato il professor Guido Cossard, esperto di archeo-astronomia. Il Disco di Libarna sara' presentato al Festival della scienza di Genova il 27 ottobre e il 28 in una conferenza dedicata alla Luna.


"Gli antichi da sempre si sono posti il problema delle lunazioni - spiega Cossard - ma anche quello di determinare il nord per poter costruire le citta' in armonia con il cosmo. Per trovare questa armonia era necessario che l'asse principale della citta', chiamato cardo, fosse parallelo all'asse dell'universo. Ma come si poteva determinare la direzione corretta? A partire dal sesto secolo avanti Cristo, i cinesi utilizzavano uno strumento, il Pi, che consisteva in un disco forato. I miei studi hanno potuto cosi' affermare, che il Disco di Libarna poteva essere un vero strumento utilizzato in astronomia, proprio come il Pi cinese"

Grazie alla collaborazione con l'Osservatorio astronomico del Righi di Genova, chiesta dalla direttrice del museo, e allo studio di Cossard, e' stato stabilito l'utilizzo del disco. 

 "Durante l'allestimento degli spazi museali dedicati alle citta' romane liguri - spiega la direttrice del museo Patrizia Garibaldi - abbiamo posto la nostra attenzione su questo misterioso disco di piombo che era stato catalogato come 'peso'. Ipotesi che non ci convinceva per la forma e le particolari incisioni, che facevano pensare a qualcosa legato all'astronomia". 

Da qui la richiesta di collaborazione all'Osservatorio astronomico del Righi. "La nostra interpretazione sul disco di Libarna - spiega il direttore dell'Ossservatorio Walter Riva - e' che servisse per la sincronizzazione del calendario solare a quello lunare.

15/10/17

Poesia della Domenica: "Gli anni" di Attilio Bertolucci.





Attilio Bertolucci con la moglie, e i figli Giuseppe e Bernardo




Gli anni


Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.


Attilio Bertolucci, La capanna indiana, Firenze, Sansoni, 1951

13/10/17

La Catastrofe prossima ventura.

fotogramma dal film di Animazione Wall-E, 2008, Pixar Animation

Non per indurre in depressione, ma perché si sia tutti più consapevoli, pubblico questi scarni dati sullo stato del Pianeta, pubblicati da Giorgio Dell'Arti su La Biblioteca del Sole 24 Ore di Domenica 24 settembre. 

- Le Nazioni Unite considerano possibile per le sole cause ambientali, l'esodo di 200 milioni di persone entro il 2050. 

- Dal 1979, anno in cui sono iniziate le osservazioni satellitari dei Poli, la superficie dei ghiacci artici alla fine dell'estate, quando raggiungono l'estensione minima, è diminuita del 40%. La perdita netta è stata stimata in almeno 3 milioni di chilometri quadrati di superficie ghiacciata. 

- Concentrazione di Co2 nell'aria fino al XIX secolo: tra le 180 e 280 per milioni (ppm). Oggi: 400 ppm. 

- Secondo le previsioni, nel caso in cui non vengano adottate misure particolari per frenare l'uso di combustibili fossili, la temperatura della terra aumenterà di 4-4,5 gradi centigradi. Se invece verranno rispettati gli impegni dell' "accordo di Parigi", la temperatura salirà di 3 gradi centigradi.

- Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), che si basa anche su dati dell'Intergovernmental Panel on Climate (IPCC), il cambiamento climatico potrebbe ridurre la produzione agricola fino al 30% in Africa e al 21% in Asia entro il 2050.

- Il concetto dei "confini planetari", introdotto nel 2009 da un gruppo di esperti sulla rivista "Nature", quantifica nove cicli di equilibrio ecosistemico, indicando dove l'attività umana ha oltrepassato i limiti di modifica entro i quali il sistema può controbilanciarli spontaneamente. Gli esseri umani hanno già superato quattro dei nove "confini" individuati: il livello di gas serra nell'atmosfera, quello di fosforo e azoto, la deforestazione e la perdita di biodiversità.

- La sesta estinzione di massa, iniziata con la rivoluzione industriale, ha assunto velocità crescente a partire dagli anni Cinquanta, tanto che adesso procede a un ritmo almeno 100 volte superiore rispetto a periodi normali, che diventa 114 per i vertebrati.

- Il nostro pianeta ha 4.6 miliardi di anni. Riducendoli in scala a 46 anni, la rivoluzione industriale è iniziata da 1 minuto, ma nel frattempo siamo riusciti a cancellare totalmente più del 50% degli ecosistemi terrestri spontanei e a modificare quasi tutto il resto, lasciando intatto solo il 3% degli ecosistemi emersi originari.

- Si stima che, se dovesse fondersi tutto il ghiaccio della Groenlandia, il livello del mare si alzerebbe di circa 7 metri; e circa metà della popolazione mondiale dovrebbe cambiare casa.

- Nella sola Alaska le alluvioni aggravate dai cambiamenti climatici e l'erosione delle coste interessano già 180 villaggi, con il rischio di imminente inabilità per 31 di essi.

- Quasi il 40% della popolazione degli Stati Uniti risiede nelle zone costiere. "Una rapida crescita del livello dei mari - notano in uno studio della Università di Princeton - rischia aggravare l'esposizione a lungo termine ai rischi di inondazione (...). Circa 1.3 milioni, 3.4 milioni e 11.7 milioni di persone negli Stati Uniti continentali potrebbero essere a rischio di spostamento con scenari di innalzamento rispettivamente di 0.3 metri, 0.9 metri e 1.8 metri del livello del mare entro il 2100. L'entità delle popolazioni dislocate dall'innalzamento del livello del mare potrebbe costare fino a 11.7 trilioni di dollari. Città come Boston, New York, New Orleans e Miami sono a rischio e le prime avvisaglie ci sono già, con l'erosione di diverse isole.


notizie tratte da: Grammenons Mastrojeni, Antonello Pasini, Effetto Serra, effetto guerra, Chiarelettere, Milano, p.168, Euro 15.

12/10/17

"Di qui passò..." La storia di Roma attraverso le sue preziose epigrafi.



Esce per i tipi di Iacobelli Editore, un volume molto interessante per gli appassionati di Roma e della storia della città. 

«Al piano terra di questo edificio il 18 gennaio 1945 Roberto Rossellini cominciava le riprese di Roma città aperta il film che segnò l’inizio del neorealismo», «In questo palazzo Renato Guttuso visse e dipinse», sono queste soltanto due delle tante epigrafi che riempiono i muri di Roma; 

centinaia di storie che raccontano la città attraverso il passaggio di scrittori, filosofi, scultori, architetti, pittori, incisori, orafi, scienziati, teologi, attori, registi, musicisti, poeti, politici, religiosi, santi, eroi delle più svariate nazionalità insieme a quelle di sconosciuti cittadini che per un attimo hanno scritto la Storia. 

In questo volume, un modo singolare di raccontare lo splendore di una città attraverso oltre 300 epigrafi.

Fabrizio de Prophetis nato a Marino nel 1938, vive a Roma dal 1943. Tra le sue pubblicazioni: Il tram in Italia in Europa e nel mondo, Officina edizioni; Di testa mia, Ed.Tip. Detti;
La storia attraverso strade, trasporti (municipio XVII), Ed. Tip. Detti; Parliamone (epigrafi di Castelli Teramo), Ed. L’Eco di San Gabriele.

Fabrizio de Prophetis Di qui passò…

Itinerari attraverso le epigrafi di Roma

Collana Guide, pagine 320, euro 16,00

Iacobelli Editore, Roma 2017




10/10/17

I Fratelli Taviani portano sullo schermo "Una questione privata" di Beppe Fenoglio alla Festa del Cinema di Roma.



Liberamente tratto dal capolavoro di Beppe Fenoglio - considerato da Calvino uno dei piu' bei romanzi italiani del Novecento - "Una questione privata" di Paolo e Vittorio Taviani sara' presentato alla Festa del Cinema di Roma venerdi' 27 ottobre e sara' poi in sala dal 1° novembre distribuito da 01 Distribution

«Oggi, nel nostro tempo ambiguo - dicono Paolo e Vittorio Taviani - tempo di guerra non guerreggiata, Fenoglio ci ha suggestionato con il suo "Una questione privata": l'impazzimento d'amore, e di gelosia, di Milton, il protagonista, che sa solo a meta' e vuole sapere tutto. Da qui siamo partiti per evocare, in una lunga corsa ossessiva, un dramma tutto personale, privato appunto: un dramma d'amore innocente e pur colpevole, perche' nei giorni atroci della guerra civile il destino di ciascuno deve confondersi con il destino di tutti». 

Luca Marinelli da' il volto a Milton, ragazzo introverso e riservato, mentre Lorenzo Richelmy e' Giorgio, allegro e solare: i due amici amano entrambi innamorati di Fulvia (Valentina Belle'). 

Lei si lascia corteggiare, giocando con i loro sentimenti. 

I tre ragazzi nell'estate del 43 si incontrano nella villa estiva di Fulvia per ascoltare e riascoltare il loro disco preferito: Over the Rainbow. E nonostante la guerra, sono felici. Un anno dopo tutto e' cambiato. Milton e Giorgio sono ora partigiani. È inverno e la nebbia e' calata su tutto. Milton si ritrova davanti alla villa dei tempi felici, ormai chiusa e si abbandona al ricordo di Fulvia. 

La custode lo riconosce e invitandolo ad entrare allude ad una relazione tra la ragazza e il suo migliore amico Giorgio. Per Milton, logorato dal dubbio, si ferma tutto: la lotta partigiana, gli ideali, le amicizie. Ossessionato dalla gelosia, vuole scoprire la verita'. E corre attraverso le nebbie delle Langhe per trovare Giorgio, ma Giorgio e' stato catturato dai fascisti. L'unica speranza e' trovare un prigioniero fascista da scambiare con l'amico, prima che questi venga fucilato. 

09/10/17

Il 9 Ottobre 1967, esattamente 50 anni fa, la morte di Ernesto Che Guevara.




Il 10 ottobre 1967, una ventina di giornalisti e quattro fotografi arrivarono su un aereo militare nel remoto villaggio boliviano di Villagrande. Dovevano essere i testimoni della morte di Ernesto Guevara, e pochi giorni dopo la fotografia del cadavere del Che divenne pubblica. La stampa mondiale diffuse quell'immagine potente e dal grande significato politico, che mostrava il corpo del rivoluzionario argentino, disteso su una vasca di cemento e circondato da militari. Magro, con i folti capelli scuri scompigliati, la barba lunga, gli occhi spalancati.


Il Che era stato catturato dai soldati boliviani l'8 ottobre 1967 e il giorno dopo fucilato in una scuola. Aveva 39 anni. Lunedì 9 ottobre 2017 è il 50esimo anniversario della sua morte, avvenuta mentre tentava di "esportare" la rivoluzione in America Latina. Nei decenni, il Comandante è stato mito, riferimento e oggetto di culto per generazioni di giovani, simbolo di ribellione nonché icona pop stampata sugli oggetti di quella rivoluzione capitalista che combatteva. Grazie a un'altra celebre fotografia, cioé il ritratto che ne fece il cubano Alberto Korda, il suo volto dallo sguardo fiero campeggia su bandiere, magliette, poster e souvenir d'ogni tipo.


Il mausoleo di Santa Clara, a Cuba, con la tomba del rivoluzionario non ha mai smesso di essere una meta per devoti e turisti, dopo che a inaugurarlo fu il 'lider maximo' Fidel Castro, deciso a onorare in maniera eterna il guerrigliero. Santa Clara ospita i resti dal 1997, quando furono recuperati da una tomba 'anonima' in Bolivia, e non fu scelta a caso. Si tratta della località conquistata nel 1958 dalle truppe guidate dal Comandante, nella battaglia decisiva della rivoluzione cubana a seguito della quale fuggì il dittatore Fulgencio Batista.


A Cuba, Che Guevara resta un eroe nazionale. Ricordato per il suo lavoro volontario nella costruzione di case o nel caricare sacchi di zucchero, è stato scelto anche come volto delle banconote da tre pesos, ritratto mentre taglia canna da zucchero nei campi. Fu governatore della banca centrale e ministro dell'Industria, nei primi anni del governo di Fidel Castro. Ma dopo una fallita spedizione in Congo nel 1965, lasciò l'isola nel 1966, per iniziare una nuova rivoluzione nella giungla della Bolivia orientale nella speranza di creare "due, tre, molti Vietnam" in America Latina. Poco dopo l'arrivo con 47 uomini nell'arida regione di Nancahuazú, il gruppo guidato dal guerrigliero perse però i contatti con Cuba, i viveri iniziarono a scarseggiare, lui combatteva con l'asma e tutti con le malattie. Gli Usa presto seppero della sua presenza in Bolivia. "Non sparate, sono il Che. Valgo più vivo, che morto", sarebbe l'ultima frase detta ai militari che lo catturarono. La sua rivoluzione finì a occhi aperti su una vasca di cemento, e in un mito.


Il cinquantesimo anniversario arriva, però, in un momento difficile per gli 'eredi' di Guevara in Sudamerica. In pochi anni, vari governi hanno virato verso destra, tra cui quelli di Argentina, Brasile, Perù e Paraguay. Mentre il Venezuela in cui l'ex presidente Hugo Chavez aveva restituito vita al sogno socialista è diventato, con il successore Nicolas Maduro, un Paese dove il cibo scarseggia e la democrazia è incrinata. E in Colombia, la rivoluzione armata che il Comandante imbracciò ha ceduto: dopo oltre cinquant'anni le Farc hanno reso le armi. Intanto, Fidel Castro è morto a fine 2016 e Cuba si è avvicinata all'eterno nemico, gli Stati Uniti allora guidati dal presidente Barack Obama.


08/10/17

Poesia della Domenica: "Descrizione della mia morte" di Giovanni Giudici.




Giovanni Giudici - Descrizione della mia morte



Poiché era ormai una questione di ore
Ed era nuova legge che la morte non desse ingombro,
Era arrivato l’avviso di presentarmi
Al luogo direttamente dove mi avrebbero interrato.
L’avvenimento era importante ma non grave.
Così che fu mia moglie a dirmi lei stessa. preparati.
Ero il bambino che si accompagna dal dentista
e che si esorta: sii uomo, non è niente.
Perciò conforme al modello mi apparecchiai virilmente,
Con un vestito decente, lo sguardo atteggiato a sereno,
Appena un po' deglutendo nel domandare: c’è altro?
Ero io come sono ma un po’ più grigio un po’ più alto.
Andammo a piedi sul posto che non era
Quello che normalmente penso che dovrà essere,
Ma nel paese vicino al mio paese
Su due terrazze di costa guardanti a ponente.
C’era un bel sole non caldo, poca gente,
L’ufficio di una signora che sembrava già aspettarmi.
Ci fece accomodare, sorrise un pò burocratica,
Disse: prego di là – dove la cassa era pronta,
Deposta a terra su un fianco, di sontuosissimo legno,
E nel suo vano in penombra io misurai la mia altezza.
Pensai per un legno così chi mai l’avrebbe pagato,
Forse in segno di stima la mia Città o lo stato.
Di quel legno rossiccio era anche l’apparecchio
Da incorporarsi alla cassa che avrebbe dovuto finirmi.
Sarà meno d’un attimo – mi assicurò la signora.
Mia moglie stava attenta come chi fa un acquisto.
Era una specie di garrota o altro patibolo.
Mi avrebbe rotto il collo sul crac della chiusura.
Sapevo che ero obbligato a non avere paura.
E allora dopo il prezzo trovai la scusa dei capelli
Domandando se mi avrebbero rasato
Come uno che vidi operato inutilmente.
La donne scosse la testa: non sarà niente,
Non è un problema, non faccia il bambino.
Forse perché piangevo. Ma a quel punto dissi: basta,
Paghi chi deve, io chiedo scusa del disturbo.
Uscii dal luogo e ridiscesi nella strada,
Che importa anche se era questione solo di ore.
C’era un bel sole, volevo vivere la mia morte.
Morire la mia vita non era naturale.
Tratto da O Beatrice, 1972