02/06/16

"Ray Donovan", la migliore serie dell'anno - Una profonda riflessione sulla colpa.




Ray Donovan è una potente serie americana, rilasciata da Showtime su Netflix per la prima volta nel 2013, giunta alla quarta stagione. 

Il buon successo commerciale, in diversi paesi, premia una serie di grande impianto produttivo e di grande qualità. Basti pensare che nel cast ricorrono in alcuni ruoli principali mostri sacri come Jon Voight, Elliott Gould e Ann Margret, mentre il ruolo principale di Ray Donovan spetta a Liev Schreiber considerato il miglior interprete shakespeariano contemporaneo sulla scena americana. 

Il vero pregio di Ray Donovan è però la scrittura. 

Su un  canovaccio molto semplice - il faccendiere Ray Donovan risolve con abilità e destrezza i problemi di molte personalità di spicco di Los Angeles, atleti, cantanti e uomini d'affari, mentre è impelagato con enormi problemi personali - la serie costruisce un grande affresco sulla famiglia e sul senso di colpa. 

I tre fratelli Donovan infatti, Ray, Terry e Bunchy, sono cresciuti in una famiglia disastrata: il padre, Mickey (Jon Voight) è un delinquente, reduce dall'aver scontato venti anni in prigione, che ha abbandonato moglie e figli per unirsi con una donna  nera (e fare un altro figlio con lei). Nel frattempo i tre ragazzi Donovan sono stati molestati in diversi modi da un prete cattolico (i Donovan sono di origini irlandese), e tutti e tre ne hanno ricavato un trauma indelebile. 

Bunchy è quello più abusato e quello che ha riportato maggiori danni. E' una sorta di disadattato, ingenuo bambinone; Terry il secondo, è un ex pugile rimasto menomato: ora si occupa della vecchia palestra di famiglia che sostanzialmente funziona da copertura per Ray, per mascherare i suoi affari sporchi. 

Ray che è il più grande sente su di sé la responsabilità del fratello maggiore. Vorrebbe coltivare il suo ambiguo lavoro con una famiglia alto-borghese tradizionale.  Ma l'equilibrio non funziona: tutto viene via a pezzi. La giostra si frantuma quando irrompe sulla scena il redivivo padre, Mickey, che è sempre lo stesso e che è pronto nuovamente a devastare le vite dei figli. 

Tutti e tre i figli hanno sulle spalle il fardello di un gigantesco senso di colpa: quello di avere un padre come Mickey, e quello di essere stati abusati. Il macigno che sentono pesare sulla propria testa, la condanna familiare, sembra impossibile da sopportare e da cambiare.  Ma gli sforzi dei tre fratelli e soprattutto di Ray sono quasi eroici e degni di com-passione. Mickey, il padre, è il contraltare: è colui che non prova mai senso di colpa. Niente di quello che ha fatto lo mette minimamente in discussione, niente ha il potere di farlo dubitare. Niente potrà mai mutare la sua natura immutabile. 

La moralità insieme all'unione familiare, in questo caso, non è dissolta: Ray, Terry e Bunchy lottano per mantenerne viva una parvenza. Ma sono le vite individuali ad essere andate in pezzi. La vita è un mare ostile, denso di ostacoli, di difficoltà e tragedie: è una vera e propria giungla dove la priorità è sopravvivere. Per farlo bisogna affrontare i mostri del proprio senso di colpa, attraversarne le sabbie mobili, afferrarsi a quel poco di umano che resta, e che sembra l'unica salvezza. 

Fabrizio Falconi

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