02/07/14

Dieci grandi anime. 10. Roger Schutz (4./)



Dieci grandi anime. 10. Roger Schutz (4./)


Queste parole trovano una stretta correlazione con la testimonianza commovente scritta dal confratello Frère Francois di Taizè, all’indomani dell’assassinio del Priore, e intitolata significativamente: La morte di Frère Roger: perché ?  (4)  Una testimonianza – da parte di chi lo ha conosciuto molto da vicino –  che descrive un uomo davvero molto umano, incapace di trincerarsi dietro la certezza degli assiomi della fede.

      Il dubbio non ha mai abbandonato frère Roger, scrive Frère Francois, È per questo che egli amava le parole “Non lasciare che le mie tenebre mi parlino!” Le tenebre significavano le insinuazioni del dubbio. Ma il dubbio non intaccava l’evidenza con la quale egli percepiva l’amore di Dio. Può essere persino che proprio questo dubbio reclamasse un linguaggio che non lascia spazio ad alcuna ambiguità. L’evidenza di cui parlo non si situava a livello intellettuale, ma più in profondità, a livello del cuore. E come tutto ciò che non si può proteggere mediante dei ragionamenti convincenti o delle certezze saldamente costruite, questa evidenza era necessariamente fragile.

L’evidenza di cui parla Frère Francois, fu la grande forza di Frère Roger, la forza che gli permise di realizzare l’utopia di una comunità ecumenica nel cuore della vecchia europa, aperta a tutte le confessioni religiose, e capace di parlare al cuore di uomini di tutte le età, razze e credenze.

Già dalla fine degli anni ’50, il numero dei giovani che si recavano a Taizè cominciò a crescere in modo esponenziale.   L’alacre, infaticabile attività di Frère Roger portò,  a partire dal 1962 a inviare alcuni fratelli e giovani, nei luoghi più sperduti del mondo, o in quei paesi dell’Oltre Cortina dove allora era davvero molto rischioso parlare di Cristo e della fede professata da una Chiesa.

Nello stesso tempo, lo stesso Frère Roger cominciò a trascorrere lunghi periodi in luoghi di povertà ( dall’Etiopia ad Haiti, dalle Filippine a Calcutta) dai quali compilava la sua lettera, che veniva poi tradotta nelle diverse lingue, e spedita in molte nazioni a coloro che cominciavano a conoscere la realtà di Taizé.

E’ esattamente quel processo di fondazione continua, di cui parla Olivier Clément nel libro che ha dedicato a Taizé.  Questa comunità, spiega Clément, non è stata ‘fondata una volta per tutte’.  E’ piuttosto una realtà che continua e si sviluppa continuamente. Ciò è dovuto, suggerisce Clément, alle stesse modalità che hanno accompagnato la nascita di Taizè, modalità fondate su una visione, e non su una previsione.  “ C’è la visione di Frère Roger, “ scrive Clément,  “ che all’inizio era una visione di riconciliazione fra i cristiani e di servizio agli uomini tramite i cristiani.  E non era una previsione: non aveva mai previsto ciò che sarebbe potuto succedere e ciò che è successo oggi. Prima di tutto abbiamo una personalità fuori dal comune e questa personalità attrae senza volerlo.  Poi abbiamo questo aspetto di non previsione e di attrazione involontaria che troviamo sempre nella grande storia del monachesimo.  E’ una legge della storia della Chiesa: quando viviamo qualcosa di autentico, le persone arrivano numerose. Chi si mette a riflettere nella sua camera dicendo: “fonderò una comunità che attrarrà migliaia di giovani” ha già fallito in partenza. In questo modo non funziona !” (5)


Questo qualcosa di autentico è esattamente l’evidenza di cui parla Frère Francois. Il progetto di Frère Roger – quello che gli consentì di ricevere in terra gli onori dei grandi del mondo, ricevendo ad esempio il premio UNESCO dell’educazione alla Pace nel 1988 o il Premio Robert Schuman per il suo contributo alla costruzione dell’Europa nel 1992 – giunse a compimento, in una misura oltremodo inaspettata e impensabile all’inizio, proprio grazie al fatto di basarsi su un cammino personale, umano, vissuto ed esperito in prima persona.  Tu non ignori la fragilità delle tue risposte, scrisse nella Regola di Taizè, rivolto a uno dei suoi confratelli, ma anche a se stesso,  Ti senti sprovveduto di fronte all’assoluto del Vangelo.  Un credente della prima ora diceva, già allora, al Cristo: “io credo, aiuta la mia incredulità.” Sappilo una volta per tutte: né i dubbi, né l’impressione del silenzio di Dio ti tolgono il suo Spirito Santo.  Quello che Dio ti chiede è abbandonarti al Cristo nella fiducia della fede e accogliere il suo amore.  Anche se ti senti tirato da molte parti, spetta a te fare una scelta. Nessuno può farla al posto tuo.  (6) 

Fabrizio Falconi © - proprietà riservata/riproduzione vietata. 

4.       La testimonianza La morte di Frère Roger: perché ? di Frère Francois di Taizé è stata pubblicata, all’indomani della morte del Priore, sul sito della Comunità, dove ancora è leggibile alla pagina: http://www.taize.fr/it_article3796.html
5.     O.Clément, Taizé… Op.cit. pag. 34.
6.     Le Fonti di Taizè, Op.cit. pag. 11 

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