22/02/14

Dieci grandi anime. 6. Pavel Florenskij (5.)



Dieci grandi anime. 6. Pavel Florenskij (5.)


E in questa condanna ai lavori forzati l’unico appiglio sono le lettere alla famiglia, che vengono recapitate con mesi di ritardo. In una di queste Florenskij scrive: qui è tutto vuoto, come se ci trovassimo in un sogno, ho perso il ritmo dei giorni e delle notti e il tempo passa come una striscia ininterrotta e in interrompibile. Ho la sensazione che a questo punto non c’è più niente che di per sé sia interessante  e soltanto il fatto che io, in qualche modo, riesca a comunicare ancora con voi, risveglia il mio pensiero. (15)

Che cosa può salvare un uomo che si trovi in queste condizioni ?
    Questa è un’epoca tanto tremenda che ognuno deve rispondere di se stesso… confida a una delle figlie (16) Io ho compreso che è soltanto l’ascolto della voce di Dio che io devo seguire.
       
Nessuno può sapere se questa voce, la voce di Dio, che Florenskij non si stancò mai di cercare dietro l’apparenza volubile dei fenomeni, dietro la pieghe e le meraviglie del pensiero matematico e scientifico, gli risuonò nella mente anche in quegli ultimi giorni della sua vita quando, a bordo dei cosiddetti vagoni della morte, stipato insieme ad altre centinaia di derelitti, fu portato in quel bosco per essere fucilato.

Il grande filosofo e mistico fu come inghiottito nel nulla in quella notte di dicembre del 1937.  Com’era usanza, all’epoca sovietica, nessuno si prese la briga di informare la famiglia, la moglie, i figli, delle circostanze della morte del loro congiunto. Soltanto più di mezzo secolo dopo -  nel gennaio del 1990 -  pochi mesi prima del definitivo crollo della Unione Sovietica, un freddo dispaccio del KGB inviato alla famiglia riportò il documento ufficiale della fucilazione di Florenskij.

       Vi prego, miei cari, quando mi seppellirete, aveva lasciato scritto nel Testamento, di fare la comunione in quello stesso giorno, o se, questo proprio non dovesse essere possibile, nei giorni immediatamente successivi.  Non rattristatevi e non soffrite per me, se potete.  Se sarete lieti e forti, con ciò mi darete la pace. Io sarò sempre con voi in spirito e, se il signore me lo concederà, verrò spesso da voi e vi guarderò. Voi però confidate sempre nel Signore e nella sua Purissima madre, e non rattristatevi.  (17)    

(5. - fine) 

Fabrizio Falconi © - proprietà riservata/riproduzione vietata.

       
15.       E’ la lettera del 14 dicembre 1936, scritta dal lager delle Solovki.
16.       La circostanza è contenuta nelle memorie scritte dalla figlia di Florenskij, Ol’ga, pubblicate con il titolo Martirologio di Leningrado, e si riferisce a uno degli incontri che la famiglia ebbe con Florenskij a Skorovodino nel 1934.
17.      Pavel A. Florenskij,  Non dimenticatemi, op. cit. pag. 413

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