22/07/12

La poesia della Domenica - "I vostri nomi" di Pierluigi Cappello.





I vostri nomi


Ieri sono passato a trovarti, papà
la luce in questi giorni non è tagliata dall'ombra
negli alberi senza vento c'è l'odore secco dell'aria
per come posso, ti ho portato il racconto dei temporali,
l'odore di inverno sulle tempie
a Chiusaforte è nevicato, nevica sempre
e le fontane sono ghiacciate
penso, per qualche momento, che tu sia ancora lassù
ad accatastare legna con cura
e non in luoghi come questi
la casa di riposo con la pista per le bocce
dove state raccolti come le foglie nel parco
uniti nell'attesa, lontani dalle città assediate.

Dicevate domani, dicevate questo è il figlio
e con il silenzio del fischio nella bufera
i vostri nomi sono andati via
voi che siete stati popolo e ombra
remissione e forza
il tuo nome, papà, e quello di Bruno, che non era un’antilope
e tirava sassate al pettirosso sul ramo più alto
o quello di Giordano, o quello di Cesare, o quello
di Alfredo, l’artigliere
o quello di quelli che, come te, sono stati bambini
che hanno detto domani.

E adesso non è troppo dire
quanto poche sono le foglie cadute
sui giorni di novembre
per dire cos’è l’inverno negli occhi mentre viene
tutto il poco possibile è qui,
nei vostri corpi piegati come l’ulivo
sulle vostre facce di monete graffiate
in questo spazio, in questo tempo confusi
come il cielo e la terra quando nevica,
e se c’è un’uscita, papà, anche se non posso dire domani,
la sua luce sulla soglia
è questo stare dei tuoi occhi dentro i miei
questo pensarvi vivi, liberi e scalzi
le tasche piene di sassi, la memoria di voi
che trema in noi
come una stella incoronata di buio.

Pierluigi Cappello,  Mandate a dire all’imperatore (postfazione di Eraldo Affinati) Crocetti Editore 2010, vincitore 4ª edizione Premio Viareggio-Repaci 2010

3 commenti:

  1. attilio faroppa24 luglio 2012 01:06

    mi spiace Fabrizio, siamo spesso in contrasto, ma lo stile di questi versi è davvero sorpassato, non è questione di contenuti che poi sono quasi sempre gli stessi...e si tende un po' troppo all'amarcord alle violette appunto...va benissimo, come vi piace; però continuo ad affermare che non ci si può esprimere con un linguaggio prolisso, piuttosto patetico e stucchevole che è vecchio quanto le violette della mamma Cantica,(più brava Ale del poeta!) in un testo in cui manca il ricordo con lacrima della nonna defunta e poi il quadro è completo....suvvia... vedo che sei bravo a leggere nel pensiero delle mamme abbracciate alle figlie o viceversa...ma son balocchi e profumi, di violette certo.

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  2. Vorrei anche riferirmi a quanto detto da Maria Grazia..l'odore dell'aria, gli occhi dentro gli occhi, la memoria di voi in noi non è che siano immagini nuove; non dico che non siano anche belle, ma sono trite. Il paragone di Ivo col Canova è esilarante.

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  3. Attilio figurati. Non riesco però a comprendere perché il tuo giudizio deve essere così assoluto. Dovresti ben sapere che nulla vi è di più volatile e di più soggettivo - proprio perché parla all'anima di ciascuno - del verso poetico.

    Ma quello che per te è balocco e profumo, quello che per te è trito, per molti altri è l'opposto. Perché tu hai ragione ?
    Possiedi l'urna della verità ? Che fortuna allora.

    Su Cappello - a parte che non è uno dei miei favoriti, ma ne riconosco la statura di poeta - quelli che qui hanno commentato favorevolmente sono in molteplice e illustre compagnia, visto che con i suoi libri ha fatto incetta di premi. Il Viareggio Rèpaci non è esattamente il circolo rotary, e i maggiori critici italiani (quelli che restano) ne hanno parlato e scritto molto bene, salutandolo come una delle voci più intense che offre oggi la poesia italiana.
    f

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