10/11/09

I muri di Ogni Giorno.


Davvero, osservando ieri le immagini in diretta da Berlino, con la rievocazione in grande del crollo del muro, trent'anni fa, pensavo che la Storia sembra non insegnarci niente. L'uomo, inteso come animale sociale, sembra spinto spesso da una specie di insopprimibile coazione a ripetere.

Gli errori del passato sembrano cancellati. E mentre si festeggia in tutto il mondo la caduta del Muro più odioso, pure, in diverse parti del mondo, muri altrettanto odiosi vengono innalzati quasi ogni giorno. Spesso non sono poi muri fatti di mattoni, ma di pregiudizio, di paure, di esclusione, di diffidenza, di razzismo. Lo sperimentiamo anche nel nostro paese, nei confronti di chi viene da posti dis-eredati in cerca di condizioni di vita più dignitose.

Immemori di quel che noi eravamo, fino a pochissimo tempo fa, ci prodighiamo nella costruzione di muri, pensando di conservare gelosamente quel po' di 'tesoro' che supponiamo ci resti. Eppure, basterebbe visitare le sale del meritevole Museo dell'Emigrazione Italiana (MEI), del quale ho già scritto qualche post fa, appena inaugurato a Roma, al Vittoriano- Altare della Patria, per prendere coscienza e conoscenza di una intera epopea che ha visto protagonisti 25 milioni (!) di nostri connazionali, sulle rotte oceaniche alla ricerca di una nuova e più umana vita. Tra i reperti esposti c'è anche questo, che farà bene rileggere a tutti, credo.


Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali."


"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

(Dalla relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano
sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912)
.

3 commenti:

  1. impressionante l'aderenza perfetta di questa relazione a ciò che si sente dire oggi degli immigrati!
    e sì che farebbe bene leggerla e rileggerla ...

    RispondiElimina
  2. ...si è teorizzata troppo l'ignoranza mascherandola con parole come pragmatismo e cultura del fare allo scopo di distogliere lo sguardo dal pressapochismo e improvvisazione che segna la qualità dei nuovi politici perchè vi possa essere un diffuso e coltivato rispetto per la memoria...ricorda troppo la cultura, quella che richiede sforzi poderosi e non s'improvvisa, oggi felicemente e diffusamente disprezzata e definita spocchiosa...conosco cattolici pronti a commuoversi su una accattivante catechesi sulla misericordia di Dio altrettanto lesti a tirare via i propri figli dalla scuola piena di immigrati...conosco cristiani che preferiscono credere alle giustificazioni di un paio di ministri sulle impronte ai minori rom anziché chiedere conto dei risultati educativi e inclusivi effettivamente conseguiti con questa discutibile azione... mia madre, una signora siciliana venuta al nord durante la guerra era chiamata negra o africa dagli operai con cui lavorava e le toccavano il culo tra una manifestazione sindacale e politica... fai bene a divulgare quel testo... dovremmo abbinarlo a quel che Agostino diceva ai cristiani di Segesta che temevano la pressione dei barbari perché non avevano più consapevolezza di se e della propria storia, la loro civiltà era erosa e porosa dall'interno ma il nemico si vedeva fuori dalle mura e il desiderio era quello di rinforzarle le mura ma Agostino invitava all'incontro perchè ne sarebbe scaturita una nuova forza.. ha avuto ragione lui e la storia seguente ha dimostrato tutta la ricchezza di quell'incontro dopo i secoli bui che hanno caratterizzato la seconda metà del primo millennio...

    RispondiElimina
  3. Grazie Alessandro,

    credo infatti, con te che le considerazioni di Agostino siano attualissime: "non avere consapevolezza di sè e della propria storia".

    A ben guardare oggi, la crisi dell'occidente è prima di tutto e primariamente una crisi identitaria .

    E come sempre, l'espediente più semplice, più diretto per fornirsi di una identità, una qualsiasi, è quella di ravvisare, di identificare un pericolo, una minaccia, un nemico.
    Possibilmente più debole, più indifeso, la cui eliminazione o rimozione non rappresenti problema.

    E' del tutto evidente, però, che quando bisognerà risvegliarsi per forza dal dolce sonno, il panorama sarà già compromesso del tutto, e forse sarà troppo tardi.

    Grazie, Magda, è vero.

    F.

    RispondiElimina

Se ti interessa questo post e vuoi aggiungere qualcosa o commentare, fallo.