05/10/08

L'abiura di Roberta de Monticelli - L'addio a ogni collaborazione con la Chiesa cattolica - La risposta di Mons. Betori.

Mi colpisce molto la dura presa di posizione di Roberta De Monticelli - che reputo una delle migliori menti oggi al servizio della riflessione spirituale, in Italia - la quale ha abiurato, con una clamorosa lettera, pubblicata su Il Foglio, qualsiasi collaborazione con la Chiesa Cattolica, a causa delle posizioni espresse da Mons. Betori - segretario generale della CEI in uscita - sulla fine-vita e le volontà ultime del malato.
Penso che sia un'occasione di riflessione profonda, per tutti quelli che si riconoscono come cristiani - e anche per tutti gli altri - leggere questa lettera, e la risposta che ne ha dato lo stesso Mons. Betori il giorno successivo su 'Avvenire'.

Abiura di una cristiana laica

di Roberta de Monticelli *

Questo è un addio. A molti cari amici - in quanto cattolici. Non in quanto amici, e del resto sarebbe un fatto privato. E’ un addio a qualunque collaborazione che abbia una diretta o indiretta relazione alla chiesa cattolica italiana, un addio anche accorato a tutti i religiosi cui debbo gratitudine profonda per avermi fatto conoscere uno dei fondamenti della vita spirituale, e la bellezza. La bellezza delle loro anime e quella dei loro monasteri - la più bella, la più ricca, e oggi, purtroppo, la più deserta eredità del cattolicesimo italiano. O diciamo meglio del nostro cristianesimo.

L’eredità di Benedetto, di Pier Damiani, di Francesco, dei sette nobili padri cortesi che fondarono la comunità dei Servi di Maria, di tanti altri uomini e donne che furono “contenti nei pensier contemplativi”. E anche l’eredità di mistici di altre lingue e radici, l’eredità, tanto preziosa ai filosofi, di una Edith Stein, carmelitana che si scalzò sulle tracce della grande Teresa d’Avila.

Questo addio interessa a ben poche persone, e come tale non meriterebbe di esser detto in pubblico. Ma se oggi scrivo queste parole non è certo perché io creda che il gesto o la sua autrice abbiano la minima importanza reale o morale: bensì per un senso del dovere ormai doloroso e bruciante. Basta.

La dichiarazione, riportata oggi su “Repubblica”, di Mons. Betori, segretario uscente della Cei, e “con il pieno consenso del presidente Bagnasco”, secondo la quale, per quanto riguarda la fine della propria vita, alla volontà del malato va prestata attenzione, ma “la decisione non deve spettare alla persona”, è davvero di quelle che non possono più essere né ignorate né, purtroppo, intese diversamente da quello che nella loro cruda chiarezza dicono.

E allora ecco: questa dichiarazione è la più tremenda, la più diabolica negazione di esistenza della possibilità stessa di ogni morale: la coscienza, e la sua libertà. La sua libertà: di credere e di non credere (e che valore mai potrebbe avere una fede se uno non fosse libero di accoglierla o no?), di dare la propria vita, o non darla, di accettare lo strazio, l’umiliazione del non esser più che cosa in mano altrui, o di volerne essere risparmiato. Sì, anche di affermare con fierezza la propria dignità, anche per quando non si potrà più farlo. E’ la possibilità di questa scelta che carica di valore la scelta contraria, quella dell’umiltà e dell’abbandono in altre mani.

Ma siamo più chiari: quella che Betori nega è la libertà ultima di essere una persona, perché una persona, sant’Agostino ci insegna, è responsabile ultima della propria morte, come lo è della propria vita. Fallibile, e moralmente fallibile, è certo ogni uomo. Ma vogliamo negare che, anche con questo rischio, ultimo giudice in materia di coscienza morale sia la coscienza morale stessa?

Attenzione: non stiamo parlando di diritto, stiamo parlando di morale. Il diritto infatti è fatto non per sostituirsi alla coscienza morale della persona, ma per permettergli di esercitarla nei limiti in cui questo esercizio non è lesivo di altri. Su questo si basano ad esempio i principi costituzionali che garantiscono la libertà religiosa, politica, di opinione e di espressione.

Oppure ci sono questioni morali che non sono “di competenza” della coscienza di ciascuna persona? Quale autorità ultima è dunque “più ultima” di quella della coscienza? Quella dei medici? Quella di mons. Betori? Quella del papa?

E su cosa si fonda ogni autorità, se non sulla sua coscienza? Possiamo forse tornare indietro rispetto alla nostra maggiore età morale, cioè al principio che non riconosce a nessuna istituzione come tale un’autorità morale sopra la propria coscienza e i propri più vagliati sentimenti?

C’è ancora qualcuno che ancora pretenda sia degna del nome di morale una scelta fondata sull’autorità e non nell’intimità della propria coscienza? “Non siamo per il principio di autodeterminazione”, dichiara mons. Betori, e lo dichiara a nome della chiesa italiana. Ma si rende conto, Monsignore, di quello che dice? Amici, ve ne rendete conto? E’ possibile essere complici di questo nichilismo? Questa complicità sarebbe ormai - lo dico con dolore - infamia.

di Roberta de Monticelli

* IL FOGLIO, 02.10.2008


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RISPETTOSA OBIEZIONE ALLA PROFESSORESSA DE MONTICELLI

Chiedo anch’io la libertà di coscienza. Altra cosa dall’auto-determinazione

di GIUSEPPE BETORI (Avvenire, 03.10.2008)

Sul ’Foglio’ di ieri, Roberta de Monticelli prende spunto da alcune mie dichiarazioni, nel contesto di una conferenza stampa, per dare il suo « addio » « a molti cari amici - in quanto cattolici » , « un addio a qualunque collaborazione che abbia una diretta o indiretta relazione alla chiesa cattolica » .

Trovarmi coinvolto in una così seria decisione mi turba, ma vorrei ricordare che quella parola, « addio » , percepita di primo acchito sinistra, contiene in sé una radice promettente. E’ la preposizione ’ ad’ che spinge verso altro, in ogni caso fuori dal soggetto.

E in effetti visto che l’argomento del contendere è la ’ fine della vita’, tutto cambia a seconda se la vita è destinata oppure senza scopo. In altre parole se la vita si spiega da sé o sottostà come tutta la realtà a quel principio per cui nessuno trova in se stesso la spiegazione del proprio essere. Se si tiene conto di questo, forse si riesce a capire cosa nasconda la parola ’autodeterminazione’, che vorrebbe fare a meno di questa evidenza.

E se la signora de Monticelli avesse colto tale passaggio, avrebbe certo compreso che dietro le mie parole «non spetta alla persona decidere» si cela non la negazione della coscienza, ma semmai dell’autosufficienza. Per questo, proprio appellandomi alla coscienza, che l’illustre interlocutrice difende con tanta passione, non posso non prendere le distanze dalla posizione che mi costruisce addosso e che mi viene attribuita senza fondamento.

Sono infatti sinceramente amareggiato che la mia dichiarazione sia stata letta come « la più diabolica negazione di esistenza della possibilità stessa di ogni morale » . Insomma, sarei io - e la Chiesa con me - ad autorizzare il male, negando la possibilità di fare il bene, e farei tutto questo perché non sono per « il principio di autodeterminazione » . Qui si sta costruendo un grande malinteso, legato a cosa significhi in questo contesto il « principio di autodeterminazione » : non si può confondere la libertà di coscienza con la possibilità di fare quello che ci pare. Anche se ragionassi in termini puramente laici, non potrei giustificare un assassinio dicendo che l’ho fatto per rivendicare la mia libertà di coscienza. La legge che punisce l’omicidio non elimina la libertà di coscienza: anzi la piena libertà dell’assassino è il primo presupposto della condanna.

Non possiamo confondere, insomma, la libertà della nostra coscienza con la legittimità delle nostre azioni. Il « principio di autodeterminazione » non è mai stato un caposaldo della dottrina della Chiesa: quando S. Agostino scrive « ama e fa’ ciò che vuoi » , indica che le nostre azioni sono buone solo quando si ispirano a Dio, che è Amore. La coscienza è la sede della nostra scelta, è il luogo dove decidiamo, ma non è il criterio della scelta. Il criterio non ce lo diamo da soli: ce lo dona Dio, che è Amore, ed è percepibile ad ogni indagine razionale come il fondamento della nostra stessa identità o natura. Allo stesso modo, la vita non ce la diamo da soli, ma ci viene donata. Difendere questo dono è difendere il bene: difendere la vita significa difendere la possibilità della coscienza, non negarla. Se non sono vivo, certo non posso scegliere. È proprio questa precedenza della vita rispetto ad ogni scelta, questo dono che mi viene fatto, che mi orienta nel valutare le opzioni di fronte a me. Del resto, anche la mia coscienza non me la sono data: genitori, insegnanti, amici mi hanno insegnato a parlare e a pensare.

Questo tipo di considerazioni porta San Tommaso a insistere tanto sulla prudenza come regola per l’azione: se non si può scegliere in astratto, ma solo a partire dalle concrete situazioni della vita personale, non si può essere buoni in astratto, come vorrebbe l’astratto « principio di autodeterminazione » .

Bisogna cercare di essere « il più buoni possibile » nelle circostanze date: per questo la Chiesa si è decisa per una legge sul ’ fine vita’. Un realismo, il suo, che è da sempre il criterio ispiratore della riflessione cattolica, nello sforzo di rendere possibile una scelta buona nella vita di tutti i giorni.

La vita che viviamo è frutto di relazioni che la generano, sia nel momento del concepimento, sia durante tutto il suo corso. Queste relazioni non terminano con la sofferenza: il dolore non colpisce solo chi soffre - a volte in condizioni estreme - ma anche chi attorno è testimone di tale sofferenza. Tale comune sentire umano - direi questo consentire - sta da sempre a cuore alla Chiesa: davvero non vale niente? E questa passione per l’uomo sarebbe davvero « nichilismo » come conclude l’articolo su Il Foglio? O forse nichilismo è credere che non ci sia nulla oltre l’individuo e la disperata coscienza della sua solitudine?

Spero che Roberta de Monticelli - e quanti sono interessati a un dialogo sulla bellezza, la libertà, la vita - non rinunci alla possibilità di un incontro con chi segue Gesù, che è venuto non « per condannare il mondo, ma per salvare il mondo » (Gv 12,47). Per questo mi auguro che il suo sia solo un ’arrivederci’
profilo di Roberta de Monticelli:

15 commenti:

  1. plaudo alla presa di posizione della De Monticelli perchè costringe chiunque a aprlare con coscienza di causa. La puntualzizazione mi sembrava doverosa e anche buona. Spero che la chiesa cattlica non abbia perso un ulteriore cervello e che questo episodio faccia rifletter chi pensa sempre di avere davanti teste della media di tredici anni (= sembra questo infatti il criterio coscientemente scelto dalle televisioni per il target delle trasmissioni)

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  2. Trovo che sia, come tu dici, Thekla, un segnale inquietante della De Monticelli.

    Da una parte, i segnali sembrano scoraggianti. Dall'altra vi è - mi sembra - anche all'interno della Chiesa - lo abbiamo visto anche nei giorni scorsi, dopo le parole del Papa sulla contrarietà agli anticoncezionali (quando tutti i giornali hanno riportato interviste a diversi confessori i quali hanno spiegato che la sensibilità dei cattolici su questi argomenti è lontanissima da questi principi, e ormai nessuno o quasi che va dal confessore, sente per esempio come un 'peccato' l'uso degli anticoncezionali) - vi è, dicevo, all'interno della Chiesa la consapevolezza che la china intrapresa potrebbe essere 'di non ritorno'.

    Drammatiche in questo senso, le parole appena pronunciate dal Papa, all'apertura del Sinodo, che riporto qui sotto:

    Il Papa denuncia la
    "freddezza e la ribellione" dei "cristiani incoerenti" nel corso
    della storia e ne trae una lezione per i tempi moderni,
    minacciati, secondo Benedetto XVI, dal rischio che il
    cristianesimo scompaia.

    "Se guardiamo la storia, siamo costretti a registrare non di
    rado la freddezza e la ribellione di cristiani incoerenti", ha
    detto il Papa nell'omelia pronunciata in occasione della messa
    d'apertura del sinodo dei vescovi. "In conseguenza di ciò - ha
    proseguito Benedetto XVI - Dio, pur non venendo mai meno alla sua
    promessa di salvezza, ha dovuto spesso ricorrere al castigo. E`
    spontaneo pensare, in questo contesto, al primo annuncio del
    Vangelo, da cui scaturirono comunità cristiane inizialmente
    fiorenti, che sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei
    libri di storia. Non potrebbe - si è domandato il Papa - avvenire
    la stessa cosa in questa nostra epoca?".

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  3. La risposta di Mons. Betori mi sembra pacata e condivisibile in molti suoi punti, compreso l'invito finale a trasformare l'addio in un arrivederci. L'intervento della De Monticelli mi sembra scritto in uno slancio di accorato dolore di fronte a problemi che vanno a scuotere le radici e sicuramente come afferma Thekla costringe a pensare e a prendere posizione.

    Mi pare però che una questione così importante non possa risolversi in uno scambio così breve e certamente ci sarà un seguito.

    '... la vita non ce la diamo da soli, ma ci viene donata. Difendere questo dono è difendere il bene: difendere la vita significa difendere la possibilità della coscienza, non negarla. Se non sono vivo, certo non posso scegliere. È proprio questa precedenza della vita rispetto ad ogni scelta, questo dono che mi viene fatto, che mi orienta nel valutare le opzioni di fronte a me.'

    D'accordo. Ma credo che ormai è proprio il concetto di VITA che deve essere rivisto dal momento che i progressi medici e tecnologici ci mettono di fronte a situazioni nuove in cui, obiettivamente, è piuttosto difficile parlare di vita intesa appunto come rete di relazioni, come afferma Betori.

    E' vita quella di chi è 'tenuto in vita' da una macchina che lo fa respirare?
    Dov'è oggi il limite tra VITA e NON VITA?

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  4. Per completezza, vi riporto l'intervento di Vito Mancuso sull'argomento, pubblicato oggi da "Il Corriere della Sera"

    Bioetica La polemica tra Roberta de Monticelli e monsignor Giuseppe Betori Spetta alla persona decidere suda sua vita di VITO MANCUSO 11° ottobre monsignor Giuseppe Betori, segretario uscente della Cei, dichiara che sull`interruzione o meno delle cure «non spetta alla persona decidere». Il giorno dopo la filosofa Roberta de Monticelli scrive sul Foglio che «questa dichiarazione è la più tremenda, la più diabolica negazione dell`esistenza della possibilità stessa di ogni morale», e con ciò sancisce «l`addio a qualunque collaborazione diretta o indiretta con la Chiesa cattolica italiana». Il giorno dopo monsignor Betori replica su Avvenire, distinguendo la libertà di coscienza (che approva) dal principio di autodeterminazione (che deplora). Non riuscendo a cogliere la pertinenza di tale distinzione, io chiedo in che senso la libertà di coscienza sarebbe diversa dalla libertà di autodeterminazione.

    Che cosa se ne fa un uomo di una coscienza libera a livello teorico, se poi, a livello pratico, non può autodeterminarsi deliberando su se stesso?.Di se stessi infatti si tratta quando si parla di testamento biologico, della propria vita e della propria morte, non di quella di altri.

    Il fatto è che noi cattolici non abbiamo le idee chiare in materia di libertà di coscienza.

    L`abbiamo rivendicata contro l`Impero romano quando eravamo minoranza, poi l`abbiamo negata quando siamo diventati maggioranza, arrivando persino (noi che oggi difendiamo gli embrioni!) a uccidere chissà quante migliaia di eretici solo per il fatto che esercitavano la loro libertà di coscienza.

    Tale repressione della Chiesa era motivata dalla difesa della verità, oggettivamente superiore alla capacità soggettiva di intenderla.

    Oggi che i Papi sono paladini della libertà di coscienza, si è forse svenduto il primato della verità? No, si è semplicemente fatto un passo in avanti, capendo che il rapporto dell`uomo con la verità passa necessariamente attraverso la coscienza. Il primato oggettivo della verità permane, ma non è tale da sopprimere la libertà della coscienza, la quale può persino giungere a rifiutare la verità;

    e immagino che anche monsignor lletori sia contrario a punire con il rogo una tale condotta.

    Allo stesso modo questo vale per la vita fisica. L`affermazione del primato della vita come dono non può esercitarsi a scapito di chi, tale dono, non lo riconosce o non lo vuole più. Se è un dono, dono deve rimanere, e non trasformarsi in un giogo. Nel Vangelo è lampante la libertà di cui si gode: i figli se ne possono andare da casa, le pecore allontanarsi dal gregge, persino le monete si possono perdere. Dio rispetta l`autodeterminazione dei singoli. Se così non fosse, non sarebbe la fede ciò che ci lega a lui, ma l`evidenza che non ammette deviazioni. Insomma a me pare che sia molto più evangelica (oltre che molto più moderna) l`identificazione tra libertà di coscienza e principio di autodeterminazione sostenuta da Roberta de Monticelli, che non la loro distinzione sostenuta da monsignor Betori. Ma ho fiducia nello Spirito: come la Chiesa è giunta ad accettare la libertà di coscienza sulla dottrina, così giungerà ad accettare la libertà dei soggetto rispetto alla propria (alla propria, non a quella di altri!) vita biologica. Spetta alla persona decidere; non ai medici (che vanno ascoltati), non ai vescovi (che vanno ascoltati), ma alla persona, a ognuno di noi.

    Il dibattito Sulla sospensione delle cure e il testamento biologico la Chiesa non riconosce il primato della libertà di coscienza

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  5. Bravissima Magda:
    qui:

    "D'accordo. Ma credo che ormai è proprio il concetto di VITA che deve essere rivisto dal momento che i progressi medici e tecnologici ci mettono di fronte a situazioni nuove in cui, obiettivamente, è piuttosto difficile parlare di vita intesa appunto come rete di relazioni, come afferma Betori."

    GD'accordo. Ma credo che ormai è proprio il concetto di VITA che deve essere rivisto dal momento che i progressi medici e tecnologici ci mettono di fronte a situazioni nuove in cui, obiettivamente, è piuttosto difficile parlare di vita intesa appunto come rete di relazioni, come afferma Betori. "

    hai toccato il punto cruciale !

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  6. Anche per me Magda sei stata brava! Soprattutto perchè hai centrato il punto quando dici che la vita è "una rete di relazioni". E' qui anche che per esempio un cristiano dovrebbe contrastare la crionica, cioè quella società che ti iberna da vivo così che puoi vivere a lungo e risvegliarti tra non so quanti anni! Ma cosa sarebbe la vita di un uomo senza limiti temporali ma anche senza più le relazioni che danno senso alla sua vita, i luoghi che egli abita e la storia che egli trasforma? La felicità di per sè non coincide con la vita a lungo termine ma con l'eternità, che è altro, davvero altro.

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  7. Magnifica!!! davvero


    in questo senso posso ripensare alla riflessione in me scaturita dalla lettura del post su Martini...la morte (che tanto ci spaventa) non potrebbe essere un regalo (è appena il caso di ricordare il cantico di San Francesco!)? la gioia dell'anima che si ricongiunge a Dio dopo aver compiuto il suo cammino e dopo essersi espressa qui, su questa terra? per quanto tempo è giusto tenere lontana l'anima dal suo Creatore?

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  8. Beh a mio parere bisogna distinguere. Per secoli abbiamo avuto una spiritualità e una morale che ci diceva che questa vita è una valle di lacrime, che la vita vera è quella di là, che questa è una schifezza, un giogo, dei ceppi per l'anima che invece non vede l'ora di morire per essere congiunta a dio...

    sed contra

    è vero pure che nessuna persona che voleva lanciarsi di sua iniziativa ad essere martirizzato veniva riconsociuto come vero martire. Il martirio era una vocazione... c'era chi scappava... però poi non abiurava e accettava la morte.

    Del resto oggi abbiamo riscoperto che la storia, il mondo, il corpo... non sono dei bubboni venuti fuori distrattamente a Dio! Sono i luoghi dell'amore, della relazione, della cura.

    Ma appunto la parola "vita" di per sè non dice nulla. Quante forme di vita ci sono? Quale tipo di vita è una vita davvero umana e cristiana?
    Oggi mi fa strano vedere popoli che si muovono dietro allo slogan: per la vita. Che vuol dire?

    Gesù dice che se vuoi avere la vita devi congiungere questo tuo desiderio con la relazione a Dio e agli altri. Ma lo dice ad una persona vivente... quindi parla di una qualità di vita diversa dal semplice esistere e respirare...

    Boh vabbè mi fermo perchè sto andando a ruota libera.

    Ciao!

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  9. A proposito di autodeterminazione proprio ieri ho letto un passo di un libro di Anselm Grun,'50 angeli per l'anima', che può essere interessante al proposito perchè mi sembra di individuarvi entrambe le posizioni espresse dalla De Monticelli e da Betori, posizioni che potrebbero, con uno sforzo maggiore, trovare un terreno comune di dialogo.

    'Autodeterminazione - dice l'autore - significa far sentire la propria VOCE, avere voce e posizione per decidere sul proprio destino,ma anche sulle questioni che ci riguardano collettivamente. Voglio determinare io stesso come vivere e cosa fare. Determinare significa: nominare e stabilire con la voce, disporre, ordinare. Io stesso do ordine alla mia esistenza. Alzo la mia voce per non dovermi sottomettere a quelle degli altri. Ho il diritto di vivere come me stesso, invece di essere vissuto dal di fuori. Mi è dato di plasmare e configurare da me la vita che Dio mi ha donato. Alla voce però appartiene sempre anche l'ASCOLTO. [...] Chi non sa ascoltare non può nemmeno plasmare la propria voce e alzarla in modo intonato. Non posso dare il tono alle situazioni come più mi piace. Il tono che ho stabilito deve accordarsi con la realtà. Su me stesso posso decidere appropriatamente soltanto se ascolto la voce di Dio, se concordo con l'immagine unica ed esclusiva che Dio si è fatto di me. Solo se presto ascolto alle voci sommesse che risuonano nel mio cuore e con cui Dio stesso mi parla la mia voce trova il giusto tono.'

    con l'augurio di riuscire ad ascoltare la voce sommessa di Dio in noi e di esprimerla con la nostra particolare tonalità

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  11. anche io sarei del parere di distinguere (che non vuol dire separare) tra autodeterminazione e libertà di copscienza. Per cui per esempio penso alla libertà di coscienza maturata da Etty Hillesum nel campo di concentramento dove la sua capacità di determinazione era assai limitata, ma la sua libertà di coscienza ha spezzato le barriere create dal fil di ferro!

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  12. Magda, Grun è veramente un grande !

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  13. forti 'sti benedettini!
    ;)))

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